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Orari esercizi commerciali. Verso lo stop agli orari liberi. Il ritorno dello Stato padrone

La liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali sembra che sia come l’interruzione volontaria di gravidanza. Chi e’ contrario, non si rassegna mai, e cerca sempre di far rientrare da ogni finestra cio’ che era uscito dalla porta. E come l’aborto, la contrarieta’ alla liberalizzazione degli orari, e’ diventata una sorta di credo religioso a cui dover far fede, pena la rinuncia ai propri principi.

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Sicuramente ci vuole stomaco per essere contrari alla liberalizzazione in un periodo in cui gli esercizi commerciali chiudono a grappoli, in un ambito in cui le esperienze di molti Paesi ad economia capitalista (Usa in primis) ci indicano che sono tre le strade da seguire in questo ambito per cercare di superare le crisi: meno fiscalita’, semplificazione burocratica, liberalizzazione orari. Ma, mentre per le prime due aspettiamo le promesse del Governo (la vicenda Tasi/Imu non e’ stato proprio un bell’avvio…), per la liberalizzazione degli orari sappiamo gia’ che l’aria che tira e’ di cambiare rotta rispetto al decreto “Salva Italia” del Governo Monti che, nel 2011, aveva messo un pilastro decisivo contro i controlli della PA sugli orari (pilastro gia’ da tempo soggetto a tanti picconatori parlamentari, regionali e comunali).
E’ infatti un deputato del Pd, Angelo Senaldi, che ha presentato un progetto che, unificando le varie proposte presentate da diversi schieramenti, lo scorso 18 giugno e’ stato adottato dalla commissione attivita’ produttive col voto favorevole di tutti i gruppi (Pd. Ncd, Sel, Forza Italia e Lega), tranne Gruppo misto che ha votato contro e M5S e Scelta Civica che si sono astenuti (chissa’ perche’ l’astensione di scelta Civica, visto che la legge che vogliono abolire e’ proprio la loro…). La legge approvata prevede 12 chiusure obbligatorie all’anno in corrispondenza delle festività nazionali, con il 50% delle stesse chiusure che possono essere spostate ad altra data. La finalità -secondo l’on. Senaldi- sarebbe tornare a una condivisione dei valori delle festivita’ nazionali, civili e religiose. Ci lascia basiti che questa condivisione di valori coesista con la possibilita’ di spostare il 50% delle chiusure a una data diversa, per cui, forse, non siamo estremisti nel creder
e che
il valore delle feste non si determina per legge e che, di conseguenza, la questione della condivisione dei valori sia solo un paravento buonista e para-religioso.
Inoltre, considerato che:
– la legge che vogliono modificare non obbliga nessun esercente a stare aperto, ma gli da’ “solo” la possibilita’ di decidere da se’ quando e come;
– le tutele previste dal diritto del lavoro per i dipendenti non sono in discussione….
ci convinciamo sempre piu’ che l’intento del legislatore sia solo quello di controllare il mercato, di riaffermare il potere di controllo delle istituzioni (nazionali, regionali e locali) su uno dei piu’ importanti motori della nostra economia, il commercio al dettaglio. Di conseguenza: ricreare dei sudditi obbligati che si inchinino o chiedano genuflessi al potere la concessione dei propri spazi economici.
Dicevamo del paragone con l’aborto: su coloro che sono anti-aborto per fede religiosa e che mai si sognerebbero di impedire l’interruzione di gravidanza a chi non la pensa come loro, prevalgono -per urla e schiamazzi e controllo dei luoghi decisionali- quelli che dicono di essere anti-aborto ma che hanno come obiettivo la religione di Stato.
Valutando nel commercio questo modo d’agire: su coloro che aprono e chiudono i negozi quando vogliono e rispetto alle proprie necessita’ e al gradimento dei consumatori, stanno per prevalere coloro che -con urla e schiamazzi, nonche’ controllo dei luoghi decisionali- sostengono di farlo per la condivisione dei valori ma hanno come obiettivo una economia controllata, con lo Stato padrone, spacciandosi per paladini del libero mercato.
Crediamo che se l’attuale legge sugli orari degli esercizi commerciali verra’ modificata, non solo le parole che abbiamo sentito dai nostri governanti ci sembreranno vuote e beffarde, ma dovremo prendere atto che gravi e letali problemi ci attendono, come consumatori, produttori e commercianti.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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2018 crescono i clienti domestici nel mercato libero. Soprattutto i 20-40 enni situati al Centro-Nord

