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Obsolescenza programmata. Approfondimento di Unomattina con Luigi Gabriele- Codici

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Da Unomattina del 25 gennaio 2018, con ospite in studio  LUIGI GABRIELE – Affari istituzionali Codici

 

 

Obsolescenza programmata.

Un fenomeno con un nome complicato, ma che ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nella vita.

Chi non ha mai visto la lavastoviglie o la televisione rompersi poco dopo la fine della garanzia e con il sottile dubbio che la data di scadenza fosse già segnata?

Il 9 giugno scorso il Parlamento Europeo si è espresso contro l’obsolescenza programmata, invitando la Commissione ad adottare le misure necessarie a rafforzare e incoraggiare quelle imprese che adottano criteri di robustezza, riparabilità e durata. La direttiva comunitaria 2005/29/CE, inoltre, obbliga l’operatore economico a informare il consumatore nei casi in cui il prodotto sia stato progettato per avere una durata limitata. Qualche segnale – seppur debole e lento – arriva anche dall’Italia: attualmente presso il nostro parlamento giacciono due proposte di legge. La risoluzione del M5S(non farò riferimento al partito), approvata dalla Commissione Attività produttive lo scorso novembre, propone che la garanzia passi da due a cinque anni, che diventano dieci nel caso di prodotti di grandi dimensioni, mentre il disegno di legge  di Sel(idem non citerò il partito) chiede che i pezzi di ricambio siano disponibili fino a che il prodotto è sul mercato e per i cinque anni successivi, il tutto a un costo proporzionato al prezzo di vendita del bene.

 

Nota: chi ricorre a questa pratica, porta di fatto il consumatore ad avere un prodotto pressoché inutilizzabile – o comunque obsoleto – dopo un certo tempo, e dunque a indurlo a una sostituzione.

In Italia solo per i primi 6 mesi dall’acquisto si dà per assodato che il difetto sia responsabilità del produttore, mentre dopo tocca al consumatore che richiede l’intervento in garanzia dimostrare che il malfunzionamento non dipenda dal cattivo utilizzo dell’elettrodomestico.  

La Francia a partire dal 2014 ha approvato una legge con cui l’obsolescenza programmatica è diventata reato; prevede una pena massima di due anni di reclusione per l’amministratore delegato dell’azienda responsabile dell’alterazione della durata dei prodotti da mettere in vendita.

 

 Spesso il costo dei pezzi di ricambio scoraggia la riparazione e spinge al nuovo acquisto: in questo caso si può parlare di pratiche scorrette?

In un certo senso si, ad esempio l’AGCM nel caso degli Iphone rallentati di proposito (i professionisti avrebbero posto in essere una generale politica commerciale volta a sfruttare le carenze di alcuni componenti per ridurre nel tempo le prestazioni dei propri prodotti e indurre i consumatori ad acquistare nuove versioni degli stessi).

Tali comportamenti potrebbero risultare in violazione degli articoli 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo: ARTICOLO N.20
Divieto delle pratiche commerciali scorrette, N.21
Azioni ingannevoli, ARTICOLO N.22
Omissioni ingannevoli, ARTICOLO N.23
Pratiche commerciali considerate in ogni caso ingannevoli, ARTICOLO N.24
Pratiche commerciali aggressive.

La stessa definizione di obsolescenza programmata dà l’idea di pratica scorretta: il Codice del consumo francese definisce l’obsolescenza (dal verbo latino “obsolesco”, ossia “cadere in disuso, perdere di pregio”) programmata come «l’insieme delle tecniche grazie alle quali un operatore sul mercato cerca di ridurre deliberatamente la durata di vita di un prodotto per aumentarne il tasso di sostituzione». Con tale espressione, in sostanza, si fa riferimento al «processo mediante il quale vengono suscitate nei consumatori esigenze di accelerata sostituzione di beni tecnologici o appartenenti ad altre tipologie. Tale processo viene attivato dalla produzione di beni soggetti a un rapido decadimento di funzionalità, e si realizza mediante opportuni accorgimenti introdotti in fase di produzione (utilizzo di materiali di scarsa qualità, pianificazione di costi di riparazione superiori rispetto a quelli di acquisto, ecc.), nonché mediante la diffusione e pubblicizzazione di nuovi modelli ai quali sono apportate modifiche irrilevanti sul piano funzionale, ma sostanziali su quello formale». Se non è scorretto questo!

