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Multe dalla Croazia per mancato pagamento del parcheggio. Che fare?

Sono arrivate alla nostra associazione numerose segnalazioni di persone che hanno ricevuto un decreto di esecuzione proveniente dalla Croazia ed, in particolare, da Pula.
Il documento in questione, pervenuto con lettera raccomandata, tradotto da interprete giudiziario per la lingua italiana, concerne un debito nei confronti di un parcheggio privato. I destinatari di questo atto, durante un soggiorno in Croazia, avrebbero parcheggiato la macchina in un posteggio a pagamento privato senza pagare il corrispettivo, ed ora si troverebbero – qualcuno anche dopo un avviso “bonario” – un atto d’ingiunzione di pagamento.
Queste comunicazioni contengono, infatti, un “ricorso per ottenere un decreto di esecuzione”, che è l’equivalente del nostro decreto ingiuntivo.
Il ricorso in questione è redatto da un avvocato croato per conto del creditore (la società di parcheggi) ed è emesso da un notaio, sulla base di un documento autentico (le scritture contabili della procedente).

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Cosa fare: opporsi, pagare o ignorare?
Opposizione. Al decreto è possibile fare opposizione entro 8 giorni dal ricevimento, impugnandolo dinnanzi allo stesso notaio che lo ha emesso; sull’opposizione decide un tribunale. L’impugnazione deve essere motivata, pena l’inammissibilità, e probabilmente in lingua croata. Ma è quasi certamente necessario avvalersi di un legale abilitato ad esercitare in Croazia per proseguire con l’opposizione. Questo significa sostenere spese non indifferenti, per cui è consigliabile opporsi solo se effettivamente vi sono motivi validi (ovvero, se si può dimostrare che non si è usufruito del parcheggio). In ogni caso, la sentenza emessa dal tribunale croato al termine del giudizio, potrà senza dubbio essere oggetto di esecuzione forzata in Italia.
Ignorare. Il decreto diventerà esecutivo e non potrà più essere contestato nel merito. Se poi il creditore decidesse di procedere con l’esecuzione forzata in Italia, dapprima notificando un atto di precetto, ci si potrà opporre con l’ausilio di un proprio legale di fiducia entro 10 giorni. Ma in questa sede, l’opposizione non potrebbe riguardare il merito del credito, ma solo il rispetto delle garanzie comunitarie sull’equo processo. Se il giudice riterrà rispettate queste garanzie, questione su cui nutriamo qualche dubbio, si dovrà pagare con un significativo aggravio di spese, compresi gli onorari dei legali, pena il pignoramento.
Pagare. E’ la strada sicuramente meno onerosa, in termini economici. Ma significa anche rinunciare a far valere i propri diritti, qualora siano stati violati.

