Secondo l’Ocse dal 2007 al 2010 è cresciuto il gap tra ricchi e poveri. Nei paesi Ocse il 10% della popolazione più ricca ha un reddito 9,5 volte più alto di quello del 10% della popolazione più povera, contro le 9 volte del 2007. In Italia il gap e’ 10,2 volte nel 2010 contro le 8,7 del 2007.

Per il Codacons la ragione è molto semplice: invece di far pagare i costi di questa recessione a chi l’aveva prodotta, si è fatta pagare ai soliti noti, pensionati, lavoratori dipendenti, redditi medio bassi. Anzi, gli speculatori finanziari e le banche, che hanno causato questa crisi, ci hanno pure guadagnato, ricevendo, ad esempio, miliardi di euro all’1% grazie ai quali hanno potuto fare investimenti speculativi, traendo profitto da interessi record, pagati dallo Stato con le tasse dei ceti medio bassi. Nulla si è fatto per impedire che bolle finanziarie si riproducano nuovamente: la Tobin tax resta un miraggio, i derivati continuano ad essere emessi e gli speculatori possono continuare a scommettere sul rialzo di prodotti, anche materie prime, che non sono tenuti, però, a possedere.

In questo quadro internazionale l”Italia va peggio degli altri, come dimostrano i dati di oggi dell’Ocse e dell’Istat, dato che per affrontare la crisi si sono alzate tasse che non rispettavano nemmeno il criterio della capacità contributiva previsto dall’art. 53 della Costituzione, come l’Iva, tipicamente proporzionale, o le accise sui carburanti, preferendole ad esempio al contributo di solidarietà del 5 % per chi guadagna più di 90.000 euro e del 10% per chi dichiara più di 150.000 euro.

Ecco perché il Pil precipita maggiormente in Italia, come attesta oggi l’Istat, che segnala il settimo calo consecutivo, un record da quando ci sono le serie storiche (1990). Se, infatti, tassi chi fa già fatica ad arrivare alla fine del mese, quelle tasse non possono che tradursi in minori consumi, aggravando la recessione e creando un effetto a catena su imprese e lavoratori.

Ecco perché il Governo Letta deve invertire la rotta andando a prendere i soldi, per una volta, a quelli che li hanno, innalzando, ad esempio,  al 27% l’aliquota sulle rendite finanziarie.