Dopo il caso dell’infermiera in coma vegetativo per il possibile malfunzionamento del pacemaker impiantatogli nel 2008, vicenda su cui la Procura di Milano indaga per lesioni colpose gravissime a carico di due dirigenti della St.Jude Medical Italia (azienda produttrice del pacemaker), il Codacons chiede chiarimenti alle autorità sanitarie e invita i soggetti che abbiano subito l’impianto dello stesso apparecchio a valutare possibili azioni legali.
Chiediamo al Ministero della salute di avviare una indagine per capire quanti cittadini italiani abbiano impiantato nel proprio corpo il medesimo modello di pacemaker al centro della vicenda giudiziaria – spiega l’associazione – Ciò è doveroso per dare la possibilità agli utenti interessati di svolgere i necessari accertamenti ed eventualmente agire legalmente.
Secondo il viceprocuratore onorario Alberto Dones, infatti, l’apparecchio impiantato all’infermiera sarebbe stato “difettoso” perché il software non fu aggiornato, nonostante a gennaio 2008 sarebbe giunta una segnalazione del costruttore alla Food and drug administration Usa, segnalazione non recepita dai ministeri italiani competenti.
Se le accuse fossero confermate, si aprirebbe la strada ad azioni legali da parte di tutti quei malati che vivono con il modello di pacemaker in oggetto, anche in assenza di danni fisici e solo per i rischi alla salute corsi – prosegue il Codacons – Per tale motivo invitiamo tutti i soggetti interessati a prendere contatti con la nostra associazione al fine di valutare possibili iniziative di autotutela.