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MPS: la Banca rassicura le associazioni consumatori sulla sua solidità

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Banca Monte dei Paschi di Siena e le Associazioni dei Consumatori che partecipano al “Consumer-Lab” si sono incontrati a Roma per confrontarsi sull’attuale situazione della Banca, nell’ottica della massima trasparenza verso i consumatori ed i propri rappresentanti.

Durante l’incontro, al quale erano presenti i delegati delle principali Associazioni dei Consumatori e rappresentanti dell’istituto senese, MPS ha ribadito la solidità della Banca, rimarcando che i depositi degli oltre 6.000.000 di clienti non corrono pericoli e che i 30.000 dipendenti continuano a lavorare, come hanno sempre fatto, al servizio della clientela con abnegazione e professionalità.

Banca MPS e le Associazioni dei Consumatori hanno confermato la validità del progetto Consumer-Lab che, da oltre 8 anni, le vede impegnate su molteplici iniziative, finalizzate a migliorare i prodotti e i servizi per i consumatori e ad elevare l’informazione e la trasparenza nei rapporti tra banca e clienti.

Per rafforzare questa collaborazione i vertici di BMPS, il presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato Fabrizio Viola, incontreranno i rappresentanti delle Associazioni dei Consumatori nel prossimo mese di marzo.

Alcune faq sulle principali domande dei correntisti:

D: Ma la Banca è solida? Ci sono pericoli di insolvenza?

R: La Banca è solida. Sull’argomento ci sono numerosi interventi da parte del Presidente Profumo e dell’AD Viola rilasciati anche pubblicamente sui media (giornali e tv). La solidità patrimoniale della Banca, inoltre, è stata recentemente confermata da autorevoli esponenti istituzionali.

MPS ribadisce che la necessaria richiesta del supporto pubblico ai fini dell’EBA capital exercise si riconduce prevalentemente alla crisi del debito sovrano che ha ridotto il valore del portafoglio titoli di stato Italiani detenuti dalla Banca, da cui discende la richiesta dei Monti Bond, e solo in misura minore anche all’attività connesse alle operazioni Alexandria, Santorini e Nota Italia di cui tutti parlano. Si sottolinea anche che il miglioramento dello spread BTP-BUND riduce il deficit di capitale per il quale il supporto è richiesto.

Inoltre tale richiesta di supporto pubblico garantisce in modo inequivocabile l’adeguato presidio patrimoniale della Banca e quindi usare termini impropri quali “crac” o “fallimento”, evidentemente privi di ogni fondamento, con riferimento a MPS, danneggia i clienti, i dipendenti, gli azionisti e tutti gli stakeholder della Banca stessa.

D: E’ vero quello che si sente alla TV?

R: In questa vicenda è necessario tenere distinti due piani: quello giudiziario e quello gestionale della Banca. Da un punto di vista giudiziario, la magistratura sta indagando con proprie modalità e tempistiche per accertare le eventuali responsabilità. Si ricorda che eventuali responsabilità di natura penale sono personali e riconducibili al passato. La Banca è invece da considerarsi parte lesa.

Da un punto di vista interno gestionale, si ricorda che è stata la Banca stessa ad effettuare autonomamente le proprie indagini già nel 2012 e, sulla base di questi esiti, ha richiesto un ulteriore correttivo all’importo complessivo dell’intervento di Stato (Monti Bond). Si ribadisce in tal senso la solidità del nostro Istituto.

D: I manager indagati e che sentiamo spesso citati in TV, sono ancora presenti in Banca?

R: No. I manager indagati dalla Procura o citati in questi giorni sugli organi di stampa non fanno più parte degli organici delle aziende del Gruppo. A questo proposito il nuovo management del Gruppo MPS ha voluto rimarcare un profondo segno di discontinuità con la gestione passata.

D: È vero che l’IMU è servita a pagare i Monti Bond?

R: Non è vero assolutamente, l’IMU è una imposta che lo stato italiano ha incassato e che va a coprire spese e debito pubblico. L’esborso aggiuntivo per lo Stato sarà di 2 miliardi di euro e non di 3,9 miliardi di euro, visto che 1,9 miliardi di euro serviranno per sostituire i vecchi Tremonti Bond già sottoscritti a fine 2009. I ‘Monti Bond’ non sono un prestito a fondo perduto ma un finanziamento ad un costo molto elevato: si parte da un interesse del 9% e si arriva, con incrementi dello 0,5% ogni due anni, ad un tasso del 15%. Non c’è, quindi, alcun peso che ricade sulle spalle dei contribuenti e non si tratta di soldi che servono ad un salvataggio, a differenza di quello che è successo in tutto il resto d’Europa.

