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Oltre l’IMU, in Italia manca una politica pubblica per la casa

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Scritto da Liliana Ciccarelli (Cittadinanzattiva)
Fonte costozero.it

É possibile pensare di comprare casa senza mutuo anche da parte giovani coppie e realizzare una “concorrenza civica” al settore bancario?

Piaccia o no in Italia (e non solo) l’economia gira in buona misura intorno al mattone. La crisi del mercato immobiliare è anche una crisi di modello di crescita e di sviluppo ma le ipotesi di “conversione” sono al momento aldilà da venire e comunque ogni italiano punta sulla casa di proprietà per sé e se è possibile per i figli.

Non a caso intorno al tema casa, puntando sull’abolizione prima dell’ICI poi dell’IMU sono “risorti” i destini politici di partiti e di governi. Il mercato immobiliare, sostiene l’ANCE vive uno shock senza precedenti. Il rapporto di maggio 2013 dell’Agenzia delle Entrate ha registrato un calo delle compravendite di circa il 26%. Secondo i dati Censis 2012 (Atlante della domanda immobiliare) c’è quasi un milione di famiglie in Italia che cerca di comprare casa, con tale domanda abitativa avere il mercato fermo è praticamente un suicidio ma siamo in un vicolo cieco: le banche non concedono mutui o prestiti adeguati, non c’è liquidità sufficiente per affrontare un acquisto importante, non c’è una vera politica pubblica per la casa e si naviga a vista con provvedimenti di moratoria sui mutui. Dai cicli di crisi economica si esce con proposte innovative che vanno cercate in diversi campi: politici, economici e giuridici.

Guardiamoci intorno: in altri Paesi europei esistono ancora tracce di una politica pubblica per la casa. Nel Regno Unito il governo ha introdotto misure incentivanti con il pacchetto NewBuy scheme. L’alloggio deve essere acquistato da un’impresa aderente al programma NewBuy scheme. L’impresa venditrice dovrà fornire un’indennità finanziaria, che si aggiungerà a quella fornita dal Governo. Il costruttore deposita il 3.5% del prezzo di vendita di ogni abitazione venduta nel contesto del NewBuy scheme in un fondo assicurativo speciale per sette anni. L’acquirente richiedente prestito avrà la possibilità di attingere a tale fondo in caso di eventuale sofferenza nel ripagare il mutuo. Il prestatore potrà attingere fino al 95% dell’importo perso. In caso di esaurimento del fondo, il Governo del Regno Unito è garante in seconda battuta con una ulteriore garanzia del 5.5% del prezzo di vendita.

In Germania: i programmi più importanti per l’edilizia mirano al finanziamento del risparmio energetico. Sono finanziabili misure quali l’acquisto di terreni e costi di costruzione o di acquisto inclusi costi accessori quali spese notarili e spese delle agenzie immobiliari, tasse sul trasferimento dei terreni, e acquisto di quote in cooperative per ottenere la membership di una tale cooperativa edilizia. Il finanziamento può arrivare fino a 50.000 euro, finanziati tramite un prestito della KfW (cassa depositi e prestiti) e può essere utilizzato anche per l’acquisto della casa che il beneficiario sta occupando in quel momento, se messa in vendita.

In Italia abbiamo ottenuto un fondo di solidarietà (a maglia stretta) mutui per l’acquisto della prima casa (http://www.dt.tesoro.it/it/doc_hp/fondomutuipc.html) ma soprattutto abbiamo carriere politiche e di governo fondate sulla bacchetta magica dell’abolizione dell’IMU. Nel documento Abi-Ance presentato a maggio 2013 per il rilancio del mercato immobiliare si propone in estrema sintesi:
1. Correggere l’IMU in modo da ampliare e incentivare fiscalmente il mercato delle locazioni.
2. Perseguire l’efficienza energetica e riqualificare le città.
3. Riduzione delle imposte sui trasferimenti delle unità immobiliari.

Non si affronta in maniera diretta il tema degli strumenti contrattuali “smart” che possono favorire la circolazione dei beni, forse perché si introducono sistemi concorrenziali da minare in prospettiva il ricorso a mutui o prestiti bancari?
É possibile pensare di comprare casa senza mutuo anche da parte giovani coppie e realizzare una “concorrenza civica” al settore bancario?

