Consigliato da dietologi e cuochi, l’olio di oliva sta invadendo i mercati e anche nei ristoranti dove il burro la faceva da padrone compare la ben nota oliera e acetiera. Anche l’olio puo’ essere oggetto di contraffazioni e di… furbe presentazioni. La frode piu’ frequente consiste nel mescolare un olio pregiato, quindi piu’ costoso, con altri di minor prezzo e qualita’ oppure di aggiungere un colorante per dare all’olio quel bel verde che lo fa passare come olio appena spremuto. Gli oli si suddividono in base alla acidita’:
* Olio extravergine di oliva. Ha una acidita’ inferiore all’0,8 % e si ottiene dalla semplice spremitura. La dizione “prima spremitura”, che spesso troviamo scritta sulle etichette, non significa nulla perche’ ormai non si effettuano piu’ “seconde spremiture”;
* Olio vergine di oliva. Ha una acidita’ inferiore al 2% e si ottiene dalla semplice spremitura;
* Olio di oliva. Ha una acidita’ inferiore all’1% ed e’ una miscela di oli vergini e raffinati. Gli oli raffinati sono quelli sottoposti a trattamenti (decolorazione, deodorazione, ecc). La legge non prevede una quantita’ minima di olio vergine, cosicche’ l’olio di oliva puo’ avere l’1% di vergine e il 99% di raffinato;
* Olio di sansa e di oliva. Ha una acidita’ inferiore all’1% ed e’ una miscela di oli vergini e di sansa. Gli oli di sansa sono quelli che si ottengono trattando con solventi la sansa di olive. La legge non prevede una quantita’ minima di olio vergine, per cui l’olio di sansa e di oliva puo’ avere l’1% di vergine e il 99% di sansa.
Dalle frodi difficilmente il consumatore e’ in grado di difendersi. Il consiglio e’ quello di acquistare un olio extravergine di oliva a denominazione protetta (Dop), perche’ in questo modo e’ garantita l’area di provenienza.

Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc