Le province di Palermo, Trapani, Agrigento, Ragusa, Siracusa, Enna, Caltanissetta, Catania e Messina, stando alle stime fornite dal quotidiano La Repubblica, costano ai siciliani ben 700 milioni di euro all’anno. Il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, ha deciso di abolirle subito, per sostituirle con liberi consorzi di Comuni.

Ore contate, dunque, per gli stipendifici, come li ha ribattezzati l’attivista M5S e deputato siciliano Matteo Mangiacavallo: essendoci finalmente un precedente, difatti, sono molti in Italia coloro che si aspettano la stessa azione per tutte le altre Regioni. Del resto, se i dati pubblicati da Repubblica sono veri, ossia se il Presidente della Provincia di Palermo incassa un mensile di 8.459 euro, il suo vice 6.334, gli assessori 5.948 euro e i consiglieri poco più di 2.500 euro, l’abolizione delle province siciliane restituisce sicuramente un po’ di speranza ai contribuenti dell’intera penisola, nonostante essa non sia sufficiente per dare nuovo slancio all’economia.