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Multe all’estero, non si scappa più. In vigore nuova direttiva per scambio dati

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Multe nei Paesi UE: scambio dati più veloce e informativa ai trasgressori

Firenze, 27 marzo 2014. Nuove e più veloci modalità di scambio dei dati tra Paesi dell’UE relativamente agli intestatari di veicoli che infrangono norme stradali, così da agevolare l’identificazione dei trasgressori e le conseguenti procedure di sanzionamento.
Questo, in estrema sintesi, il contenuto del decreto (1) che ha recepito in Italia la Direttiva 2011/82/UE (2) “intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale”, e che ha finalmente uniformato un sistema fino ad oggi piuttosto frammentato (lo scambio dei dati dipendeva da accorti stipulati tra singoli Paesi).
D’ora in poi dovrebbe essere attivo un sistema di scambio telematico di informazioni al fine di agevolare l’individuazione dei trasgressori per alcune infrazioni stradali commesse nei Paesi UE con veicoli immatricolati in un altro Paese membro.
Lo scambio dei dati avviene attraverso dei “punti di contatto nazionali” (in Italia la Motorizzazione civile), con richieste inviate dagli organi di Polizia.
Solo il Regno Unito, l’Irlanda e la Danimarca non sono vincolate dalla Direttiva, non avendo voluto partecipare all’adozione della stessa.
Sono coinvolte le infrazioni, non contestate subito, inerenti:
– eccesso di velocità;
– mancato uso della cintura di sicurezza;
– mancato arresto davanti al semaforo rosso;
– guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti;
– mancato uso del casco;
– circolazione su corsia vietata;
– uso indebito del telefono cellulare o di altri dispositivi di comunicazione durante la guida.
Riguardo alle regole, alle sanzioni e alla loro modalità di applicazione le norme di riferimento sono quelle dello paese UE dove viene commessa l’infrazione (in Italia il codice della strada, D.lgs.285/92).

Ma qual’è il punto più interessante per il cittadino?
La Direttiva -così come il D.lgs.- prevedono, una volta individuato l’ipotetico trasgressore, l’invio da parte dell’organo di Polizia del Paese membro ove l’infrazione è stata commessa, di un’informativa scritta denominata “lettera di informazione” (3), contenente gli estremi dell’infrazione (articolo di legge violato, luogo data e ora di rilevazione), la descrizione dell’eventuale dispositivo utilizzato (per esempio per le multe di eccesso di velocità) e le sanzioni applicabili.
Non solo. L’informativa -redatta nella lingua del Paese di immatricolazione del veicolo- contiene un questionario, il “Modulo di risposta” (3) tramite il quale l’interessato può eventualmente fare correzioni, comunicazioni od anche “contestare” l’infrazione -soprattutto in caso di errore di identificazione- rispondendo entro 60 giorni.
Sul modulo è indicata l’autorità che si occupa di esaminare il caso e le osservazioni inviate, il cui esito viene comunicato entro ulteriori 60 giorni dalla risposta al questionario.
Una procedura, per quanto capiamo, totalmente stragiudiziale, che può però determinare l’annullamento di atti formali già eventualmente emessi o in corso di emissione.

Quindi, d’ora in poi, in caso di infrazione commessa in un Paese UE (del tipo già detto) riceveremo un avviso scritto in italiano a fronte del quale, oltre che col pagamento, potremo rispondere con osservazioni, richieste di correzione dati, od addirittura contestazioni, così da cercare di evitare la notifica di un atto formale che altrimenti, in caso di errore, dovremo poi impugnare davanti all’autorità giudiziaria straniera, seguendo le normative locali.

La norma in questione prevede anche le classiche protezioni in ambito privacy. Tra le altre cose (diritto a conoscere la provenienza dei dati, a chiederne la correzione o cancellazione, etc.), una volta ricevuta la comunicazione, è possibile chiedere alla Motorizzazione italiana quali dati sono stati comunicati al punto di contatto nazionale del Paese membro di infrazione, nonché la data della richiesta e l’autorità che l’ha effettuata.

Rimane un aspetto critico ancora non risolto
Nè la direttiva nè la norma italiana entrano nel merito dei casi di mancato pagamento e delle azioni di riscossione delle multe fatte a stranieri; è vero che nella UE vige il reciproco riconoscimento delle sanzioni pecuniarie (decisione quadro 2005/214/GAI), ma ciò non basta a facilitare la riscossione transfrontaliera delle multe non pagate, disciplinata in modo diverso a seconda del Paese di infrazione. Non esistono procedure “fuori confine” uniformi ed ugualmente efficaci, ogni Paese fa come crede. Si va dai Paesi che “aspettano i debitori al varco”, rifacendosi anche di penali se il trasgressore/debitore rientra nel loro territorio e viene “pizzicato”, altri che cercano di riscuotere attraverso la giurisdizione civile, altri che addirittura spostano l’azione sul piano penale rendendo le minacce certamente più efficaci e concrete (si veda la Svizzera che anche se non fa parte dell’UE ha ottimi accordi di scambio dati con l’Italia e prevede l’arresto per al
cune
infrazioni). In molti casi le multe rimangono però impagate, catalogate come inesigibili.
Sul punto è la stessa direttiva che , nelle premesse, annuncia ulteriori misure europee in arrivo. Vedremo come si svilupperà la cosa.

(1) D.lgs.37/2014 entrato in vigore il 22 Marzo 2014: http://sosonline.aduc.it/normativa/lgs+37+2014+scambio+transfrontaliero+informazioni_22099.php
(2) http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:288:0001:0015:IT:PDF
(3) ambedue allegati sia alla Direttiva (per tutti, riferimento generico) che al D.lgs.37/2014 (per gli stranieri che prendono multe in Italia).

Rita Sabelli, responsabile Aduc per l’aggiornamento normativo

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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