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Elettricità: nel 2018 crescono i clienti domestici nel mercato libero
maggiore incidenza tra 20-40enni situati al Centro-Nord
Le anticipazioni del nuovo Monitoraggio retail 2018 presentate oggi a Milano
Milano, 20 febbraio 2019 – Continua a crescere la quota dei clienti che scelgono il mercato libero dell’energia elettrica: a fine anno 2018 le pmi sul mercato libero sono pari al 58% (4,3 milioni di utenze) e le famiglie al 46% (13,5 milioni) con picchi superiori al 50% in Umbria, Emilia Romagna
e Piemonte e un’altissima incidenza nelle fasce d’età dai 20 ai 40 anni. Non si arresta inoltre la crescita del numero delle società di vendita di energia elettrica attive, giunte a quota 554 unità (da 507 del 2017), con 290 società che operano come meri rivenditori. È quanto emerso dai primi risultati del
‘Monitoraggio dei mercati retail 2018’, anticipati oggi durante il convegno organizzato dall’ARERA a Milano “Monitoraggio retail: uno strumento per l’evoluzione del mercato”.
Durante la mattinata sono stati analizzati i dati completi del 2017 e, per la prima volta, sono state illustrate le potenzialità del nuovo monitoraggio, che sarà sottoposto a breve a una consultazione pubblica. Sfruttando il Sistema informativo integrato (SII), consentirà di comprendere con maggiore
efficacia lo sviluppo delle dinamiche concorrenziali e il livello di apertura dei mercati di energia elettrica e gas, nonché il livello di consapevolezza dei clienti, semplificando al tempo stesso gli adempimenti di venditori e distributori.
Con il nuovo monitoraggio sarà possibile inquadrare e descrivere in modo più completo e dettagliato il tipo di clientela, con cluster relativi alle caratteristiche dei clienti stessi (per esempio: età, genere, categorie commerciali o professionali delle utenze non domestiche), la zona geografica di fornitura, con focus regionali, provinciali e comunali, le offerte disponibili sul mercato (grazie alla mappatura del Portale Offerte) e le scelte operate dai clienti, il numero dei venditori, la loro dimensione e
collocazione territoriale. Infine, sarà più facile anche fruire dei nuovi dati prodotti, e della serie storica, perché saranno pubblicati con maggiore frequenza e saranno consultabili da tutti gli stakeholder in modalità open data.
Il Rapporto monitoraggio retail 2017 e il materiale del convegno sono disponibili sul sito.
www.arera.it

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Calcio 2018/19, sanzioni per 7 milioni di euro a SKY per pubblicità ingannevole e pratica aggressiva

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COMUNICATO STAMPA


L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria avviata nei confronti di SKY Italia, accertando due violazioni del Codice del Consumo e irrogando alla società sanzioni per complessivi 7 milioni di euro.

L’Autorità ha rilevato che SKY non ha fornito informazioni chiare e immediate sul contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19, lasciando intendere ai potenziali nuovi clienti che tale pacchetto fosse comprensivo di tutte le partite del campionato di serie A come nel triennio precedente.

Il consumatore appassionato di calcio, pertanto, in assenza di informazioni che veicolassero immediatamente e con la dovuta rilevanza i contenuti dell’offerta e in particolare le limitazioni sul numero di partite disponibili (7 su 10 per ciascuna giornata di campionato), sarebbe potuto facilmente incorrere nell’errore di ritenere compreso nel pacchetto SKY Calcio l’intero campionato di calcio di serie A, assumendo così una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, ossia l’attivazione dell’abbonamento a tale servizio per la stagione calcistica 2018/19.

