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Obsolescenza programmata. Approfondimento di Unomattina con Luigi Gabriele- Codici

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Da Unomattina del 25 gennaio 2018, con ospite in studio  LUIGI GABRIELE – Affari istituzionali Codici

 

 

Obsolescenza programmata.

Un fenomeno con un nome complicato, ma che ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nella vita.

Chi non ha mai visto la lavastoviglie o la televisione rompersi poco dopo la fine della garanzia e con il sottile dubbio che la data di scadenza fosse già segnata?

Il 9 giugno scorso il Parlamento Europeo si è espresso contro l’obsolescenza programmata, invitando la Commissione ad adottare le misure necessarie a rafforzare e incoraggiare quelle imprese che adottano criteri di robustezza, riparabilità e durata. La direttiva comunitaria 2005/29/CE, inoltre, obbliga l’operatore economico a informare il consumatore nei casi in cui il prodotto sia stato progettato per avere una durata limitata. Qualche segnale – seppur debole e lento – arriva anche dall’Italia: attualmente presso il nostro parlamento giacciono due proposte di legge. La risoluzione del M5S(non farò riferimento al partito), approvata dalla Commissione Attività produttive lo scorso novembre, propone che la garanzia passi da due a cinque anni, che diventano dieci nel caso di prodotti di grandi dimensioni, mentre il disegno di legge  di Sel(idem non citerò il partito) chiede che i pezzi di ricambio siano disponibili fino a che il prodotto è sul mercato e per i cinque anni successivi, il tutto a un costo proporzionato al prezzo di vendita del bene.

 

Nota: chi ricorre a questa pratica, porta di fatto il consumatore ad avere un prodotto pressoché inutilizzabile – o comunque obsoleto – dopo un certo tempo, e dunque a indurlo a una sostituzione.

In Italia solo per i primi 6 mesi dall’acquisto si dà per assodato che il difetto sia responsabilità del produttore, mentre dopo tocca al consumatore che richiede l’intervento in garanzia dimostrare che il malfunzionamento non dipenda dal cattivo utilizzo dell’elettrodomestico.  

La Francia a partire dal 2014 ha approvato una legge con cui l’obsolescenza programmatica è diventata reato; prevede una pena massima di due anni di reclusione per l’amministratore delegato dell’azienda responsabile dell’alterazione della durata dei prodotti da mettere in vendita.

 

 Spesso il costo dei pezzi di ricambio scoraggia la riparazione e spinge al nuovo acquisto: in questo caso si può parlare di pratiche scorrette?

In un certo senso si, ad esempio l’AGCM nel caso degli Iphone rallentati di proposito (i professionisti avrebbero posto in essere una generale politica commerciale volta a sfruttare le carenze di alcuni componenti per ridurre nel tempo le prestazioni dei propri prodotti e indurre i consumatori ad acquistare nuove versioni degli stessi).

Tali comportamenti potrebbero risultare in violazione degli articoli 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo: ARTICOLO N.20
Divieto delle pratiche commerciali scorrette, N.21
Azioni ingannevoli, ARTICOLO N.22
Omissioni ingannevoli, ARTICOLO N.23
Pratiche commerciali considerate in ogni caso ingannevoli, ARTICOLO N.24
Pratiche commerciali aggressive.

La stessa definizione di obsolescenza programmata dà l’idea di pratica scorretta: il Codice del consumo francese definisce l’obsolescenza (dal verbo latino “obsolesco”, ossia “cadere in disuso, perdere di pregio”) programmata come «l’insieme delle tecniche grazie alle quali un operatore sul mercato cerca di ridurre deliberatamente la durata di vita di un prodotto per aumentarne il tasso di sostituzione». Con tale espressione, in sostanza, si fa riferimento al «processo mediante il quale vengono suscitate nei consumatori esigenze di accelerata sostituzione di beni tecnologici o appartenenti ad altre tipologie. Tale processo viene attivato dalla produzione di beni soggetti a un rapido decadimento di funzionalità, e si realizza mediante opportuni accorgimenti introdotti in fase di produzione (utilizzo di materiali di scarsa qualità, pianificazione di costi di riparazione superiori rispetto a quelli di acquisto, ecc.), nonché mediante la diffusione e pubblicizzazione di nuovi modelli ai quali sono apportate modifiche irrilevanti sul piano funzionale, ma sostanziali su quello formale». Se non è scorretto questo!

