“Nelle pance delle banche italiane” ce ne sono in abbondanza. Secondo Corriere Economia a fine agosto 2014 erano la bellezza di 180 miliardi di euro. Di cosa parliamo? Dei non performing loads, ossia di prestiti non performanti, alias “sono attività che non riescono più a ripagare il capitale e gli interessi dovuti ai creditori. Si tratta in pratica di crediti per i quali la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza che per ammontare dell’esposizione”. (cit. borsaitaliana.it).

I non performing loads (Npl) si dividono a loro volta in sottocategorie che nel gergo bancario vengono denominate crediti deteriorati, incagli e sofferenze. Ci sono poi le esposizioni ristrutturate e le esposizioni scadute e/o sconfinanti (clicca qui per le relative spiegazioni). In sostanza quando i soggetti debitori risultano in stato di insolvenza i crediti da rimborsare ai finanziatori diventano Npl, ossia deteriorati.

Veniamo al dunque: come anticipato le banche italiane hanno una marea di crediti deteriorati, pari a 180 miliardi di euro. Ci sarebbero, secondo quanto riportato sulla stampa negli ultimi giorni, dei fondi disposti a comprarli: li chiamano “gli spazzini delle banche”, perché di fatto con operazioni del genere i bilanci delle banche vengono ripuliti da tutti i crediti incagliati. Perché li comprano? Perchè si possono comprare a poco e attendere che il vento cambi, si legge su Corriere Economia. L’obiettivo, quindi, è trasformarli in una opportunità. Sono pochi i fondi che sanno gestire i non performing loans, ma quelli che ci sanno fare realizzano ottimi profitti.