La leva della concorrenza civica può essere l’autonomia negoziale delle parti che potrebbe essere maggiormente favorita e sostenuta dallo Stato. Chi conosce e promuove da noi le formule dell’acquisto della casa tramite rent to buy oppure help to buy? É possibile già oggi comprare casa utilizzando istituti giuridici che consentono minori costi rispetto al finanziamento bancario ma che andrebbero resi più appetibili con alcuni interventi legislativi di rafforzamento delle tutele per venditori e acquirenti ivi inclusi interventi di politica fiscale.

Il rent to buy prevede che i canoni di locazione possano considerarsi (in tutto o in parte) un acconto rateale del prezzo di vendita: pagando l’affitto ci compriamo casa senza pagare gli interessi di un mutuo. Il venditore mantiene la proprietà fino al saldo pattuito. Con l’help to buy invece il trasferimento della proprietà è immediato e il venditore potrà riscattarla in caso di inadempimento dell’acquirente. Il pagamento sarà dilazionato con il versamento di una caparra e/o acconto facilitando così l’ingresso in campo di una banca per un finanziamento di minore importo.
Certo i problemi non mancano a partire dalla gestione delle controversie che possono sorgere tra le parti per inadempimenti, rilascio in caso di riscatto, regime fiscale applicabile e altro però è chiaro che varrebbe la pena investire politicamente sulla ricerca di soluzioni che possano rendere più moderni e agevoli i sistemi di circolazione dei beni e di risoluzione stragiudiziale di eventuali controversie. Del resto anche i Saggi nominati da Napolitano per l’individuazione di una piattaforma condivisa di proposte politiche per la ripresa economica del Paese hanno suggerito di tornare sul tema della mediazione civile delle controversie.

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Bankitalia spende 750mila euro per un sito che dovrebbe educare i consumatori al risparmio

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CODICI presenta un Esposto alla Corte dei Conti per il sito sull’educazione finanziaria del Comitato EDUFIN

L’Associazione si oppone allo sperpero di denaro pubblico e chiede di verificare costi e modi di realizzazione di uno strumento che risulterebbe più a favore delle Banche che dei Consumatori

L’Associazione CODICI, a tutela degli interessi dei cittadini e dei consumatori, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti, ritenendo che l’iniziativa del sito internet per l’educazione finanziari del Comitato EDUFIN, al quale sono stati assegnati fondi per un totale di 1 milione di euro dal 2017, rappresenti una dispersione di fondi pubblici.

CODICI chiede al nuovo Governo, in particolare al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, di vigilare su questo spreco di soldi pubblici e controllare l’emergenza che si nasconde dietro le attività di consulenze e appalti, per progetti che risultano inadeguati ai costi.

Analizzando il sito internet dedicato http://www.quellocheconta.gov.it/it/che è costato più di 750 mila euro, risulta evidente come, una spesa di questa entità sia sproporzionata a fronte dei contenuti pubblicati all’interno dello stesso sito. I testi risulterebbero dei contenuti riconducibili a siti internet di istituti bancari. Una situazione paradossale che appare ancor più strana dal momento che il sito in questione e il comitato ad esso collegato sono stati costituiti per informare e divulgare nozioni fondamentali per il consumatore, riguardo l’argomento finanziario. Da un’analisi del sito si evince come questa informazione sia del tutto insufficiente.

La Fondazione per l’Educazione Finanziaria al Risparmio, attraverso il Comitato per l’educazione finanziaria, ha realizzato un sito web che, da quanto riportato anche in un’inchiesta de “Il Fatto Quotidiano”, sebbene sia un’iniziativa governativa di EDUFIN, risulterebbe inefficace e molto dispendiosa per i contribuenti italiani.

Il sito nasce con l’intento di fare luce su una materia che sembrerebbe ancora oscura ai risparmiatori, quella della cultura finanziaria. Dagli strumenti bancari per mettere da parte i primi risparmi, alle nozioni sulla busta paga e il TFR; dal percorso che è possibile intraprendere per l’acquisto di una casa, alle spese da affrontare in una famiglia, fino alla gestione della pensione.