Ma come funzionano le macchine e come viene programmata la loro fine?

Quali sono le reali aspettative di vita della tecnologia di fronte all’innovazione?

Prodotti più efficienti e a risparmio energetico o incidono anche la moda e il gusto dei consumatori?

Ciclo di vita della tecnologia

  • fase di lancio
  • fase di crescita
  • fase di maturita’
  • fase di obsolescenza

Uno studio tedesco dimostra come numerosi elettrodomestici e prodotti di uso comune vengono programmati, dagli stessi produttori, per rompersi dopo 2 anni, cioè dopo la scadenza del periodo di garanzia stabilito dalla legge. Questo fenomeno viene chiamato obsolescenza programmata, ovvero le aziende che costruiscono dispositivi come computer, smartphone, stampanti ed elettrodomestici, li programmano per per rompersi.

La nuova tecnologia permette sempre di più di programmare la “cessazione delle attività” di un qualsiasi apparecchio elettronico. Ed è proprio quello che fanno molte aziende per incrementare il loro business. Tale meccanismo è noto già da tempo, ed ora è in forte espansione grazie alla possibilità di programmare i chipset, presenti in quasi tutti gli apparecchi elettronici.

Ecco come funziona l’obsolescenza programmata

Il meccanismo risale al 1924 con il Cartello Phoebus, e serve ovviamente ad alimentare le vendite. Prodotti troppo efficienti genererebbero cicli di vita troppo lunghi, con gravi effetti collaterali sulle attività aziendali.

Ma come fanno le aziende a far smettere di funzionare i loro apparecchi dopo un tempo definito?

Sempre lo studio tedesco intitolato “Obsolescenza programmata – Analisi delle cause – Esempi concreti – Conseguenze negative – Manuale operativo”e realizzato da Stefan Schridde, esperto in Business Administration, e Christian Kreiss, docente di Business Management all’Università di Aalen in Germania ha analizzato proprio il meccanismo dimostrando che questo meccanismo macabro, l’obsolescenza programmata, esiste.

I due esperti hanno esaminato oltre 20 prodotti definiti “di massa”, cioè di uso estremamente comune, ed hanno analizzato le varie strategie attraverso le quali i produttori pianificano a tavolino questa obsolescenza “precoce”.

  • Tra gli elettrodomestici, ad esempio, vengono analizzate le stampanti. Dopo aver effettuato un numero (prestabilito a monte) di alcune migliaia di pagine, sul display delle stampanti compare una scritta che indica la “necessità” di una riparazione, mentre in realtà, riuscendo ad azzerare il “contatore” che legge il numero di pagine stampate, l’apparecchio funziona ancora perfettamente.
  • Esaminando le lavatrici, invece, gli studiosi hanno scoperto che, troppo spesso, le barre di riscaldamento degli apparecchi vengono realizzate con leghe e/o metalli che si arrugginiscono molto facilmente. Così facendo, la loro sostituzione risulta antieconomica per il cliente, che viene costretto, dai produttori stessi, a comprare una nuova lavatrice.
  • Gli spazzolinida denti e i rasoi a batteria interna sigillata ed è praticamente impossibile sostituirla quando si scarica e non si ricarica più.
  • Nei capi d’abbigliamentoad esempio i denti delle chiusure lampo sono fatti “a spirale”, in modo da rompersi molto prima del dovuto. Per le scarpe vengono utilizzate suole incollate che non solo si consumano molto presto, ma che non si possono neppure “scollare”. Col risultato che un paio di scarpe semi-nuove, che potrebbe benissimo essere riparato, diventa di fatto inutilizzabile.

