La campagna lanciata dal Ministro della Salute Lorenzin ha scatenato un’ondata di polemiche che non si appresta a fermarsi.
Si criticano i toni con cui la campagna è stata costruita, che sembrano volti a colpevolizzare coloro che non possono o non vogliono avere figli, senza concentrarsi sui motivi alla base di tali scelte.
Si presenta un problema, quella della denatalità, di cui tutti siamo consapevoli, senza affiancare politiche volte al superamento di questo problema.
Non c’è bisogno che il ministro della salute ci ricordi che la fertilità ha un tempo limitato, piuttosto sarebbe opportuno che chi ci propina queste discutibili cartoline pubblicitarie, si chieda perché il limite di età nella maggior parte dei casi è stato superato. Evidentemente il limite esisterà in qualcos’altro oppure la decisione sarà frutto di una libera e consapevole scelta che, per questo, non può essere sindacata.
La campagna, quindi, sembra inutile, se non offensiva. Non affronta i nodi che devono essere risolti, non si occupa dei reali motivi alle base delle scelte delle tante coppie italiane, non si preoccupa di spiegare perché tante di loro ricorrono a Paesi esteri per risolvere un problema, quello dell’infertilità, che non viene, in nessun modo, preso in carico dal nostro Sistema Sanitario Nazionale.
Quello che serve non è qualcuno che ci indichi che il nostro tempo sta per scadere, magari con una clessidra tra le mani, ma che lo Stato attui delle politiche che rimuovano le rigidità sociali e affrontino seriamente anche il problema dell’infertilità.
Si parla sempre troppo poco di questo così delicato problema ed è necessario che il Ministero della Salute si occupi della questione, per informare e sostenere uomini e donne che si trovano a dover fare i conti con queste difficoltà e si ritrovano, invece, soli.
L’informazione, dunque, è fondamentale, ma di certo non con una campagna, come quella lanciata dalla Lorenzin, che sembra stigmatizzare tutti coloro che per ristrettezze economiche, per motivi personali o semplicemente per consapevole e voluta scelta, non possono o non vogliono avere figli.
La Lorenzin, intanto, sommersa dalle critiche, ha fatto un passo indietro, almeno su Twitter, dove tutte le polemiche sono iniziate, dichiarando di essere pronta a rivedere la campagna di informazione.
Ma, ormai, il danno è fatto, la campagna #Fertilityday è stata un passo falso che ha riportato alla luce i gravi vuoti nelle politiche assistenziali e di sussistenza famigliare e, di conseguenza, ha messo ancor più in evidenza il discutibile operato della Lorenzin.