Ma come funzionano le macchine e come viene programmata la loro fine?

Quali sono le reali aspettative di vita della tecnologia di fronte all’innovazione?

Prodotti più efficienti e a risparmio energetico o incidono anche la moda e il gusto dei consumatori?

Ciclo di vita della tecnologia

  • fase di lancio
  • fase di crescita
  • fase di maturita’
  • fase di obsolescenza

Uno studio tedesco dimostra come numerosi elettrodomestici e prodotti di uso comune vengono programmati, dagli stessi produttori, per rompersi dopo 2 anni, cioè dopo la scadenza del periodo di garanzia stabilito dalla legge. Questo fenomeno viene chiamato obsolescenza programmata, ovvero le aziende che costruiscono dispositivi come computer, smartphone, stampanti ed elettrodomestici, li programmano per per rompersi.

La nuova tecnologia permette sempre di più di programmare la “cessazione delle attività” di un qualsiasi apparecchio elettronico. Ed è proprio quello che fanno molte aziende per incrementare il loro business. Tale meccanismo è noto già da tempo, ed ora è in forte espansione grazie alla possibilità di programmare i chipset, presenti in quasi tutti gli apparecchi elettronici.

Ecco come funziona l’obsolescenza programmata

Il meccanismo risale al 1924 con il Cartello Phoebus, e serve ovviamente ad alimentare le vendite. Prodotti troppo efficienti genererebbero cicli di vita troppo lunghi, con gravi effetti collaterali sulle attività aziendali.

Ma come fanno le aziende a far smettere di funzionare i loro apparecchi dopo un tempo definito?

Sempre lo studio tedesco intitolato “Obsolescenza programmata – Analisi delle cause – Esempi concreti – Conseguenze negative – Manuale operativo”e realizzato da Stefan Schridde, esperto in Business Administration, e Christian Kreiss, docente di Business Management all’Università di Aalen in Germania ha analizzato proprio il meccanismo dimostrando che questo meccanismo macabro, l’obsolescenza programmata, esiste.

I due esperti hanno esaminato oltre 20 prodotti definiti “di massa”, cioè di uso estremamente comune, ed hanno analizzato le varie strategie attraverso le quali i produttori pianificano a tavolino questa obsolescenza “precoce”.

  • Tra gli elettrodomestici, ad esempio, vengono analizzate le stampanti. Dopo aver effettuato un numero (prestabilito a monte) di alcune migliaia di pagine, sul display delle stampanti compare una scritta che indica la “necessità” di una riparazione, mentre in realtà, riuscendo ad azzerare il “contatore” che legge il numero di pagine stampate, l’apparecchio funziona ancora perfettamente.
  • Esaminando le lavatrici, invece, gli studiosi hanno scoperto che, troppo spesso, le barre di riscaldamento degli apparecchi vengono realizzate con leghe e/o metalli che si arrugginiscono molto facilmente. Così facendo, la loro sostituzione risulta antieconomica per il cliente, che viene costretto, dai produttori stessi, a comprare una nuova lavatrice.
  • Gli spazzolinida denti e i rasoi a batteria interna sigillata ed è praticamente impossibile sostituirla quando si scarica e non si ricarica più.
  • Nei capi d’abbigliamentoad esempio i denti delle chiusure lampo sono fatti “a spirale”, in modo da rompersi molto prima del dovuto. Per le scarpe vengono utilizzate suole incollate che non solo si consumano molto presto, ma che non si possono neppure “scollare”. Col risultato che un paio di scarpe semi-nuove, che potrebbe benissimo essere riparato, diventa di fatto inutilizzabile.

La conclusione dello studio è che:

Le aziende utilizzano intenzionalmente e su vasta scala materiali scadenti e inseriscono nei dispositivi elettronici tutta una serie di “punti deboli”, in modo che questi siano destinati a rompersi o usurarsi molto rapidamente rendendo necessario l’acquisto di un nuovo prodotto. Questo fenomeno non riguarda solo alcune marche ma l’obsolescenza programmata è ormai un fenomeno di massa.