La conclusione dello studio è che:

Le aziende utilizzano intenzionalmente e su vasta scala materiali scadenti e inseriscono nei dispositivi elettronici tutta una serie di “punti deboli”, in modo che questi siano destinati a rompersi o usurarsi molto rapidamente rendendo necessario l’acquisto di un nuovo prodotto. Questo fenomeno non riguarda solo alcune marche ma l’obsolescenza programmata è ormai un fenomeno di massa.

Ecco i vari tipi di obsoloscenza

  • Dopo un certo periodo l’apparecchio presenta un difetto funzionale che crediamo sia dovuto ad un guasto ma è l’obsolescenza programmata.
  • Dopo un certo periodo l’apparecchio presenta un usura su un “punto debole” ma la riparazione costa più dell’acquisto di un nuovo prodotto. Questo è fatto appositamente.
  • Dopo un certo periodo l’ apparecchio presenta una certa incompatibilità con nuovi aggiornamenti (specie computer, tablet, smartphone ecc), creati ad oc per spingere il consumatore ad acquistare un apparecchio più all’avanguardia.
  • Dopo un certo periodo non vi è più la disponibilità di parti di ricambio per il vostro apparecchio il quale, una volta rotto si è costretti a sostituirlo anziché ripararlo.

Quella che è stata sopra descritta è l’obsolescenza programmata, e dovrebbe essere un reato perché:

  • Inquina pesantementeil Pianeta Terra, creando una mole enorme di rifiuti non riciclabili e non biodegradabili, inquinando le falde acquifere e il terreno
  • Ruba letteralmente soldi ai consumatoriche o devono comprare prodotti che si rompono dopo la garanzia oppure devono acquistare prodotti a prezzi esorbitanti (e ingiustificati) se vogliono qualcosa di maggiore qualità.

Il Governo dovrebbe proteggere i consumatori dal comportamento pessimo di queste aziende e multarle per inquinamento e frode ai consumatori.

La buona notizia è che qualcosa inizia a muoversi in questa direzione, perlomeno in Europa.

La Francia ha approvato una legge che rende reato l’azione di obsolescenza programmata attuata da alcune aziende. La pena massima è di 2 anni di carcere. La pena massima è di due anni di reclusione per l’amministratore delegato dell’azienda responsabile e una multa di 300mila euro – che può salire fino al 5% del fatturato generato nel paese.

Oltre alla Francia, Belgio, Olanda e Finlandia sono intenzionate a fare lo stesso. Persino la Commissione Europea ha in cantiere un progetto ad hoc per il 2016. I rifiuti di apparecchiature elettroniche (RAEE) hanno un costo non solo per l’ambiente ma anche di gestione.

L’usura precoce e pianificata a tavolino provoca un inutile spreco di risorse naturali, un aumento esponenziale di rifiuti nelle discariche e un danno ai cittadini.

Impatto sull’ambiente e rifiuti

L’usa e getta produce in Europa 10 milioni di tonnellate di rifiuti, chiamati REA (rifiuti di apparecchiature elettriche) sono rifiuti estremamente costosi e pericolosi per cui l’Europa ha delle regole piuttosto ferree (ad esempio non possono essere smaltiti in paesi diversi da quelli in cui sono stati prodotti)

Dal 2007 all’interno del costo dell’elettrodomestico è contenuto l’ecocontributo che va al consorzio delle aziende produttrici, che hanno il compito di entrare in contatto con aziende specializzate che dovranno raccogliere e processare i rifiuti, avendo poi la possibilità di rivendere il materiale processato.

Sono privati quindi non fanno necessariamente gare d’appalto, anche se l’ecocontributo sia di origini pubbliche. I consorzi sono non-profit quindi non dovrebbero incassare soldi, ma solo fare da tramite.