Per aiutare a decidere cosa fare, è bene chiarire alcune questioni:
1) Giurisdizione
Giurisdizione e competenza all’interno dei paesi dell’Unione Europea sono disciplinate dal Regolamento CE n. 44 del 2001. La regola è la competenza del paese, Stato membro, dove è domiciliato il convenuto. Un’eccezione si ha in materia contrattuale (art 5, lett. a): una persona, domiciliata all’interno di uno Stato membro, può essere convenuta in un altro Stato membro, davanti al giudice del luogo in cui l’obbligazione è stata o deve essere eseguita. Il luogo di esecuzione dell’obbligazione, quando questa abbia ad oggetto la prestazione di servizi, è il luogo dello Stato membro in cui il servizio è stato o avrebbe dovuto essere prestato (lett. b).
Eccezioni in materia di contratti conclusi dai consumatori sono previste dall’art. 15 dello stesso Regolamento, ma concernono esclusivamente la vendita a rate di beni mobili materiali, il prestito con rimborso a rata o altra operazione di credito e le ipotesi in cui l’imprenditore sia domiciliato nello stesso Stato del consumatore o la sua attività sia diretta in questo Stato o verso un gruppo di Stati, fra i quali quello del consumatore.
In base alle norme appena richiamate, dunque, sussiste la competenza di Pula perché il servizio parcheggio è stato eseguito in Pula e non si inserisce nelle eccezioni in cui prevale la qualifica di consumatore.
2) Competenza
In base al diritto croato, il decreto di esecuzione è redatto da avvocato e presentato ad un notaio, che, verificata la sussistenza dei requisiti, emette il decreto.
Trattasi di procedura diversa dalla nostra che, in ambito sommario e monitorio prevede, sì, un iniziale ricorso inaudita altera parte, e, cioè, senza che sul punto venga instaurato subito il contraddittorio. Questo, invece, verrà garantito all’ingiunto con la comunicazione dell’emissione del decreto da parte del Giudice, al quale potrà fare opposizione, instaurando un processo ordinario.
In particolare la procedura croata portata alla nostra attenzione differisce da quella italiana sotto il profilo della competenza. In Italia è un giudice ad emettere il decreto, un’autorità terza ed imparziale. Il decreto che hanno ricevuto diversi turisti italiani proviene, invece, da un notaio ossia un professionista legale, ma con funzioni diverse da quelle del giudice, per come lo intendiamo in Italia.
In Croazia l’accesso alla professione notarile è parzialmente diversa, poiché diventa notaio colui che abbia superato l’esame giudiziario e dopo 5 anni di anzianità in questa mansione. Sono, inoltre, frequenti in Croazia le ipotesi in cui il notaio è organo ausiliare del tribunale; è proprio un incaricato giudiziario che esplica le sue funzioni all’interno di un distretto di tribunale.
3) Esecuzione
Il decreto di esecuzione diventa esecutivo decorsi gli 8 giorni per l’impugnazione e consente l’aggressione del patrimonio, mobiliare ed immobiliare, del destinatario (il pignoramento).
Sotto questo profilo, però, il Regolamento attribuisce competenza esclusiva, in materia di esecuzione delle decisioni, al giudice dello Stato membro in cui ha luogo l’esecuzione.
Sussiste, pertanto, la competenza delle autorità croate ad emettere un’ingiunzione di pagamento nel proprio Stato, ma tale provvedimento, se deve essere eseguito in Italia, deve passare attraverso il tribunale italiano.

Tutto quanto ciò premesso, chi dovesse ricevere un decreto di esecuzione dalla Croazia dovrà tenere presente:
– che sussiste la giurisdizione croata, quindi legittimamente (in base al ricordato Regolamento) la controversia è stata incardinata in Croazia;
– che l’opposizione a tale decreto nel brevissimo termine di 8 giorni (ammesso che un termine così breve sia corretto, anche in base ai principi, anch’essi di derivazione comunitaria, dell’equo processo di cui all’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali) apre un procedimento dinnanzi al tribunale croato, con probabilità della necessaria assistenza da parte di un avvocato locale, e le spese che ne conseguono;
– che, invece, la mancata opposizione determina l’acquisizione di esecutività del decreto e, quindi, l’impossibilità di rimettere in discussione il credito azionato nel merito;
– che, tuttavia, per eseguire il provvedimento straniero non è necessario il riconoscimento da parte del tribunale italiano, il quale, però, rimane esclusivamente competente per l’esecuzione e, quindi, deve essere comunque interpellato nella fase esecutiva;
– che ciò comporta per il procedente la necessità di farsi comunque assistere da un avvocato in Italia che si occupi di tutta la fase esecutiva, sostenendone i costi;
– che il credito per cui procedono è di 1.506 kuna, equivalenti a 198 euro se pagati entro 8 giorni, che, invece, se seguiti da fase esecutiva aumenterebbero a 2000 kuna, corrispondenti a 264 euro circa. La società croata potrebbe essere scoraggiata dall’instaurare diversi processi esecutivi nelle varie città di residenza dei turisti (meno se i debitori si concentrano in alcune circoscrizioni e, quindi, è sufficiente che si affidino ad un legale di quella città);
– che se tale fase esecutiva fosse realmente instaurata in Italia, il destinatario di essa si vedrebbe addossati i costi anche di tale fase in caso di soccombenza (ma anche di vittoria se il giudice reputasse di compensare le spese!);
– che, laddove fosse incardinata l’esecuzione nel tribunale italiano, l’ingiunto potrebbe fare opposizione sottoponendo ad un giudice italiano le proprie rimostranze che, comunque, sarebbero limitate alle considerazioni già fatte (l’impossibilità di sollevare questioni sul merito della pretesa; l’esistenza di una procedura nazionale di uno Stato membro, che rimane sovrano e che è chiamato a rispettare alcune garanzie comunitarie che, nel caso specifico, sembrano tutto sommato garantite).
A ben vedere l’opposizione all’atto di precetto potrebbe essere affidata esclusivamente alla verifica sul rispetto delle garanzie comunitarie sul processo, alla correttezza della notifica di un decreto ingiuntivo/ decreto di esecuzione croato per lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, ed al termine di 8 giorni tutt’altro che garantista dei principi del giusto processo, a maggior ragione trattandosi di controversia transfrontaliera.