Ecco i vari tipi di obsoloscenza

  • Dopo un certo periodo l’apparecchio presenta un difetto funzionale che crediamo sia dovuto ad un guasto ma è l’obsolescenza programmata.
  • Dopo un certo periodo l’apparecchio presenta un usura su un “punto debole” ma la riparazione costa più dell’acquisto di un nuovo prodotto. Questo è fatto appositamente.
  • Dopo un certo periodo l’ apparecchio presenta una certa incompatibilità con nuovi aggiornamenti (specie computer, tablet, smartphone ecc), creati ad oc per spingere il consumatore ad acquistare un apparecchio più all’avanguardia.
  • Dopo un certo periodo non vi è più la disponibilità di parti di ricambio per il vostro apparecchio il quale, una volta rotto si è costretti a sostituirlo anziché ripararlo.

Quella che è stata sopra descritta è l’obsolescenza programmata, e dovrebbe essere un reato perché:

  • Inquina pesantementeil Pianeta Terra, creando una mole enorme di rifiuti non riciclabili e non biodegradabili, inquinando le falde acquifere e il terreno
  • Ruba letteralmente soldi ai consumatoriche o devono comprare prodotti che si rompono dopo la garanzia oppure devono acquistare prodotti a prezzi esorbitanti (e ingiustificati) se vogliono qualcosa di maggiore qualità.

Il Governo dovrebbe proteggere i consumatori dal comportamento pessimo di queste aziende e multarle per inquinamento e frode ai consumatori.

La buona notizia è che qualcosa inizia a muoversi in questa direzione, perlomeno in Europa.

La Francia ha approvato una legge che rende reato l’azione di obsolescenza programmata attuata da alcune aziende. La pena massima è di 2 anni di carcere. La pena massima è di due anni di reclusione per l’amministratore delegato dell’azienda responsabile e una multa di 300mila euro – che può salire fino al 5% del fatturato generato nel paese.

Oltre alla Francia, Belgio, Olanda e Finlandia sono intenzionate a fare lo stesso. Persino la Commissione Europea ha in cantiere un progetto ad hoc per il 2016. I rifiuti di apparecchiature elettroniche (RAEE) hanno un costo non solo per l’ambiente ma anche di gestione.

L’usura precoce e pianificata a tavolino provoca un inutile spreco di risorse naturali, un aumento esponenziale di rifiuti nelle discariche e un danno ai cittadini.

Impatto sull’ambiente e rifiuti

L’usa e getta produce in Europa 10 milioni di tonnellate di rifiuti, chiamati REA (rifiuti di apparecchiature elettriche) sono rifiuti estremamente costosi e pericolosi per cui l’Europa ha delle regole piuttosto ferree (ad esempio non possono essere smaltiti in paesi diversi da quelli in cui sono stati prodotti)

Dal 2007 all’interno del costo dell’elettrodomestico è contenuto l’ecocontributo che va al consorzio delle aziende produttrici, che hanno il compito di entrare in contatto con aziende specializzate che dovranno raccogliere e processare i rifiuti, avendo poi la possibilità di rivendere il materiale processato.

Sono privati quindi non fanno necessariamente gare d’appalto, anche se l’ecocontributo sia di origini pubbliche. I consorzi sono non-profit quindi non dovrebbero incassare soldi, ma solo fare da tramite.

Nota: una lavatrice e un frigorifero dovrebbero durare almeno 10 anni prima di essere sostituiti con modelli più avanzati. Nel luglio del 2017, il Parlamento europeo aveva votato una risoluzione con la quale invitava la Commissione Juncker ha intraprendere iniziative concrete per contrastare il fenomeno della cosiddetta obsolescenza programmatica, ovvero la “vita a scadenza” – senza la possibilità in molti casi di riparazione – di smartphone, tablet, tv, computer, elettrodomestici e software. Tra le richieste, l’introduzione di un “criterio di resistenza minima” per ciascuna categoria di prodotti fin dalla fase di progettazione, l’estensione della garanzia qualora la riparazione durasse più di un mese.

 Quando abbiamo il dubbio che un prodotto sia stato progettato con una vita inferiore a quella tecnicamente possibile, cosa possiamo fare?

Toglierci il dubbio, in pratica chiedere una valutazione ad tecnico sul prodotto. Fare una segnalazione ad AGCM(la segnalazione si fa on-line ed è molto semplice farla, ci occorrono 5 minuti), in questo modo sarà l’antitrust che verificherà se sono state fatte scorrettezze e quindi provvederà lei a sanzionare il produttore in questo modo noi potremmo chiedere successivamente un rimborso.

