Per permettere ai dipendenti degli esercizi commerciali di “festeggiare il Natale ed il Capodanno con i propri cari”, a fronte di catene della grande distribuzione che hanno già annunciato l’apertura dei punti vendita in queste festività, Cgil, Cisl e Uil della Toscana hanno indetto uno sciopero e l’astensione dal lavoro per il 25 e 26 dicembre e 1 gennaio (1).
Per rendere piu’ vive le festivita’ di fine anno, ci mancava questa nota di colore dei tre maggiori sindacati, che vogliono imporre i festeggiamenti di parte dei cristiani a tutti coloro che abitano e lavorano sul territorio della Toscana. Fulgido esempio di accoglienza dello straniero, nonostante da loro stessi piu’ volte decantata, ma -probabilmente- quando non tocca il portafoglio loro e della maggior parte dei loro associati. Portafoglio che, poi, sarebbe tutto da dimostrare che sia toccato: fino a dimostrazione contraria (storica, economica, sociale e umana) la concorrenza e il libero mercato creano ricchezza e lavoro diffusi; le regolamentazioni razziste e protezioniste, invece, dopo un apparente beneficio per chi ne fruisce in base ai propri convincimenti religiosi e sociali, sono negative per tutti.
A parte i negozi che non hanno dipendenti, e che continueranno a fare come credono, questi sindacati credono che i pochissimi dipendenti che teoricamente potrebbero andare a lavorare in quei giorni festivi, in cui ovviamente dovranno essere pagati di piu’ rispetto alla paga abituale, si faranno condizionare e aderiranno allo sciopero? Sindacati illusi? Non crediamo, ma siamo convinti che sia solo un gioco delle parti: dove i sindacati si autoincensano proclamando sciopero per Natale, Santo Stefano e Capodanno, pur sapendo benissimo che gli esercizi commerciali sono quasi tutti chiusi.
Inoltre, e’ bene sottolineare che in queste proclamazioni di scioperi, per i sindacati sembra che non tutti i lavoratori siano uguali, infatti, per far festeggiare quanto santificato da parte dei cristiani, non sono chiamati allo sciopero anche: dipendenti di bar, ristoranti, ferrovie, trasporti privati e pubblici, aziende elettriche, energetiche ed idriche, autostrade… cioe’ tutti coloro che lavorano sempre, con le relative turnazioni; proprio come avviene in tutti i Paesi in cui la civilta’ economica e giuridica non e’ un’opzione.

(1) “Nonostante le aperture domenicali e festive molte aziende della grande distribuzione – sottolineano Cgil, Cisl e Uil nella nota – utilizzano gli ammortizzatori sociali e attuano procedure di licenziamento collettivo. Le aziende, soprattutto i negozi a conduzione familiare e i punti vendita delle catene commerciali, non hanno tratto beneficio da queste aperture deregolamentate, anzi, in molte chiudono, le città si svuotano di attività commerciali e la concorrenza diventa soccombente”.