Il problema evidenziato nell’articolo de “Il Fatto Quotidiano” dello scorso 29 Aprile, riguarda sia le spese di realizzazione del sito, che è costato quasi un milione di euro all’anno (750 mila euro), provenienti dal Ministero del Tesoro, che i contenuti. Ad una lettura attenta non emergono informazioni davvero utili e complete sull’educazione finanziaria, sebbene questa dicitura sia riportata quasi in ogni articolo, ma si tratta piuttosto di informazioni banali e talvolta fuorvianti.

“Come Associazione a difesa dei Consumatori, riteniamo – dichiara il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – che operazioni come questa rappresentino un grande sperpero di risorse pubbliche e non siano state gestite in maniera totalmente trasparente. Sicuramente i contribuenti e i risparmiatori a cui era indirizzato il sito si ritroveranno ancora a farsi molte domande sull’educazione finanziaria, dopo aver letto articoli poco esaustivi, a favore di alcuni istituti bancari o news che rappresentano vere e proprie campagne promozionali per vendere polizze” – ha concluso Giacomelli.

Per i motivi sopracitati CODICI, nella sua quotidiana attività a tutela dei Consumatori, ritenendo che il sito governativo non sia stato realizzato con un punto di vista imparziale, bensì contenga contenuti pubblicitari a favore delle Banche, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti.

Ufficio Stampa Associazione CODICI
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Educazione finanziaria, emergenza nazionale. Di Francesco Luongo

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Tutela del risparmio ed educazione finanziaria “virtuale” dei consumatori. L’irresistibile inconsapevolezza della rabbia dei cittadini

 

In Italia oltre 500mila famiglie sono state colpite dai crack seguiti alla malagestio conclamata di un management bancario disinvolto ed in alcuni casi dai comprovati rapporti amicali con le Autorità di vigilanza.

A fronte di soli 67 milioni di euro di sanzioni irrogate da BankItalia e Consob, chissà se e quando riscossi, ai bancarottieri sono stati riconosciuti 113 milioni di euro di bonus.

Dopo la strage di azionisti e bondholders di Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Etruria, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, non dimentichiamo che il Ministero dell’Economia (quindi noi contribuenti) ha investito in Monte dei Paschi di Siena circa 5,4 miliardi di euro: 3,85 miliardi per l’aumento di capitale e 1,53 miliardi nell’offerta ai risparmiatori ex titolari di bond subordinati, divenuti soci della banca per permettere allo Stato di salvare l’istituto.

Ecco pertanto il porsi ancora una volta  al centro dell’attenzione istituzionale il vecchio problema dell’ alfabetizzazione economica degli italiani, con l’istituzione da parte del MEF del Comitato Edufin e l’approfondimento svolto nell’ambito della XVII sessione programmatica CNCU – Regioni, svoltasi a Macerata. “Educazione e trasparenza finanziaria: un investimento per i cittadini/utenti” il titolo della due giorni di confronto e discussione tra Associazioni dei consumatori, il Ministero dello Sviluppo Economico, le Regioni e quelle Autorità che, come la Banca d’Italia e Consob, svolgono una attività di “stabilità dei mercati bancari e finanziari” ben diversa dalla “tutela dei risparmiatori”.

Non è un caso, del resto, che la stessa Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulle banche della scorsa legislatura nella relazione finale abbia chiarito che «le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio».

E’ ormai palpabile la sfiducia dei risparmiatori verso ogni forma di investimento, dimostrata dai 1.329 miliardi di euro gelosamente custoditi sui conti correnti a tassi irrisori, se non negativi, a causa del “bollo” introdotto dal Governo Monti nel 2012.

Solo un’ adeguata e capillare campagna di educazione finanziaria che parta dalle scuole diffondendosi nei territori attraverso incontri diretti con i risparmiatori, anche con il contributo delle associazioni dei consumatori, unita a una nuova vera autorità di tutela del risparmio che potrebbe essere la stessa Antitrust e norme penali più severe che prevedano il carcere per i bancarottieri, potranno invertire questo trend della paura che sta bloccando il Paese.

Non sembra al momento che gli interlocutori istituzionali, a cominciare dal MEF e dal Comitato Edufin, condividano questa impostazione visto che hanno deciso di investire  nel 2017 circa 750mila euro per la creazione dell’ennesimo portale “Quello che Conta” che aggiunge a quelli di ConsobBankItalia, ed altri 300mila in studi e consulenze.