Nota: una lavatrice e un frigorifero dovrebbero durare almeno 10 anni prima di essere sostituiti con modelli più avanzati. Nel luglio del 2017, il Parlamento europeo aveva votato una risoluzione con la quale invitava la Commissione Juncker ha intraprendere iniziative concrete per contrastare il fenomeno della cosiddetta obsolescenza programmatica, ovvero la “vita a scadenza” – senza la possibilità in molti casi di riparazione – di smartphone, tablet, tv, computer, elettrodomestici e software. Tra le richieste, l’introduzione di un “criterio di resistenza minima” per ciascuna categoria di prodotti fin dalla fase di progettazione, l’estensione della garanzia qualora la riparazione durasse più di un mese.

 Quando abbiamo il dubbio che un prodotto sia stato progettato con una vita inferiore a quella tecnicamente possibile, cosa possiamo fare?

Toglierci il dubbio, in pratica chiedere una valutazione ad tecnico sul prodotto. Fare una segnalazione ad AGCM(la segnalazione si fa on-line ed è molto semplice farla, ci occorrono 5 minuti), in questo modo sarà l’antitrust che verificherà se sono state fatte scorrettezze e quindi provvederà lei a sanzionare il produttore in questo modo noi potremmo chiedere successivamente un rimborso.

 

Consigli

Ricordarsi però che prima di ogni cosa prima ancora che compriamo un prodotto ci dobbiamo chiedere se ci serve e se ci serve veramente oltre a fare valutazione di prezzo, e vedere se magari ha la fotocamera da 12 megapixel fronte e retro dobbiamo imparare a fare una valutazione qualitativa.

Non è difficile basta pensare che le cose migliori e resistenti sono quelle costruite con passione. Orientiamoci sempre più verso prodotti hand made, per quelli di casa e per l’hi-tec, cerchiamo di comprare prodotti non brandizzati che ci danno la possibilità di installare magari software open source.

Inoltre oggi è sempre più possibile prima di comprare un prodotto di questo tipo seguire una video spiegazione sul prodotto stesso fatta da esperti che li provano per noi, e gli stessi esperti spesso ci danno numerose informazioni su dove comprarli e a cosa fare attenzione, attenzione questi non sono influencer sono degli esperti di prodotti hi-tech.

Nota: La Direttiva 1999/44 della Comunità europea stabilisce l’obbligo per il consumatore di denunciare il difetto o la non conformità del bene al venditore entro due mesi dalla scoperta, anche se su questa scadenza solo in 12 stati, tra cui l’Italia, la disposizione è stata recepita. Anche in questo caso, ci sono paesi che interpretano la norma in maniera più favorevole al consumatore: in Francia e in Germania, ad esempio, non è stabilito un termine entro cui denunciare il difetto ma solo il generale termine di prescrizione di due anni.

 

 

Approfondimento redazionale curato da Antonio Manetta e ufficio stampa CODICI

Fonti: presa diretta e https://www.dionidream.com/obsolescenza-programmata/

 

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Povertà energetica – il video integrale di “Prima la casa” l’evento Adiconsum/CanaleEnergia del 16 luglio

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Autorità indipendenti: no alle logiche di spartizione politica

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Comunicato stampa Federconsumatori

Indipendenza, competenza e professionalità sono i criteri con cui si devono nominare i vertici di AGCOM e Garante Privacy.

È passato un mese dal nostro ultimo appello, in cui esprimevamo forte preoccupazione per le nomine dei presidenti delle autorità indipendenti Agcom e Garante della Privacy. Abbiamo sottolineato la necessità e l’urgenza di affidare questi compiti a Commissari competenti in materia e completamente indipendenti da ogni logica politica.

Si tratta, infatti, di due authorities che svolgono oggi un ruolo chiave in un’era in cui il settore della comunicazione è soggetto a forti minacce e richiede, come non mai, che siano garantiti i principi di responsabilità, trasparenza, sicurezza, imparzialità e rispetto per la privacy. La tutela della sicurezza dei dati personali è una questione di primaria importanza in un’epoca in cui tali dati sono divenuti letteralmente oggetto di mercato.