Maria Elena Pini, legale, consulente Aduc

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Vacanze & Pacchetti turistici: ecco la guida e l’APP del CEC-ADICONSUM

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Scarica l’applicazione gratuita per i diritti dei consumatori/viaggiatori per smartphone e tablet:

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La nuova disciplina sui pacchetti turisti ha già compiuto un anno. Il 1° luglio 2018 entravano, infatti, in vigore le nuove regole introdotte dalla Direttiva (UE) 2015/2302. Negli ultimi anni, complici lo sviluppo delle innovazioni tecnologiche e la loro diffusione, i consumatori hanno cambiato profondamente il modo di organizzare le proprie vacanze, ricorrendo sempre meno alle agenzie di viaggio tradizionali e sempre più a piattaforme web dedicate. L’utilizzo di canali di vendita online aveva, tuttavia, generato delle zone d’ombra in tema di protezione dei consumatori a fronte delle quali non solo si è assistito a disuguaglianze di trattamento, ma sono anche venute meno alcune tutele fondamentali dei consumatori. Proprio per garantire un livello elevato ed il più uniforme possibile di protezione dei consumatori, prescindendo dal canale utilizzato per l’acquisto, la Commissione europea ha ampliato la definizione di “pacchetto turistico” includendo, tra gli altri, anche le prenotazioni c.d. “click-through”, quelle cioè dove a seguito del primo acquisto di un servizio turistico, ad esempio un volo, viene offerta la possibilità, attraverso processi collegati di prenotazione online, di prenotare un altro servizio come una camera d’albergo o il noleggio di un’auto.

La nuova disciplina ha, inoltre, previsto nuovi obblighi informativi a carico di tour operator e agenzie di viaggio il cui mancato rispetto può determinare la risoluzione contrattuale. I tour operator/agenzie di viaggio sono tenuti a fornire, infatti, informazioni chiare e trasparenti sulle caratteristiche principali dei servizi inclusi nel pacchetto prima dell’acquisto; il consumatore è, pertanto, preventivamente informato sull’itinerario e la durata del viaggio, sul prezzo totale del pacchetto comprensivo di tasse, diritti, imposte e altri costi aggiuntivi, sulla possibilità di recedere dal contratto dietro pagamento di penali e spese amministrative ragionevoli, sulle coperture assicurative obbligatorie e facoltative, sui documenti di viaggio necessari e la profilassi sanitaria. Tali informazioni hanno carattere vincolante e costituiscono parte integrante del contratto.

Sull’importanza delle informazioni pre-contrattuali da fornire al consumatore si è recentemente espressa l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato con un provvedimento sanzionatorio emesso nei confronti di una nota compagnia crocieristica che, in occasione di due crociere con scalo in Madagascar, aveva omesso di informare i partecipanti dell’emergenza sanitaria (epidemia di peste) in atto nel Paese, disattendendo le stesse indicazioni fornite in più circolari dal Ministero della Salute in cui si sottolineava l’importanza per i viaggiatori internazionali diretti verso aree endemiche di “essere informati sull’attuale epidemia di peste e sul fatto che la peste bubbonica è endemica in Madagascar”. Intempestiva era stata, inoltre, la comunicazione della variazione dell’iter di viaggio con la cancellazione delle tappe previste in Madagascar che, in un caso, era stata effettuata a partenza già avvenuta, in un altro a ridosso della data di partenza.

