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Olio Made in Italy, il NYT ha pubblicato notizie inesatte? Cosa c’è sotto?

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di Anna Zollo

I  prodotti e i produttori Made in Italy, sono stati nei giorni scorsi messi sotto accusa, non direttamente, ma indirettamente   a seguito dell’articolo uscito sul  New York Times da titolo Extra Virgin Suicidethe adulteration of italian olive oil ha messo in dubbio la qualità dell’olio Italiano, affermando, senza citare dati e fonti che l’olio extravergine italiano fosse  “tagliato” e quindi adulterato con l’olio spagnolo e  tunisino.

La copertina prendeva spunto dal libro   di Tom Mueller    “La verità nell’olio di oliva”,    ( che ha subito preso le distanze). Nel Libro Mueller faceva una disamina sull’olio extravergine, uno dei prodotti di punta dell’export Italiano, che vede come mercato di riferimento proprio gli Stati Uniti.

Per fare un po’ di chiarezza e verificare cosa ne pensano i diversi attori sociali che operano nel mercato e seguendo le linee editoriali di  frodialimentari.it, è stata realizzata  una intervista a più voci per sviscerare il fenomeno.

Da premettere, l’Italia non è nuova a tali attacchi, ed è vero che suddetti fenomeni di adulterazione del prodotto olio sono stati già portati alla ribalta da parte delle forze di polizia, secondo  Amedeo De Franceschi ( vice comandante dei NAF del Corpo Forestale e colui il quale ha per la prima volta ha attenzionato le procure sui traffici illegali di olio )  , “fino a qualche anno fa il problema era molto sentito e  molti erano le tecniche per tagliare l’olio non buono proveniente dall’estero quali ad esempio la deodorazione mild. Pratica non illegale, ma ciò che è  fraudolento è spacciare l’olio modificato come olio extravergine di oliva”.

Quindi  quello che si imputa la NYT è la scarsa precisione nell’esporre i fatti.

Per Paolo Russo ( ex presidente della Commissione Agricoltura della Camera,  che nelle scorse legislature ha dato un forte  impulso alla normativa per una maggiore tutela del prodotto made in)   “il NYT ha sollevato un problema e non possiamo sottovalutarlo. Non mi indigno per quello che scritto. La stampa è libera. E’ un suo problema sé chi ha disegnato e forse ha anche scritto “sotto dettatura” di qualche interesse. Il problema delle regole di trasparenza esiste, in questo settore, non riguarda l’Italia. Se la legge salva olio, che la Commissione da me presieduta nella scorsa legislatura fosse stata applicata anche negli USA, il NYT non avrebbe potuto scrivere quelle cose in questo modo. Da noi le leggi ci sono, da loro invece, diciamo c’è un po’ più di libertà di circolazione delle merci e questo non li autorizza a dire certe cose.” Idee condivise anche da Piero Gonnelli presidente dell’AIFO  (associazione frantoiani oleari italiani) che afferma “  Si tratta di un fumetto mal articolato che sembra coinvolgere tutto il sistema italiano dell’olio di oliva ma, nella realtà,  certe pratiche fraudolente sono attribuibili solo a pochi che operano in maniera fraudolente”  E’ necessario che cose del genere non si ripetano, perché come afferma Agostino Macrì  (UNC) “le esternazioni del New York Times gettano discredito sull’olio di oliva italiano, ma vanno a colpire indirettamente l’immagine di tutte le produzioni made in Italy.” Dello stesso avviso  Vincenzo Pepe ( presidente del Movimento FAREAMBIENTE) che rincara la dose affermando   “ Le politiche denigratorie nei confronti del Made in Italy portano ad incidere su tutto il sistema non solo economico ma anche agricolo ed ambientale. L’agricoltura infatti rappresenta uno degli ultimi baluardi di presidio di un territorio.

Vien quindi da chiedersi   ci sono i presupposti per una richiesta di risarcimento del danno?   Abbiamo quindi chiesto a  Valeria Graziussi (CODACONS), se c’erano questi   ci ha confermato che vi potrebbero essere delle perplessità in merito, ma afferma che è fondamentale che la stampa in genere e il NYT nello specifico,  “ , prima di diffondere dei dati e delle immagini del genere,   dovrebbe adeguatamente documentarsi e fornire statistiche ed evidenze di ciò che afferma. L’articolo, seppure volessimo ammettere un fondo di realtá, diffondendo il logo descritto sopra, dá piu l’idea di slogan pubblicitario negativo che di un articolo scientifico

 L’intera intervista sarà in edicola con il Numero 9 di FareambienteMagazine.

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Consumatori

Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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