Affidare tali compiti secondo un disegno di mera spartizione delle nomine, che nulla ha a che vedere con i meriti e le competenze, potrà determinare un gravissimo danno per il Paese, in termini di sicurezza, di tutela e di sviluppo.

Per tutelare al meglio i diritti e gli interessi dei cittadini ed il Paese è indispensabile che chi compone le autorità indipendenti rispetti i requisiti di autorevolezza, professionalità, competenza, autonomia e indipendenza. Gli unici in grado di assicurare l’elevato grado di trasparenza e credibilità di cui queste Autorità hanno sempre goduto.

Barattare l’equilibrio del Governo con l’assegnazione di cariche così delicate e importanti sarebbe da irresponsabili.

Per questo rinnoviamo il nostro appello affinché le nomine siano improntate esclusivamente alla competenza, alla professionalità e alla trasparenza, per istituire un sistema di vigilanza e controllo realmente libero da qualsiasi condizionamento politico o di altra natura.

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La nostra economia è basata sulla scarsità e ci sta deludendo. Ecco perché il “modello di abbondanza” è ciò di cui abbiamo bisogno.

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Di Bibop Gresta – Chairman & Co-Founder at Hyperloop Transportation Technologies

Fonte: Linkedin

La maggior parte del mondo non pensa all’economia come un sistema creato dall’uomo.

Pensiamo ad esso come pensiamo alla natura: era qui “prima” di noi e sarà qui “dopo” di noi. È troppo grande da immaginare, troppo complessa da capire – e di conseguenza, consapevolmente o meno, l’adoriamo con fede divina. 

Ironicamente, l’economia è il riflesso della natura. 

Nelle società cacciatore-raccoglitori, “l’economia” era giusta ed equilibrata. Non c’era nessuna gerarchia, nessuna concorrenza. Era un ambiente cooperativo – e come un albero cadeva, uno nuovo sorgeva al suo posto, e così via.

Tuttavia, osservando la storia, le società cacciatore-raccoglitori si sono sviluppate soltanto dove c’era abbondanza di risorse, solitamente vicino ad una foresta o in una zona climaticamente mite. È nel deserto che abbiamo sviluppato una gerarchia – un ambiente più del tipo “sopravvivenza del più forte”. In questo tipo di economia, la scarsità dominava, fino al punto che (lentamente, con il tempo) questo modello è diventato il “normale” approccio alla vita — anche in posti con abbondanza. Forte contro debole. Vincitore contro perdente. Coloro che “hanno” e coloro che “non hanno.”

Scorrendo velocemente il tempo, quello a cui siamo finiti oggi è una quantità molto limitata di persone che controllano il 95% delle risorse del pianeta, mentre il resto del mondo sta morendo di fame.

Nel 2019, stiamo attualmente producendo cibo per 10 miliardi di persone – tuttavia siamo un mondo di sette miliardi e mezzo di persone, due miliardi dei quali muoiono di fame.

Qui non si tratta di politica. E non si tratta di raccogliere fondi per le iniziative “going green.”

“Sostenibilità”, nel vero senso della parola, sta nel capire i difetti della nostra attuale struttura economica, e il modo in cui, un modello costruito intorno alla scarsità, non porta ad una società sostenibile.

E vi spiegherò come — con una piccola storia chiamata “L’isola delle 10 palme”.

C’è un’isola con dieci persone e dieci palme.

L’economia che abbiamo creato per noi afferma un principio fondamentale: se ognuna delle persone dell’isola ha il potere di sostentarsi (cibo, acqua, ecc.), per definizione, non c’è economia. Se provo a vendere i frutti di una palma a qualcun altro, nessuno li comprerà perché gli altri hanno gli stessi frutti e sono sani e autosufficienti.

Ora immaginate che un uragano o un tornado colpisca l’isola e spazzi via 4 dei 10 alberi.

All’improvviso, si crea un’economia.