L’Antitrust ha ravvisato nei comportamenti adottati dall’operatore turistico in questione “una pratica commerciale scorretta, consistente nella divulgazione di informazioni ingannevoli ed omissive e per aver adottato modalità intempestive ed ingannevoli di comunicazione della variazione dei relativi programmi di viaggio e dei connessi diritti, facendo venir meno la libertà di scelta del consumatore in merito alla fruizione delle crociere e ostacolando l’esercizio dei diritti loro riconosciuti.

Per questo l’Autorità ha erogato una sanzione di due milioni di euro.

Le vacanze “tutto compreso” sono anche al centro della campagna di informazione You’re right – È un tuo diritto promossa dalla Direzione generale della giustizia e dei consumatori della Commissione Europea al fine di sensibilizzare i cittadini dell’UE sui propri diritti e informarli su come ottenere ragione in caso di contestazioni. In Italia, a parlare dei diritti dei consumatori legati all’acquisto di pacchetti di viaggio, l’influencer Andrea Pinna. Altre tappe della campagna sono previste in dieci Paesi dell’Unione europea (Bulgaria, Danimarca, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro, Romania e Slovenia) e si incentreranno, oltre che sui viaggi a pacchetto, anche sulla pubblicità ingannevole e il diritto di recesso.

Ma la tutela dei consumatori approntata dall’UE non si limita al riconoscimento di nuovi diritti: l’UE garantisce infatti anche l’assistenza, a livello nazionale e transfrontaliero, nel caso in cui tali diritti vengano violati. Il consumatore, può rivolgersi al nostro Centro per consulenza sui propri diritti e su come farli valere, ma anche per ricevere assistenza nella gestione delle controversie insorte nei confronti di un operatore commerciale stabilizzato in uno Stato membro diverso dal proprio. Per le controversie insorte nell’ambito di un acquisto effettuato online è poi possibile utilizzare la piattaforma di risoluzione online delle controversie (piattaforma ODR) attraverso cui consumatori e venditori online possono risolvere in via amichevole la controversia insorta per il tramite di un organismo di risoluzione alternativa delle controversie (organismo ADR). E se questi strumenti non sono risolutivi, il procedimento europeo per le controversie di modesta entità permetterà ai consumatori di promuovere una vera azione legale senza rivolgersi ad un avvocato per ottenere soddisfazione in caso di controversie transfrontaliere di valore non superiore ai 5.000 euro.

Per saperne di più sulla nuova disciplina sui pacchetti turistici e servizi turistici collegati scarica il nostro leaflet o guarda il video informativo realizzati dal Centro Europeo Consumatori Italia e se hai ancora dei dubbi sui tuoi diritti contatta i nostri consulenti.

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Consumatori

Antitrust: al G7 posizione condivisa su concorrenza e mercati digitali

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Le autorità di concorrenza dei Paesi del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti) e la Commissione Europea hanno presentato, nel corso dell’incontro che si è concluso a  Chantilly, una posizione comune (Common Understanding) sulle questioni che l’economia digitale pone alla politica della concorrenza 
In particolare, tale posizione comune delinea la visione delle autorità antitrust G7 sul ruolo della concorrenza nell’economia digitale, secondo quattro idee principali: 

I mercati competitivi sono fondamentali per il buon funzionamento dell’economia” e molti dei benefici dell’economia digitale “sono meglio realizzabilise i mercati digitali si mantengono competitivi”; a tal fine “una corretta applicazione della legge sulla concorrenza continuerà a svolgere un ruolo importante nel salvaguardare la fiducia nei mercati digitali e assicurare che l’economia digitale continui a produrre dinamismo economico, mercati competitivi, benefici per i consumatori e incentivi all’innovazione”. 