L’Autorità ha inoltre accertato che SKY ha attuato una pratica aggressiva in quanto ha esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei clienti abbonati al pacchetto SKY Calcio, i quali, a fronte di una rilevante ridefinizione dei suoi contenuti (riduzione del 30% delle partite di serie A e cancellazione dell’intero torneo di serie B) non sono stati posti nella condizione di poter assumere liberamente una decisione in merito al mantenimento o meno del pacchetto. Gli abbonati a tale servizio sono stati costretti a scegliere tra due possibilità, entrambe svantaggiose, ossia la prosecuzione degli addebiti, tra l’altro in misura invariata, nonostante il contenuto diverso e ridotto del pacchetto rispetto a quello originariamente scelto, oppure il recesso dal contratto a titolo oneroso, con il pagamento di penali e/o la perdita di sconti e promozioni connessi alle offerte con vincolo di durata minima.

Roma, 18 febbraio 2019

www.agcm.it

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Accordo Eni e RenOils per incrementare la raccolta degli oli alimentari usati e di frittura

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L’accordo prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed
educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili

Roma, 14 febbraio 2019 – Eni e RenOils, Consorzio nazionale degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, costituito nel 2016 con lo scopo di assicurare la corretta gestione della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e il riutilizzo degli oli vegetali e dei grassi animali esausti, hanno sottoscritto oggi un accordo di collaborazione volto a favorire il recupero degli oli vegetali esausti.
Eni, che attualmente utilizza circa il 50% degli oli alimentari usati disponibili in Italia, grazie anche alle aziende di rigenerazione aderenti a RenOils amplierà la possibilità di impiegare questi rifiuti per produrre biocarburante di alta qualità nella bioraffineria di Venezia, a Porto
Marghera, e a breve anche a Gela.
La lettera di intenti, sottoscritta oggi da Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di Eni, e dal Presidente di RenOils Ennio Fano, prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti
per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili e di progetti di sensibilizzazione delle associazioni di categoria, dei consumatori e ambientaliste.
L’obiettivo è incrementare la raccolta e il corretto conferimento: oggi gli oli esausti prodotti a livello domestico sono quasi interamente dispersi. Nel 2018 sono state raccolte circa 75.000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dal settore della ristorazione e dell’industria, che rappresentano solo il 25% dell’olio prodotto in Italia, che ammonta a circa 280.000 tonnellate all’anno.
La maggior parte della produzione avviene quindi nelle case, e lo smaltimento avviene per lo più negli scarichi perché la maggior parte dei cittadini non sa che eliminare gli oli di frittura attraverso la rete fognaria può comportare gravi conseguenze ambientali. Oltre a intasare il sistema di scarico domestico e delle reti fognarie con incremento dei costi di manutenzione, lo smaltimento attraverso la rete fognaria pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori, aumentando i costi di depurazione. Un litro di olio genera fino a 4 kg di fanghi di depurazione che dovranno poi essere gestiti come rifiuto, può giungere alle falde e rendere l’acqua non
potabile e crea inquinamento delle acque superficiali, cioè laghi, fiumi e mare con danni all’ecosistema, alla flora e alla fauna. Se disperso in acqua forma un “velo” che impedisce ai raggi solari di penetrare, causando ingenti danni all’ambiente.
RenOils ha l’obiettivo di contribuire in modo efficiente e partecipato alla gestione del sistema del riciclo degli oli esausti in Italia, incrementandone la raccolta. A oggi, sono 254 le associazioni e le imprese della filiera associate, a partire dai produttori di olio per uso alimentare, ai riciclatori e ai recuperatori del rifiuto. Il Consorzio agisce in mutualità per il conseguimento degli obiettivi ambientali che il Ministero dell’Ambiente (dal quale ha ottenuto il riconoscimento nel 2018) ha fissato per il settore. RenOils ha realizzato, in collaborazione l’Università di Roma Tor Vergata, il primo sistema di monitoraggio del comparto degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti (R_O_S) che opera su base geografica ed è fruibili all’interno di una piattaforma web. Questo tracciamento è di fondamentale importanza ai fini dell’accordo con Eni per l’impiego degli oli vegetali esausti per la produzione di biocarburante.
L’accordo siglato oggi è un ennesimo tassello delle iniziative di Eni finalizzate a mettere in atto un circuito virtuoso di “economia circolare” per la raccolta di materie di scarto che vengono, una volta purificate e rigenerate, trasformate in biocarburanti di alta qualità presso strutture industriali nazionali, dando piena valorizzazione a una risorsa energetica nazionale.

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