Le quattro persone che non hanno più palme per sostentarsi saranno improvvisamente interessate a comprare i frutti dagli altri sei che producono regolarmente frutta.

Pertanto, la teoria economica di Smith e Kerns direbbe: in questa situazione, se una delle sei persone che ha ancora un albero comincia a mettere un prezzo piu’ alto ai suoi frutti, poi qualcun altro abbasserà il prezzo al fine di competere per il cliente—e si avrà sempre un mercato che si auto-compensa.

Questa è domanda-offerta nella sua forma più basilare.

Purtroppo, è stato dimostrato che questa teoria è falsa perché la persona con la palma inizierà a volere sempre più potere. Lui/lei capirà le regole e le dinamiche dell’offerta e della domanda, e troverà il modo per far sì che gli altri con le palme non competano. Lui/lei potrebbe iniziare a comprare le altre palme in modo da poter dominare – o, immaginate che arrivi un altro tornado e distrugga le altre cinque palme. Ciò significa che l’individuo con l’ultima palma rimanente non solo controlla il prezzo, ma essenzialmente controlla l’intero approvvigionamento alimentare. Lui/lei diventa il sovrano dell’isola, in grado di decidere chi vive, chi muore, e ogni cosa che accade sull’isola.

Questo è ciò che succede quando si costruisce un modello economico attorno alla scarsità.

Adesso, vediamo come potrebbe essere l’opposto della scarsità.

Se si progettano le cose basandole sull’abbondanza, non solo si creano le condizioni per prosperare, ma si possono anche creare le premesse per un pianeta completamente nuovo basato su presupposti diversi – opposti a quelli esistenti sull’isola della scarsità. Solo che non dovete “consumare”, non dovete “produrre.” Non avete neanche il problema del lavoro, per esempio. Secondo uno studio di Oxford, il 47% dei posti di lavoro in tutto il mondo scomparirà nei prossimi 25 anni – e questi posti di lavoro non torneranno. Saranno sostituiti da computer e robot, e va bene cosi’. Evviva! Perché questo ci offre l’opportunità di poter garantire i diritti di base a tutti e di lottare per fare ciò che facciamo meglio: spendere l’80% del nostro tempo in creare e far progredire l’umanita’ e il 20% del nostro tempo eventualmente a lavorare.

Se fossimo in grado di ottimizzare e di costruire un modello economico attorno all’abbondanza invece che alla scarsità, sbarazzandoci del “lavoro” definitivamente, sarebbe ancora meglio.

Questo è estremamente importante nel modo in cui ci stiamo avvicinando e stiamo costruendo Hyperloop. 

L’abbondanza opposta alla scarsità è un pilastro fondamentale dei nostri criteri di progettazione. L’obiettivo qui non è quello di creare una società che fa tonnellate di denaro — anche se è l’ovvia conseguenza. La missione finale è un invito all’azione a livello planetario per costruire un sistema che apra la strada e costruisca l’infrastruttura per un’economia di nuova generazione. Non deve essere “Come possiamo arrivare da Los Angeles a San Francisco in meno di un’ora in modo che possa prendere più riunioni, lavorare di più, produrre di più, consumare di più,” ecc. 

Per riequilibrare veramente la nostra economia, dobbiamo attaccare il problema alla radice. E questo significa ridisegnare l’interazione umana da zero.

Mi rendo conto di dover sembrare un pazzo, fuori di testa, e va bene cosi’. Oggi stiamo appena scoprendo il percorso per arrivare a un modello di “abbondanza”. Al Forum mondiale dell’economia (World Economic Forum), 50 delle migliori compagnie del mondo ci prestano attenzione – desiderano tutti gli stessi risultati, ma partendo da punti di vista diversi. Ogni giorno possiamo vedere, passo dopo passo, un percorso sempre più chiaro davanti a noi.

Questo è un momento molto importante nella storia per l’umanità, e sta a noi unire e re-immaginare il mondo come lo conosciamo.

To read the English version of this piece, click here.

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