D: Cosa sono i “Monti Bond”? Perché vengono emessi?

R: La raccomandazione EBA (European Banking Authority) dell’8 dicembre 2011 chiedeva di assicurare che i principali istituti di credito europei aumentassero la propria dotazione patrimoniale attraverso la costituzione di un buffer di capitale, eccezionale e temporaneo, tale da portare, entro il 30 giugno 2012, il coefficiente Core Tier 1 al 9%.

Il Governo ha deciso di intervenire, sottoscrivendo nuovi strumenti finanziari di patrimonializzazione per 3,9 miliardi, i “Monti Bond”, convertibili in azioni ordinarie di MPS, computabili nel patrimonio di vigilanza Core Tier 1, vista l’impossibilità di ricorrere a soluzioni private di rafforzamento patrimoniale da parte di MPS a causa delle condizioni di mercato altamente volatili. Pertanto, l’emissione dei Monti Bond è connessa alla necessità di procedere, soprattutto a seguito dell’andamento sfavorevole del portafoglio dei titoli di stato di proprietà, al rafforzamento del patrimonio per rispondere ad una prescrizione normativa.

D: La situazione attuale ha ripercussione sui programmi di piano industriale?

R: Quello presentato a giugno 2012 è un piano industriale articolato su un arco temporale di tre anni e non è pensabile che possa essere messo in discussione dalle turbolenze di questi giorni. Infatti nel PI tra le altre cose è previsto sia il ricorso che il rimborso dei monti bond in 5 anni e l’obiettivo è quello di rispettare i tempi indicati. Sempre nel medesimo PI sono state definite le manovre sugli organici e gli interventi sul costo del personale alcune delle quali sono già in corso di attuazione (es. fondo di solidarietà), come anche la valorizzazione delle persone, delle loro competenze e dell’impegno al percorso di rilancio aziendale.

D: MPS sta chiudendo le filiali perché la Banca è in difficoltà?

R: La banca sta chiudendo le filiali sulla base di quanto previsto e comunicato nel Piano Industriale presentato e illustrato l’estate scorsa. Non c’è alcuna connessione con gli esiti delle vicende giudiziarie in corso.

D: Conti correnti e conti deposito: quali garanzie e quali rischi?

R: Le somme depositate sul conto corrente sono garantite dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi sino ad un massimo di € 100.000 per depositante anche nel caso estremo, e – precisiamo – non è il caso di Banca Monte dei Paschi di Siena, di dissesto. Questo ai sensi di un apposito decreto legislativo (24 marzo 2011 n.49), emesso in conformità di una Direttiva UE, e valido quindi per l’intero sistema bancario. I conti di deposito, quali il Conto Italiano di Deposito, sono assimilati ai conti correnti, e pertanto beneficiano delle medesime tutele. Si ricorda che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi tutela oltre ai conti correnti e ai conti di deposito anche i libretti di risparmio nominativi, ma non i libretti al portatore.

D: OICR, Gestioni patrimoniali, prodotti assicurativi: quali garanzie e quali rischi?

R: OICR: il denaro con il quale il cliente sottoscrive quote di fondi comuni viene depositato presso un istituto di credito che si occupa esclusivamente di custodire e movimentare il patrimonio del fondo (“Banca Depositaria”). Pertanto, il cliente è tutelato e il suo unico rischio risiede nell’andamento delle quote del fondo (parametrato al mercato di riferimento ed in nessun modo collegato all’andamento dell’intermediario che ha collocato il prodotto).

Gestioni Patrimoniali: come peraltro indicato anche dal TUF, il Patrimonio conferito in gestione è di piena ed esclusiva proprietà del Cliente e costituisce un Patrimonio distinto a tutti gli effetti da quello della Banca e da quello degli altri Clienti. Su detto Patrimonio non sono ammesse azioni dei creditori della Banca o nell’interesse degli stessi. Pertanto, nel caso in cui il patrimonio conferito in gestione viene investito in quote di OICR, vale quanto sopra indicato per gli OICR. Analogo discorso per gli investimenti diretti in titoli, sia azionari che obbligazionari, ove il solo rischio del cliente è legato allo strumento nel quale il gestore investe il patrimonio.