 

Consigli

Ricordarsi però che prima di ogni cosa prima ancora che compriamo un prodotto ci dobbiamo chiedere se ci serve e se ci serve veramente oltre a fare valutazione di prezzo, e vedere se magari ha la fotocamera da 12 megapixel fronte e retro dobbiamo imparare a fare una valutazione qualitativa.

Non è difficile basta pensare che le cose migliori e resistenti sono quelle costruite con passione. Orientiamoci sempre più verso prodotti hand made, per quelli di casa e per l’hi-tec, cerchiamo di comprare prodotti non brandizzati che ci danno la possibilità di installare magari software open source.

Inoltre oggi è sempre più possibile prima di comprare un prodotto di questo tipo seguire una video spiegazione sul prodotto stesso fatta da esperti che li provano per noi, e gli stessi esperti spesso ci danno numerose informazioni su dove comprarli e a cosa fare attenzione, attenzione questi non sono influencer sono degli esperti di prodotti hi-tech.

Nota: La Direttiva 1999/44 della Comunità europea stabilisce l’obbligo per il consumatore di denunciare il difetto o la non conformità del bene al venditore entro due mesi dalla scoperta, anche se su questa scadenza solo in 12 stati, tra cui l’Italia, la disposizione è stata recepita. Anche in questo caso, ci sono paesi che interpretano la norma in maniera più favorevole al consumatore: in Francia e in Germania, ad esempio, non è stabilito un termine entro cui denunciare il difetto ma solo il generale termine di prescrizione di due anni.

 

 

Approfondimento redazionale curato da Antonio Manetta e ufficio stampa CODICI

Fonti: presa diretta e https://www.dionidream.com/obsolescenza-programmata/

 

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Diritti tv campionato serie A TIM – Guerra tra Sky Italia e Mediapro Italia S.r.l

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Codici: ad andarci di mezzo è sempre il consumatore, presentata segnalazione all’Antitrust

Codici ha presentato una segnalazione all’Antitrust per segnalare il messaggio pubblicitario potenzialmente ingannevole di cui è autrice la società Sky Italia S.r.l

La società infatti, pubblicizza nel proprio sito internet, una proposta di abbonamento della durata di due anni, grazie alla quale gli abbonati potrebbero assistere, a prezzi vantaggiosissimi, a tutte le partite della Serie A TIM, nonché della Serie B TIM.

Sennonché, come è noto, ad essersi aggiudicata i diritti audiovisivi del Campionato di Serie A TIM, non è stata Sky Italia, bensì altra Società, ovverosia Mediapro Italia S.r.l.

Tali “Diritti” sono attualmente oggetto della procedura competitiva avviata da Mediapro Italia S.r.l con la pubblicazione dell’Invito per Operatori della Comunicazione lo scorso 6 aprile 2018.

Il messaggio pubblicitario di Sky sembra essere, pertanto, palesemente ingannevole, in quanto idoneo ad indurre i consumatori a ritenere gli stessi già stati acquisiti da Sky, mentre la procedura di assegnazione dei diritti in questione è appena iniziata, quindi Sky millanta di avere già in tasca qualcosa che ancora non possiede.

Codici non ha potuto far altro che segnalare all’Antitrust, per evitare che come al solito ci vada di mezzo il consumatore.

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ARERA in proroga: ha prodotto quasi 200 delibere, +27% dell’anno precedente

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Oggi l’audizione di Guido Bortoni(e Valeria Termini), in rappresentanza del collegio uscente ARERA, davanti la Commissione speciale per l’esame degli atti del Governo.

Sono stati ascoltati i due rappresentanti dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera), nell’ambito dell’esame del DL 30/2018: Misure urgenti per assicurare la continuità delle sue funzioni. 

Si sono arrampicati sugli specchi su tutto, ma quello che conta è che i conti non tornano.

Abbiamo fatto un esame oggettivo, anzi numerico,  degli atti dell’autorità negli ultimi 60 giorni:

La prorogatio concessa all’Arera prevedeva:

……., come indicato dal parere 5388/10, il Collegio dell’Autorità continui ad operare, esercitando le proprie funzioni limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione ed a quelli indifferibili ed urgenti…..

Nei 60 giorni di prorogatio, come evidenziatio nelle tabelle sotto, l’Arera ha prodotto più delibere e documenti di consultazione rispetto alla media di quando era in carica con i pieni poteri.

