A cura del settore Tutela Alimentare dell’Associazione CODICI: Carmine Laurenzano, Matteo Pennacchia, Luigi Gabriele

La Procura di Siena ha chiesto il rinvio a giudizio per i vertici dell’azienda olearia Valpesana

L’azienda olearia Valpesana è una delle più importanti aziende intermediarie operante nel comparto dell’importazione, della commercializzazione all’ingrosso di oli extravergine di oliva, oli vergine, oli lampanti e del successivo confezionamento per la vendita al dettaglio di oli d’oliva.

Essa svolgeva un importante ruolo di connessione tra produttori e distributori.

Attraverso la ricostruzione delle indagini la Procura della Repubblica di Siena, sta cercando di dimostrare come l’azienda abbia posto in essere un’attività di commercializzazione all’ingrosso sul territorio nazionale ed estero di ingenti partite di olio d’oliva, le quali venivano rivendute ai clienti dopo procedimenti di miscelazione attraverso illecite operazioni di assemblaggio, facendo risultare il prodotto finale come olio extravergine di oliva italiano conforme alla normativa vigente.

Il reg. CE 1989/2003 relativo alle “caratteristiche e metodo analisi degli oli di oliva e oli di sansa” stabilisce i seguenti parametri chimico-fisici per l’olio extravergine di oliva:

–          acidità < 0,8 mg/kg;

–          perossidi < 20 meq 02/kg (parametro analitico indice dello stato di ossidazione e dall’irrancidimento dell’olio);

–          alchilesteri < o = 75 mg/kg (parametro di qualità che permette di individuare false miscele di oli extravergini di oliva e oli di bassa qualità).

Secondo gli inquirenti, l’ AOV miscelava, sulla base di un “ricettario”, differenti oli di oliva con olio lampante proveniente da Spagna, Grecia e Tunisia aventi perossidi > 20 meq O2/kg, acidità > 0,8, alchilesteri > 75 mg/kg, quindi con scarse qualità organolettiche tali da non ricondurre all’extravergine d’oliva.

Inoltre secondo gli investigatori, siamo in presenza del primo caso di miscelazione e commercio di olio miscelato con olio deodorato.

L’olio deodorato è olio non commestibile che ha subito un procedimento chimico-fisico di distillazione, in corrente di vapore sottovuoto a 200° C, con la finalità di rimuovere difetti e cattivo odore. L’olio deodorato dopo il trattamento non può essere venduto come extravergine, a meno che venga miscelato con un’elevata quota di extravergine fruttato. Causa del processo di deodorazione è la presenza di alchilesteri,che sono composti che si formano con il degrado di olive danneggiate o conservate in condizioni non ideali prima di lavorarle. Avremo la formazione di alcol etilico e metilico che può evolversi in alchilesteri. Il reg. CE 61/2011 prevede la percentuali di 75 mg/kg di alchilesteri nell’olio extravergine di oliva. La l. 134/2012 nell’ordinamento italiano ha ridotto la soglia limite per la concentrazione degli alchilestri a 30 mg/kg per gli oli extravergine etichettati come italiani.

L’ AOV avrebbe pertanto immesso sul mercato ingenti masse di olio denominandole extravergine di oliva e extravergine di oliva 100% italiano conforme alle caratteristiche del reg. CE 1019/2002, in realtà diverse per origine e qualità a causa dei procedimenti sopra spiegati.

Gli investigatori hanno sequestrato un totale di 8000  tonnellate di olio che è stato restituito all’ AOV poichè conforme nelle analisi.

La sofisticazione alimentare posto in essere dall’ AOV, è abbastanza complessa, poiché con la presenza di deodorato rende l’operazione di investigazione ancora più difficile.

Aspetto fondamentale da notare è l’esigenza di maggiori norme a tutela dell’extravergine italiano, il quale subisce l’evoluzione tecnica della sofisticazione alimentare, mettendo in difficoltà l’ottimo lavoro di controllo da parte dei NAS, NAC, CORPO FORESTALE DELLO STATO, ICQRF.

Il settore agroalimentare italiano composto da piccoli e medi produttori di extravergine di oliva di qualità necessita di una tutela congiunta ai consumatori. La filiera dalla produzione al consumatore è quel “canale trasparente” che deve essere ben protetto per un buon uso dell’ingrediente base della cucina mediterranea, attuo ad una sicurezza alimentare sempre più minacciata.

La dieta mediterranea è elevata a riferimento per un sano e buon regime alimentare, il quale conferisce all’essere umano un equilibrato apporto nutrivo.