Prodotti assicurativi a prevalente contenuto finanziario: le polizze assicurative sono emesse da una Compagnia assicurativa e la Banca agisce solo in qualità di distributore. Pertanto, è la Compagnia stessa che è garante della continuità degli investimenti.

D: Quali possibilità ci sono che i c/c dei clienti vengano bloccati?

R: Non c’è alcun pericolo che le disponibilità dei c/c dei clienti siano bloccate. Questa eventualità si materializzerebbe se e solo se fosse dichiarata l’insolvenza della banca.

D: Alcuni clienti hanno sentito dire che la Banca non sarebbe più disposta a riacquistare le proprie obbligazioni? E’ vero?

R: Non è vero. Le aziende del Gruppo garantiscono regolarmente, sulla base delle previsioni dei Prospetti, lo smobilizzo delle proprie emissioni obbligazionarie.

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Educazione finanziaria, emergenza nazionale. Di Francesco Luongo

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Tutela del risparmio ed educazione finanziaria “virtuale” dei consumatori. L’irresistibile inconsapevolezza della rabbia dei cittadini

 

In Italia oltre 500mila famiglie sono state colpite dai crack seguiti alla malagestio conclamata di un management bancario disinvolto ed in alcuni casi dai comprovati rapporti amicali con le Autorità di vigilanza.

A fronte di soli 67 milioni di euro di sanzioni irrogate da BankItalia e Consob, chissà se e quando riscossi, ai bancarottieri sono stati riconosciuti 113 milioni di euro di bonus.

Dopo la strage di azionisti e bondholders di Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Etruria, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, non dimentichiamo che il Ministero dell’Economia (quindi noi contribuenti) ha investito in Monte dei Paschi di Siena circa 5,4 miliardi di euro: 3,85 miliardi per l’aumento di capitale e 1,53 miliardi nell’offerta ai risparmiatori ex titolari di bond subordinati, divenuti soci della banca per permettere allo Stato di salvare l’istituto.

Ecco pertanto il porsi ancora una volta  al centro dell’attenzione istituzionale il vecchio problema dell’ alfabetizzazione economica degli italiani, con l’istituzione da parte del MEF del Comitato Edufin e l’approfondimento svolto nell’ambito della XVII sessione programmatica CNCU – Regioni, svoltasi a Macerata. “Educazione e trasparenza finanziaria: un investimento per i cittadini/utenti” il titolo della due giorni di confronto e discussione tra Associazioni dei consumatori, il Ministero dello Sviluppo Economico, le Regioni e quelle Autorità che, come la Banca d’Italia e Consob, svolgono una attività di “stabilità dei mercati bancari e finanziari” ben diversa dalla “tutela dei risparmiatori”.

Non è un caso, del resto, che la stessa Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulle banche della scorsa legislatura nella relazione finale abbia chiarito che «le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio».

E’ ormai palpabile la sfiducia dei risparmiatori verso ogni forma di investimento, dimostrata dai 1.329 miliardi di euro gelosamente custoditi sui conti correnti a tassi irrisori, se non negativi, a causa del “bollo” introdotto dal Governo Monti nel 2012.

Solo un’ adeguata e capillare campagna di educazione finanziaria che parta dalle scuole diffondendosi nei territori attraverso incontri diretti con i risparmiatori, anche con il contributo delle associazioni dei consumatori, unita a una nuova vera autorità di tutela del risparmio che potrebbe essere la stessa Antitrust e norme penali più severe che prevedano il carcere per i bancarottieri, potranno invertire questo trend della paura che sta bloccando il Paese.

Non sembra al momento che gli interlocutori istituzionali, a cominciare dal MEF e dal Comitato Edufin, condividano questa impostazione visto che hanno deciso di investire  nel 2017 circa 750mila euro per la creazione dell’ennesimo portale “Quello che Conta” che aggiunge a quelli di ConsobBankItalia, ed altri 300mila in studi e consulenze.

Vedremo se nei prossimi mesi  si ragionerà in termini più concreti e meno “virtuali” rispetto ai bisogni di cultura finanziaria dei cittadini e che il nuovo Governo sia più sensibile verso questi temi comprendendo la rabbia dei tanti  che hanno perso i propri risparmi.