Inoltre vi è una forte accelerazione verso la fine del periodo di prorogatio, quando si passa dalle 8 delibere delle prime due riunioni alle 41 dell’11 aprile per poi riscendere a zero il 19/04.

Questo come a voler approvare il più possibile provvedimenti che poi condizionassero le future scelte del nuovo Collegio?  Le delibere dell’11/04 addirittura sono state anticipate di un giorno poichè era l’ultimo giorno della prima prorogatio. Stranamente nella riunione del 19/04, la prima che cade sotto la nuova prorogatio, l’attività si sospende con “0” , quasi come se non si aspettassero una nuova proroga.

Tabella con numero di delibere

riunione quando num delibere
1007 15/02/2018 8
1008 22/02/2018 8
1009 01/03/2018 24
1010 08/03/2018 20
1011 15/03/2018 17
1012 29/03/2018 33
1013 05/04/2018 37
1014 11/04/2018 41
1015 19/04/2018 0
totale 188

Tabella numero delibere per settore

durante la prorogatio
8 riunioni
nel 2017, 50 riunioni
Settore numero
delibere
a riunione
numero
delibere
numero
delibere
a riunione
numero
delibere
rif Rifiuti 0,6 5 0,0 0
efr efficienza energ. e fonti rinnovabili 0,5 4 0,6 29
gas Gas 5,5 44 3,8 192
eel energia elettrica 11,3 90 8,9 446
com energia elettrica e gas 2,0 16 1,4 71
idr Idrico 0,8 6 2,0 100
Rht robin hood tax 0,0 0 0,0 2
Tir Teleriscaldamento 0,0 0 0,2 9
settore non assegnato 2,9 23 1,6 79
tot Totale 23,5 188 18,6 928

 

Tabella numero delibere per macroarea

durante la prorogatio
8 riunioni
nel 2017, 50 riunioni
macroarea numero
delibere
a riunione
numero
delibere
numero
delibere
a riunione
numero
delibere
A Amministrazione 2,1 17 1,1 53
C Contenzioso e arbitrati 0,4 3 0,7 34
E Enforcement e consumatori 6,3 50 4,9 245
I Istituzionale 0,6 5 0,6 29
R Regolazione 10,6 85 9,2 459
S Procedimenti sanzionatori 2,9 23 1,7 86
Rds Ricerca di sistema 0,6 5 0,4 22
tot totale 23,5 188 18,6 928

 

 

 

N.B. in regime di prorogatio, l’Arera ha deliberato molto di piu che nel 2017 (+27%!!) e non certo per il fatto di aver avuto un settore in più: sui rifiuti ha fatto solo 5 delibere

Ci sono inoltre, 8 documenti di consultazione (1 per riunione), di cui è veramente difficile spiegare la ratio di ordinaria amministrazione e urgenza.

Venendo nello specifico, sulle 17 delibere della macroarea Amministrazione, 5 sono di promozioni o aumenti di stipendio :

201/2018/A: Determinazioni in merito al processo valutativo del personale dell’Autorità valutato dalla Struttura per l’anno 2017;

202/2018/A: Determinazioni in merito al processo valutativo del personale dell’Autorità valutato dal Collegio per l’anno 2017 (gratifiche e progressioni incarichi apicali);

203/2018/A: Determinazioni in merito al processo valutativo del personale dell’Autorità valutato dal Collegio per l’anno 2017 (progressioni direttori);

204/2018/A: Determinazioni in merito al processo valutativo del personale dell’Autorità valutato dal Collegio per l’anno 2017 (progressioni funzionari);

205/2018/A: Promozioni nella qualifica di direttore conseguenti agli esiti del processo valutativo 2017;

Erano proprio necessarie in regime di prorogatio? Queste delibere sono state pubblicate nel sito dell’Arera ma senza l’allegato (le prime 4), quindi con poca trasparenza.

