Roma, 2 luglio 2015 – Si è tenuta oggi, presso la Commissione del Senato, l’audizione delle associazioni di consumatori relativa alla nuova proposta di legge per introdurre la chiusura di 12 giorni all’anno degli esercizi commerciali e artigianali. Rete Consumatori Italia, formata da Assoutenti, Casa del Consumatore e Codici, ha ribadito la sua contrarietà nei confronti della riforma perché rappresenta un decisivo passo indietro nell’epoca del commercio elettronico e vincolante per il consumatore.

Secondo le associazioni, la proposta di legge va contro la situazione attuale che prevede la piena liberalizzazione degli orari, come sancito dall’articolo 31 del D.L. 201/2011 (c.d. salva-Italia). Con le nuove disposizioni, i commercianti sono chiamati al rispetto minimo di 6 giorni di chiusura su 12. Al comune di appartenenza può essere data una comunicazione preventiva. Fanno eccezione gli esercizi che somministrano cibi e bevande, che non sono obbligati alla chiusura domenicale.

Nelle aree metropolitane si possono stipulare intese non vincolanti fra commercianti, organizzazioni di categoria e comuni. Per accordi territoriali è possibile predisporre una consultazione online per conoscere le preferenze e le abitudini dei consumatori.

La proposta di legge prevede supporti di natura economica per acquistare nuove strumentazioni o tecnologie da destinare agli esercenti e la costituzione di un fondo per il commercio al dettaglio. Il ddl sancisce anche la reintroduzione di sanzioni per chi non rispetta gli orari di chiusura ordinati dall’amministrazione comunale di riferimento. In questi casi il sindaco può comminare multe fino a 12.000€.

“Rete Consumatori Italia ha rappresentato tutte le ragioni a sfavore di questo disegno di legge perché è decisamente anacronistico nell’era del commercio elettronico – hanno commentato i tre presidenti Giovanni Ferrari, Furio Truzzi e Ivano Giacomelli. Il consumatore moderno acquista tutti i giorni senza vincoli di orario. Inoltre non si combatte così il potere della grande distribuzione”.

“Siamo contrari, infine, ad ogni forma di sovvenzione del mercato che deve essere libero e sano grazie alla regolare concorrenza” – hanno concluso.