Il diritto della concorrenza è flessibile” e adatto allo scopo di tutelare la concorrenza anche nell’era digitale richiedendo, tuttavia, anche un continuo sforzo di aggiornamento da parte delle autorità di concorrenza; se da un lato “i recenti casi dimostrano che il diritto della concorrenza è in generale in grado di fornire alle autorità di concorrenza gli strumenti e la flessibilità necessari per fronteggiare comportamenti anticoncorrenziali nell’economia digitale”, è tuttavia importante che le autorità di concorrenza abbiano “gli strumenti e i mezzi per approfondire la conoscenza dei nuovi modelli di business e del loro impatto sulla concorrenza”. 

Poiché “anche le normative possono danneggiare la concorrenza aumentando i costi d’ingresso e consolidando la posizione degli incumbent”, nella posizione comune viene osservato che “i governi dovrebbero valutare se leggi e regolamenti in vigore o da adottare pongono ostacoli ingiustificati alla concorrenza nei mercatidigitali” e che “condividere la conoscenza dell’autorità di concorrenza con il governo favorisce la promozione di un’economia digitale competitiva”. 

Data la natura transfrontaliera dell’economia digitale, è importante promuovere una maggiore cooperazione e convergenza internazionale nell’applicazione delle normative a tutela della concorrenza”; inoltre, “la cooperazione internazionale contribuisce a promuovere una cornice di riferimento coerente, il che è anche nell’interesse delle imprese”. 

La posizione comune è il risultato di un approfondito confronto tra autorità di concorrenza del G7, avviato su iniziativa della Presidenza francese del G7 2019 e coordinato dall’autorità di concorrenza francese. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha accolto con favore l’iniziativa e partecipato ai lavori contribuendo alla stesura della posizione comune. 

https://www.agcm.it/dotcmsdoc/allegati-news/G7%20Common%20Understanding%20final.pdf

Roma,22 luglio 2019

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Consumatori

Al via da Luglio i saldi estivi. Acquista in sicurezza con i consigli di Adiconsum

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1 Luglio 2019

I saldi rappresentano ancora un’opportunità di risparmio soprattutto per coloro che non sono avvezzi all’uso di internet o semplicemente perché vogliono toccare con mano la qualità di quello che stanno acquistando e desiderano provarlo. L’attesa dei saldi riguarda in particolare i capi griffati che difficilmente si possono acquistare in altri periodi dell’anno.

Approfittiamo del periodo dei saldi anche per ricordare che essi possono essere un’occasione per acquistare prodotti originali a prezzi convenienti evitando di acquistare prodotti contraffatti, scadenti e potenzialmente pericolosi per la propria salute e sicurezza.

Se pensi di approfittare dei saldi non dimenticare queste semplici regole della nostra infografica

Ecco la lista completa con le date di inizio e fine:

  • Abruzzo: dal 6 luglio al 29 agosto
  • Basilicata: dal 2 luglio al 2 settembre
  • Calabria: dal 6 luglio al 1 settembre
  • Campania: dal 29 giugno al 30 agosto
  • Emilia Romagna: dal 6 luglio al 30 agosto
  • Friuli-Venezia Giulia: dal 6 luglio al 30 settembre
  • Lazio: dal 6 luglio al 15 agosto
  • Liguria: dal 1° luglio al 14 agosto
  • Lombardia: dal 6 luglio al 30 agosto
  • Marche: dal 6 luglio al 1° settembre
  • Molise: dal 6 luglio al 30 agosto.
  • Piemonte: dal 6 luglio al 26 agosto
  • Puglia: dal 6 luglio al 15 settembre
  • Sardegna: dal 6 luglio al al 30 agosto
  • Sicilia: dal 1° luglio al 15 settembre
  • Toscana: dal 6 luglio al 30 agosto
  • Umbria: dal 6 luglio al 30 agosto
  • Valle d’Aosta: dal 6 luglio al 20 agosto
  • Veneto: dal 6 luglio al 31 agosto
  • Provincia autonoma di Bolzano: dal 5 luglio al 17 agosto

Se il negoziante non vuole cambiare il capo difettoso o se non vuole accettare il tuo bancomat o la tua carta di credito asserendo che in periodo di saldi non è tenuto ad accettarli, segnala il suo comportamento alla Polizia Municipale e alla sede territoriale Adiconsum più vicina!

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