Vedremo se nei prossimi mesi  si ragionerà in termini più concreti e meno “virtuali” rispetto ai bisogni di cultura finanziaria dei cittadini e che il nuovo Governo sia più sensibile verso questi temi comprendendo la rabbia dei tanti  che hanno perso i propri risparmi.

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Carte di credito clonate, un giro d’affari di 150.000 euro a settimana

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Vacanze in arrivo, truffe in agguato… Carte di credito clonate, un giro d’affari di 150.000 euro a settimana. Il Movimento Difesa del Cittadino rinnova le sue battaglie di sensibilizzazione, invitando i consumatori alla massima attenzione, seguendo anche i consigli dei Carabinieri

 

Un enorme giro d’affari, un indotto impressionante. Le indagini parlano chiaro. Attraverso la frode dei codici bancari, e la successiva clonazione delle carte di credito, il business che si può raggiungere tocca 150.000 euro a settimana, circa 10 milioni l’anno.

I prelevamenti vengono effettuati perlopiù nei Paesi esteri, con maggiore concentrazione in Jamaica, Indonesia e Belize.

Gli sportelli ATM sono abilmente manipolati, attraverso l’inserimento di un file “spia”, perfettamente mimetizzato, che riesce a carpire tutti i dati delle carte di credito inserite. Ecco così che codici e bande magnetiche vengono cifrati ed inviati direttamente all’estero, dove avviene la clonazione.

 

Il Movimento Difesa del Cittadino, attraverso le campagne SOS POS e Pago Sicuro, ha da tempo avviato un percorso finalizzato all’educazione finanziaria dei cittadini, proponendosi di incentivare l’utilizzo delle carte di debito e di credito con la corretta informazione,  stimolando le Istituzioni e l’opinione pubblica ad una riflessione su queste tematiche, raccogliendo denunce e reclami dei cittadini, al fine di poter affrontare qualsiasi acquisto serenamente e in totale sicurezza. Conoscere diritti e doveri è la base per gli acquisti sicuri!

 

<<La maggiore diffusione dei pos nei piccoli esercizi commerciali – spiega Francesco Luongo, Presidente Nazionale di MDCpermetterebbe ai consumatori di non essere costretti a continui prelievi bancomat esponendosi al rischio di hacking della propria carta di debito. Ci auguriamo che il nuovo Governo prenda subito a cuore il tema della sicurezza e della diffusione dei pagamenti elettronici essenziali alla crescita del paese>>.

 

Attraverso i link: www.difesadelcittadino.it/sos-pos/ e www.difesadelcittadino.it/pago-sicuro/ I cittadini possono contattare l’Associazione per ricevere consigli e assistenza sui pagamenti elettronici, per denunce e reclami per disservizi o per vere e proprie violazioni della legge.

 

L’Associazione, inoltre, ricorda gli accorgimenti che l’Arma dei Carabinieri ha diffuso nei mesi scorsi, al fine di evitare la sottrazione dei dati sensibili e le truffe sempre in agguato:

 

1) Verificare sempre che nelle immediate vicinanze non vi siano persone ferme in atteggiamento sospetto. 2) Accertarsi che sullo sportello non siano state applicate apparecchiature posticce, controllando, ad esempio, la fessura ove viene inserita la carta (per l’eventuale presenza di skimmer, fili o nastro adesivo sospetto) oppure l’aderenza della tastiera al corpo dello sportello (verificando che non vi siano due tastiere sovrapposte). Queste applicazioni infatti non inficiano l’operazione da svolgere, per cui al termine della stessa l’ignara vittima potrebbe non accorgersi della duplicazione del codice. 3)Controllare che non vi siano fori anomali all’interno dello sportello (specialmente sul lato superiore), ove potrebbero trovare eventuale alloggiamento microtelecamere (queste non superano il mezzo centimetro di diametro). 4) Qualora ci sia il sospetto che lo sportello sia stato manomesso bisogna chiamare il “112”. 5) Durante l’operazione di digitazione del codice, utilizzare una protezione “visiva” (anche l’altra mano, ben collocata, o il portafogli stesso possono essere sufficienti) che renda effettivamente difficoltoso, per potenziali “spioni”, prendere conoscenza del codice attraverso microtelecamere in precedenza installate. 6)Qualora al termine dell’operazione non venga restituita la carta, è buona norma chiamare subito il numero verde per bloccarla.

 

 

 

 

 

 

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