Alla base della dieta mediterranea abbiamo l’olio extra vergine di oliva, protagonista di tutte le tradizioni culinarie mediterranee, vero “collante culturale” dei paesi del bacino oltre che degli ingredienti.

Nella cucina italiana l‘olio extra vergine di oliva è il primo ingrediente,  sia come base nella cucina che come acquisto, risultando l’alimento più acquistato con un volume di 840mila t/anno mediamente consumate (rispetto i 2milioni t/anno a livello mondiale) pari ad un consumo domestico dello 85%.

Visto l’elevato consumo ed i numeri esorbitanti, i consumatori devono essere al corrente delle diverse tipologie di olio prodotte, dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche e chimico – fisiche.

La principale proprietà che stabilisce la diversità tra le tipologie dell’olio, e di conseguenza la differente qualità, è ricollegabile all’acidità: essa è conseguenza del rilascio degli acidi grassi dovuti dal fenomeno dell’idrolisi dei gliceridi, ed è un parametro qualitativo definibile mediante analisi da  laboratorio.

Attraverso il parametro dell’acidità, si effettua una classificazione merceologica degli oli: più alto risulta il valore dell’acidità, più scadente è la qualità dell’olio.

Sulla base della qualità delle olive, acidità e lavorazione, la classificazione è la seguente ( reg. CE 2568/91 poi modificato con reg.CE 1513/2001 poi aggiornato con reg.CE 1989/2003):

-OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA ( acidità massima di 0,8g per 100g di prodotto estratto con solo metodi meccanici);

-OLIO VERGINE DI OLIVA ( acidità massima di 2g per 100g di prodotto );

-OLIO DI OLIVA RAFFINATO ( acidità massima di 0,3g per 100g di prodotto) ottenuto dal taglio di olio di oliva raffinato con olio di oliva vergine ;

-OLIO DI OLIVA LAMPANTE ( acidità minima di 2g per 100g di prodotto ) non utilizzabile per consumo alimentare;

-OLIO DI OLIVA COMPOSTO DA OLI DI OLIVA RAFFINATI E OLI DI OLIVA VERGINI ( acidità massima di 1g per 100g di prodotto);

-OLIO DI SANSA DI OLIVA ( acidità massima di 1g per 100g di prodotto );

-OLIO DI SANSA RAFFINATO ( acidità massima di 0,3g per 100g di prodotto ).

I consumatori devono essere a conoscenza che gli oli di oliva in commercio, in virtù dei reg. CE 1019/2002 e 865/2004 , sono di fatto una miscela di oli di oliva diversi. Eccezione sono gli oli di oliva con denominazione geografica protetta.

Manipolare differenti tipi di olio di oliva, andando a “migliorare” oli da sapori “cattivi” ad oli”migliori”, è una pratica largamente adottata oltre che legale.

L’industria olearia tiene conto delle esigenze del mercato, spostando ingenti quantitativi di materia grezza oppure di olio di oliva, per assicurare una richiesta sempre più crescente.

In Europa condizione indispensabile è rispettare i parametri chimico-fisici dei differenti tipi di oli di oliva, fissati per legge dal reg. CE 1513/2001.

In virtù di questa situazione i consumatori, possono essere bersaglio di frodi agroalimentari nel mercato dell’olio d’oliva, poiché viene venduto olio extravergine di oliva italiano bensì  prodotto con olio importato da Grecia, Tunisia, Spagna.

L’Italia rappresenta il primo paese al mondo per consumo, rappresentando il marchio made in Italy per l’olio extravergine di oliva una realtà di qualità, visto che la l.134/2012 ha ridotto il valore di alchilesteri per oli di oliva etichettati come italiani a 30 mg/kg rispetto ai 75 mg/kg del reg. CE 61/2011.

Il caso dell’azienda olearia Valpesana (AOV) è l’esempio concreto dell’enorme quantitativo di olio che circola in differenti paesi tra intermediari, i quali manipolano differenti oli di oliva per immetterli sul mercato come falso extravergine di oliva italiano, truffando milioni di consumatori.

Proprio su tali aspetti, il procedimento penale, attualmente in fase di udienza preliminare, ha visto la costituzione di parte civile dell’Associazione CODICI – Centro per i diritti del Cittadino.

A cura del settore Tutela Alimentare dell’Associazione CODICI: Carmine Laurenzano, Matteo Pennacchia, Luigi Gabriele

Fonte:artisanpost.it