Dopo l’avviso di conclusione indagini da parte della Procura di Roma relativamente all’inchiesta sui pacemaker senza conformità, il Codacons affila le armi legali a tutela dei cittadini portatori di impianti.La vicenda – ricorda l’associazione – nasce da un servizio della trasmissione di Raitre “Report”, che attestava come il laboratorio dell’Istituto Superiore della Sanità tenuto a certificare la sicurezza dei dispositivi impiantati nel corpo umano, versasse in stato di abbandono, con macchinari rotti, vecchi e inutilizzati. Tra il 2010 e il 2014, quindi, sarebbero stati impiantati a ignari pazienti pacemaker non conformi e sprovvisti di valida certificazione, portando così la Procura ad emettere avvisi di garanzia nei confronti di sei dirigenti dell’Iss.

“A seguito dell’iniziativa della Procura di Roma, tutti i cittadini che tra il 2010 e il 2014 hanno subito l’impianto di pacemaker, possono costituirsi parte offesa attraverso il Codacons nel procedimento della magistratura, e chiedere il risarcimento dei danni, anche in assenza di lesioni fisiche, in vista di un futuro processo – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Considerando che ogni anno in Italia 60mila pazienti subiscono l’impianto di un pacemaker, esistono oggi nel nostro paese 300mila cittadini portatori di impianti privi di certificazione e, quindi, potenzialmente pericolosi”.

in loro favore l’associazione pubblicherà oggi sul sito www.codacons.it una pagina per costituirsi parte offesa nell’inchiesta e chiedere il risarcimento dei danni anche solo per i rischi corsi.