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Carte di credito clonate, un giro d’affari di 150.000 euro a settimana

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Vacanze in arrivo, truffe in agguato… Carte di credito clonate, un giro d’affari di 150.000 euro a settimana. Il Movimento Difesa del Cittadino rinnova le sue battaglie di sensibilizzazione, invitando i consumatori alla massima attenzione, seguendo anche i consigli dei Carabinieri

 

Un enorme giro d’affari, un indotto impressionante. Le indagini parlano chiaro. Attraverso la frode dei codici bancari, e la successiva clonazione delle carte di credito, il business che si può raggiungere tocca 150.000 euro a settimana, circa 10 milioni l’anno.

I prelevamenti vengono effettuati perlopiù nei Paesi esteri, con maggiore concentrazione in Jamaica, Indonesia e Belize.

Gli sportelli ATM sono abilmente manipolati, attraverso l’inserimento di un file “spia”, perfettamente mimetizzato, che riesce a carpire tutti i dati delle carte di credito inserite. Ecco così che codici e bande magnetiche vengono cifrati ed inviati direttamente all’estero, dove avviene la clonazione.

 

Il Movimento Difesa del Cittadino, attraverso le campagne SOS POS e Pago Sicuro, ha da tempo avviato un percorso finalizzato all’educazione finanziaria dei cittadini, proponendosi di incentivare l’utilizzo delle carte di debito e di credito con la corretta informazione,  stimolando le Istituzioni e l’opinione pubblica ad una riflessione su queste tematiche, raccogliendo denunce e reclami dei cittadini, al fine di poter affrontare qualsiasi acquisto serenamente e in totale sicurezza. Conoscere diritti e doveri è la base per gli acquisti sicuri!

 

<<La maggiore diffusione dei pos nei piccoli esercizi commerciali – spiega Francesco Luongo, Presidente Nazionale di MDCpermetterebbe ai consumatori di non essere costretti a continui prelievi bancomat esponendosi al rischio di hacking della propria carta di debito. Ci auguriamo che il nuovo Governo prenda subito a cuore il tema della sicurezza e della diffusione dei pagamenti elettronici essenziali alla crescita del paese>>.

 

Attraverso i link: www.difesadelcittadino.it/sos-pos/ e www.difesadelcittadino.it/pago-sicuro/ I cittadini possono contattare l’Associazione per ricevere consigli e assistenza sui pagamenti elettronici, per denunce e reclami per disservizi o per vere e proprie violazioni della legge.

 

L’Associazione, inoltre, ricorda gli accorgimenti che l’Arma dei Carabinieri ha diffuso nei mesi scorsi, al fine di evitare la sottrazione dei dati sensibili e le truffe sempre in agguato:

 

1) Verificare sempre che nelle immediate vicinanze non vi siano persone ferme in atteggiamento sospetto. 2) Accertarsi che sullo sportello non siano state applicate apparecchiature posticce, controllando, ad esempio, la fessura ove viene inserita la carta (per l’eventuale presenza di skimmer, fili o nastro adesivo sospetto) oppure l’aderenza della tastiera al corpo dello sportello (verificando che non vi siano due tastiere sovrapposte). Queste applicazioni infatti non inficiano l’operazione da svolgere, per cui al termine della stessa l’ignara vittima potrebbe non accorgersi della duplicazione del codice. 3)Controllare che non vi siano fori anomali all’interno dello sportello (specialmente sul lato superiore), ove potrebbero trovare eventuale alloggiamento microtelecamere (queste non superano il mezzo centimetro di diametro). 4) Qualora ci sia il sospetto che lo sportello sia stato manomesso bisogna chiamare il “112”. 5) Durante l’operazione di digitazione del codice, utilizzare una protezione “visiva” (anche l’altra mano, ben collocata, o il portafogli stesso possono essere sufficienti) che renda effettivamente difficoltoso, per potenziali “spioni”, prendere conoscenza del codice attraverso microtelecamere in precedenza installate. 6)Qualora al termine dell’operazione non venga restituita la carta, è buona norma chiamare subito il numero verde per bloccarla.