Sempre a titolo di esempio, erano urgenti e di ordinaria amministrazione i seguenti documenti di consultazione? Di solito l’Arera da il suo indirizzo proprio nei documenti di consultazione. Vediamole:

  • 114/2018 sulla Revisione dei processi di definizione dei rapporti commerciali tra utenti del bilanciamento e utenti della distribuzione. Revisione dei processi di conferimento della capacità ai punti di riconsegna della rete di trasporto
  • 115/2018 Orientamenti in merito alla definizione della remunerazione spettante ai produttori di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili nelle isole minori non interconnesse
  • 155/2018/R/gas Introduzione di meccanismi incentivanti per l’erogazione dei servizi di stoccaggio
  • 182/2018/R/gas Metodologia dei prezzi di riferimento e criteri di allocazione dei costi relativi al servizio di trasporto del gas naturale per il quinto periodo di regolazione – Orientamenti iniziali

 

 

Sempre a titolo di esempio la delibera 148/2018/R/gas è stata fatta in prorogatio e l’Arera ha aspettato quasi 10 anni sulle tariffe del 2009.

In ogni caso con esempi del genere si potrebbe continuare ancora, ma il vero dato di fatto è che l’Arera è un mostro burocratico, nel peggiore  stile italico (998 delibere in un anno).

Nonostante questa iper attività, l’Italia rimane il mercato più illiquido per energia elettrica e gas, i consumatori non sono tutelati e vengono scaricati su di loro ogni tipo di fallimento del mercato e quelle aziende che vogliono operare in modo positivo sono oberate da una serie di lacci e lacciuoli che non è per niente servito a colpire chi invece operava facendo contratti truffa.

Inoltre, in Italia diventa difficilissimo che un investitore straniero possa investire nel mercato interni, ci sono ostacoli regolatori , non per ultimo ma fondamentale, il sito internet della’autorità italiana è l’unico a non essere tradotto interamente in Inglese.

Se pensiamo ad un investitore estero, la prima cosa che dovrà fare è assumere una schiera di traduttori e non pensiamo che riescano nemmeno a tradurre quello che esce fuori da delibere, incomprensibili e spesso eccessive.

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Fatturazione a 28 giorni: oggi incontro tra Agcom e consumatori. Restituite i soldi!

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Codici intima agli operatori di restituire i soldi, annuncia azione di classe e procederà per indebito arricchimento

Sono 16,6 milioni i clienti della telefonia fissa secondo i dati dell’Osservatorio Agcom (ultimo trimestre 2017), ipotizzando una media di 20€ cadauno indebitamente incassati dagli operatori, tenendoci bassi, ebbene questi ultimi avrebbero percepito ben 3,2 miliardi di euro.

Nonostante le cifre da capogiro di cui sopra, gli operatori continuano a mettersi di traverso, non solo in merito ai rimborsi richiesti che di diritto spetterebbero ai consumatori, ma anche in merito a modalità e tempistiche dello storno dei giorni. Tanto è vero che, non è stato possibile renderlo efficace a partire sin da aprile, considerato troppo vicino per un corretto adempimento da parte degli operatori, secondo il Tar, che con provvedimento presidenziale del 26 marzo scorso, anche se affermava la ragionevolezza dello storno dei giorni, sospendeva lo stesso, perché appunto troppo prossimo temporalmente.

Codici all’incontro odierno ha ribadito che: è finito il tempo della negoziazione e che rispetto alle modalità e alle tempistiche per la restituzione di quanto le aziende hanno sottratto, sono state già a lungo agevolate.

Inoltre non è chiaro nemmeno di che cifre si stia parlando, perché non si sa esattamente quanti siano i consumatori coinvolti.

“L’Autorità deve emettere un provvedimento che stabilisca la restituzione delle somme ai consumatori nel più breve tempo possibile”, afferma Luigi Gabriele di Codici.

“Così come sono stati celeri a sottrarre i soldi, dopo che li avevamo, con una nota formale invitati a fare un passo indietro, oggi non intendiamo più avere un atteggiamento distensivo e pertanto non ci sono più le condizioni per negoziare alcunché continua Luigi Gabriele. Inoltre si parla sempre di danno per le aziende ed il loro bilancio, non c’è mai una chiara e netta presa di posizione in favore del consumatore che rimane sempre e comunque il bancomat preferito da tutte le aziende. Ancora, l’adeguamento del software aziendale per i rimborsi o lo storno dei giorni, non è un nostro problema, e comunque quanto è stato semplice e veloce adeguare il sistema informatico per percepire la tredicesima mensilità!”, tuona Luigi Gabriele.

Codici, qualora non venissero restituite le somme indebitamente percepite, avvierà un’azione di classe, è finito il tempo della comprensione.

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