Famose Aziende Olearie Italiane nel mirino, per aver spacciato per Olio Extravergine di oliva un prodotto che nella migliore delle ipotesi è semplice Olio d’oliva, con caratteristiche organolettiche completamente differenti, così truffando gli inconsapevoli consumatori.

Tutti i prodotti sono venduti dalle principali gdo presenti sul territorio nazionale.
Oltretutto, le imprese commerciali coinvolte sono l’esempio della commercializzazione di prodotti alimentari spacciati per italiani ma commercializzati da brand esteri.

 

Alla denuncia nei confronti delle Aziende (Carapelli, Bertolli, Sasso, Coricelli, Santa Sabina, Prima Donna e Antica Badia) è seguita anche la segnalazione al ministero delle politiche agricole.

Si tratta di una vera e propria frode alimentare, da parte di Aziende che dovrebbero rappresentare l’eccellenza dell’”Oro Verde” Nazionale, e data la rilevanza della stessa e i consumatori coinvolti, Codici lancia la CLASS ACTION!

“Inaudito venire a conoscenza di una frode di questa portata, messa in atto da Italiani a discapito degli Italiani stessi.. è come truffarsi da soli!” commenta Ivano Giacomelli di Codici “Come sempre al fianco dei cittadini, scendiamo in campo a difendere i diritti dei consumatori”.

È giusto fare una suddivisione degli oli che possiamo trovare in commercio, e quelli che invece è assolutamente vietato vendere, ma che vengono raffinati e immessi nel mercato.

Primo: olio extra vergine-olio di prima scelta; secondo: olio vergine-olio di seconda scelta, disponibile in commercio; terzo: olio lampante-olio che non può essere venduto (viene rielaborato e trasformato in olio d’oliva rettificato); quarto: olio di sansa-olio che si ricava dai residui di materia grassa avanzata dopo la spremuta (ovviamente prima di immetterlo sul commercio come olio di sansa raffinato, dovrà essere raffinato e miscelato con oli di prima o seconda scelta); quinto: olio deodorato-olio lampante che viene raffinato a basse temperature (lo si deodora nel vero senso della parola, perché vengono eliminati i cattivi odori).

Intanto una raccomandazione: usare con attenzione l’olio extra vergine (quando si è certi che lo sia..), bisogna riporlo in bottiglie il più piccole possibili, perché una volta che l’olio entra in contatto con l’aria si ossida e nel giro di poco perde tutte le sue proprietà anti ossidanti declassandosi in olio vergine.

 

Dopo l’inchiesta della Procura di Torino sull’olio extravergine d’oliva, il Codacons affila le armi legali a tutela di migliaia e migliaia di consumatori coinvolti in quello che sembra essere l’ennesimo scandalo alimentare italiano.

L’associazione dei consumatori, infatti, ha deciso di pubblicare oggi sul proprio sito internetwww.codacons.it un modulo attraverso il quale le famiglie che hanno consumato olio prodotto da una delle 7 aziende coinvolte nell’indagine, possono avviare l’iter per chiedere il risarcimento del danno subito e costituirsi parte offesa nel procedimento aperto dalla Procura.

“Invitiamo tutte le famiglie che hanno consumato olio extravergine d’oliva di una delle marche colpite dall’inchiesta, a far valere i propri diritti e chiedere un indennizzo fino a 5.000 euro – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Se gli illeciti saranno confermati, infatti, il danno per i consumatori sarebbe enorme: a quello morale derivante dall’inganno subito e dalla lesione della buona fede, si aggiungerebbe un evidente danno economico, derivante dall’aver pagato di più per un prodotto con caratteristiche inferiori a quelle promesse”.

Per tale motivo il Codacons pubblica oggi sul proprio sito internet il modulo che i consumatori di olio possono utilizzare per chiedere il dovuto risarcimento.

Una vera e propria truffa ai danni dei cittadini.

Così si configura la vendita di olio di oliva di categoria inferiore spacciato per extravergine.

Dopo la denuncia de “il Test” sono scattate le analisi del laboratorio dell’Agenzie delle dogane e dei monopoli, che hanno confermato come l’olio venduto come extravergine da 7 note case produttrici fosse in realtà olio di qualità inferiore.

Aziende che si vantano della qualità del proprio prodotto con pubblicità altisonanti.

Il danno creato da tale inganno è enorme, non solo per i cittadini che, come è noto, si trovano in condizioni di forte difficoltà, ma anche per l’intero Paese e per l’immagine dei prodotti Made in Italy.

Una vicenda vergognosa, che richiede un intervento immediato delle autorità competenti.

Non è tollerabile scoprire un inganno di questa portata dopo la commercializzazione di chissà quanti milioni di bottiglie di falso extravergine. Prima di tutto chiediamo il ritiro dal commercio dei prodotti interessati, affinché vengano rietichettati correttamente.

“E’ indispensabile sanzionare adeguatamente i responsabili di questa truffa, meglio se con un tintinnio di manette, affinché casi simili non si ripetano.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

Inoltre chiediamo un intervento dell’Antitrust, dal momento che a nostro avviso si tratta di un caso esemplare di pubblicità ingannevole.

Sollecitiamo, inoltre, il Ministero dell’Agricoltura a disporre un dettagliato piano di controlli con norme e verifiche più stringenti. Controlli che non devono avvenire solo a posteriori, ma soprattutto prima che i prodotti vengano commercializzati e che entrino nelle case delle famiglie.