 

 

 

 

 

 

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Assegni non trasferibili| Cambio di rotta del Governo su sconti e sanzioni

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CODICI: E’ urgente modificare la norma

Nella vicenda che vede protagonisti i risparmiatori italiani, che si sono visti recapitare maxi multe in seguito all’attuazione della normativa antiriciclaggio sugli assegni privi della dicitura “non trasferibili”, non è stata accolta la richiesta di sconti sulle sanzioni.

Il Consiglio dei Ministri di ieri ha approvato, in via definitiva, il decreto legislativo in materia di antiriciclaggio, in attuazione della direttiva Ue 2016/2258, modificativa della direttiva 2011/16/UE.

Il provvedimento stabilisce le disposizioni che disciplinano l’accesso, da parte delle autorità fiscali, alle informazioni in materia di antiriciclaggio, ma non stabilisce le norme, richieste dal Parlamento a fine della precedente legislatura, che avrebbero ridotto le penalità per chi emette e chi porta in banca gli assegni a partire da mille euro sprovvisti della clausola di non trasferibilità.

La precedente decisione del Mef Palazzo Chigi, in risposta anche alle numerose segnalazioni di cittadini raggiunti dalle sanzioni per non aver apposto la clausola sugli assegni, prevedeva un ritorno ad una sanzione proporzionale del 10% per le somme fino a 30mila euro.

Se questo meccanismo, secondo il programma ideato, fosse stato applicato anche alle violazioni dal 4 luglio 2017, si sarebbe dato il via ad una serie di rimborsi per tutti i risparmiatori che avessero già pagato l’oblazione, scegliendo di chiudere il proprio conto corrente.

Ricordiamo che, dall’entrata in vigore sulla normativa antiriciclaggio (D.Lgs. n. 231/2007), che sanziona l’uso di assegni privi della clausola di non trasferibilità da un minimo di 1.000 ad un massimo di 250.000 euro, negli ultimi dieci anni le sanzioni sono cambiate.

Ad oggi, grazie al successivo D.Lgs. n. 90/2017, le sanzioni vanno da 3.000 a 50.000 euro e grazie alla cosiddetta oblazione i “colpevoli” possono riconoscere l’errore, concludere anticipatamente il procedimento e arrivare a pagare un importo ridotto, che va da un terzo della sanzione massima (16.600 euro) al doppio della sanzione minima (6.000 euro).

Secondo quanto riportato dal MEF in 10 anni gli assegni contestati sono stati 1.692, con nessuna sanzione comminata e 107 oblazioni. Lo stesso Ministero ha però verificato che, in alcuni casi, sanzioni anche elevate possono colpire “cittadini che in buona fede hanno utilizzato assegni senza clausola di non trasferibilità”.

Ricordiamo che dal 2008 le banche non stampano più carnet di assegni privi della dicitura “non trasferibile” e che, anche in caso di utilizzo di vecchi libretti, il cittadino può comunque scrivere la dicitura “non trasferibile” di suo pugno. Il problema è che ad oggi le stesse banche non sono tenute a rifiutare eventuali assegni irregolari ed anzi li possono versare senza problemi, segnalando poi il fatto al MEF ed attivando l’alert che farà scattare la sanzione sia verso chi ha emesso l’assegno, sia verso chi lo ha incassato.

Si comprende come il problema possa essere causato dal fatto che i consumatori abbiano messo in circolazione assegni staccati da libretti consegnati dalle banche fino a 10 anni fa. Ciò nonostante i consumatori potrebbero rivalersi sulle banche se potessero provare che il libretto privo di clausola “non trasferibile” sia stato consegnato dopo l’entrata in vigore della normativa, o anche per il caso in cui l’assegno sia stato incassato sulla stessa banca di cui l’emittente è cliente: in quest’ultimo caso, la banca avrebbe potuto avvisare l’utente della violazione di un divieto normativo, così dando la possibilità di correggere l’assegno anche inserendo a penna la clausola.

L’Associazione CODICI, come ha sottolineato il Responsabile Affari Istituzionali Luigi Gabriele, ritiene che sia “urgente modificare la norma, deve essere il primo atto del governo anche per dimostrare che si é realmente dalla parte del risparmiatore, a fatti non a parole. Se si vuole combattere il riciclaggio – ha proseguito Luigi Gabriele – bisogna aumentare enormemente le pene sulla responsabilità, sui controllori e mi riferisco alle Autorità di Vigilanza e alla Banche”.

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