Seguici su

Soldi

Paesi emergenti – investire ai confini del mondo?

Pubblicato

il

Alcuni Paesi Emergenti stati classificati come “mercati di frontiera”. Il consiglio di Altroconsumo Finanza: non è ora di investirci.

In principio erano i Paesi Emergenti. Definizione politicamente corretta per indicare quelli che un tempo furono chiamati Paesi “poveri” e poi “in via di sviluppo”. Da tempo questa etichetta non basta a contenere un mondo di mercati che, sulla scia della globalizzazione, è esploso. Dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina) Altroconsumo Finanza può già parlarne, visto che sono entrati a pieno titolo anche nelle proprie strategie di investimento. Di altri (i cosiddetti “prossimi 11” Messico, Bangladesh, Egitto, Indonesia, Nigeria, Pakistan, Filippine, Iran, Turchia, Corea del Sud e Vietnam) se ne è già parlato sul nostro sito e su Indonesia e Vietnam gli analisti di Altroconsumo Finanza avevano consigliato di speculare e comunque si ritorna a parlarne spesso sul sito finanziario dell’associazione.

”Oggi – afferma Vincenzo Somma direttore di Altroconsumo Finanza – vogliamo spostare l’asticella della nostra attenzione più in là, ai Paesi definiti “mercati di frontiera”. Variano a seconda degli osservatori. Msci (uno dei principali fornitori di indici che descrivono l’andamento dei mercati) indica una trentina di Paesi. Alcuni come Vietnam, Pakistan e Nigeria li abbiamo già citati. Altri sono novità”.

In America gli analisti segnalano Argentina, Trinidad & Tobago e Giamaica. In Asia Bangladesh e Sri Lanka. In Africa Ghana, Botswana, Marocco, Kenia, Tunisia, Zimbabwe e Mauritius. In Medio Oriente: Libano, Oman, Palestina, Arabia Saudita, Giordania… In Europa c’è solo l’imbarazzo della scelta. Buona parte dei Paesi dei Balcani (mancano giusto Albania, Macedonia e Montenegro), alcuni Paesi baltici, l’Ucraina…

“Come si può notare – continua Somma” è un universo composito di nazioni che spesso non “c’azzeccano” l’una con l’altra. Bangladesh e Argentina non hanno nulla in comune, così come non hanno legami Giamaica e Libano. Di buono c’è che, se ci si mette in questa ottica, a furia di mescolare Paesi diversi le instabilità di uno non rischiano di fare danni ad altri. La crisi politica Ucraina non ha effetti sull’economia keniota, così come l’inflazione argentina non ha impatto sulla Borsa di Muscat, in Oman. Resta il (presunto) vantaggio di concentrarsi su Nazioni che diventeranno ricche in futuro e la ragionevole speranza che tale ricchezza ricada anche sui loro mercati azionari”.

Nella tabella preparata da Altroconsumo Finanza si vede come si sono mossi i mercati emergenti e quelli delle nuove frontiere, confrontati con le Piazze mondiali sia tenendo conto dei soli Paesi sviluppati, sia allargando lo sguardo a tutto (o quasi) l’investibile.

Salvo che nel 2013 gli Emergenti si sono mossi nella stessa direzione dei Paesi sviluppati, ampliandone le mosse.
Salvo il 2010 le nuove frontiere si sono, invece, rivelate sempre la brutta copia dei mercati avanzati.
In finanza il passato non è mai indicativo di come sarà il futuro, ma il messaggio è chiaro, sostiene Altroconsumo Finanza. Se è ragionevole credere che domani a Dhaka, Rabat e Buenos Aires si vivrà come a New York, non è automatico che questo stato di cose sia anticipato fin da ora dalle Borse dei rispettivi Paesi. Non da ultimo c’è la fine del 2013 e il primo scorcio di 2014 che han mostrato come alle prime avvisaglie di minore “generosità” nello stampare dollari da parte della Banca centrale Usa, molti investitori siano fuggiti dagli Emergenti. Nel 2014 si dovrebbero stampare sempre meno dollari e non è escluso che gli Emergenti ne risentano ancora. Non a caso un mese gli analisti di Altroconsumo Finanza avevano suggerito di limitare il peso di India, Cina, Russia e Brasile nei propri portafogli.

Conclude Vincenzo Somma: “Se siamo prudenti su questi colossi che, insieme, pesano per una larga fetta della popolazione mondiale; ancora di più temiamo per Paesi che non hanno spalle altrettanto solide. Per ora non investirci”.

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Soldi

PIGNORAMENTO E CRIF | Hai diritto di verificare i tuoi dati, conoscere posizione creditizia e modificarla

Pubblicato

il

Che cosa sono i SIC e come funzionano
Sono delle banche dati che raccolgono e gestiscono informazioni relative a richieste o a rapporti di credito tra intermediari (es. banche, clienti, società di leasing) e clienti.

Gli intermediari che partecipano al sistema “alimentano” da un lato i SIC trasmettendo i dati relativi ai rapporti di credito della propria clientela e, dall’altro, vi accedono per conoscere la storia creditizia di quanti chiedano loro un finanziamento.

Sulla base delle informazioni così rilevate (entità degli importi richiesti, puntualità o ritardi nei pagamenti, livello di indebitamento), gli enti finanziari valutano la solvibilità e l’affidabilità dei soggetti censiti, finanziando solamente quanti offrano maggiori garanzie e minori rischi.

In base all’andamento del rapporto (ad es. del piano di rimborso del finanziamento per puntualità nel pagamento delle rate oppure entità del ritardo), le informazioni contenute nei Sic si distinguono tra informazioni di tipo “positivo” e informazioni di tipo “negativo”.

Perché un protocollo d’intesa tra Adiconsum e i SIC
Perché i consumatori hanno diritto di verificare i propri dati e conoscere la propria posizione creditizia ed eventualmente chiedere di modificarla in caso di errori.

Attività del servizio SIC di Adiconsum

Il servizio è riservato agli iscritti Adiconsum.

Se non sei iscritto clicca qui.

 

Grazie ai Protocolli d’Intesa con i SIC:

 

  1. Adiconsum inoltra la richiesta di accesso ai SIC
  2. i SIC inviano i report del consumatore ad Adiconsum in tempi più brevi rispetto alle ordinarie procedure
  3. Adiconsum fornisce al consumatore tutta la consulenza necessaria e, qualora vi siano i presupposti per la contestazione di dati errati o non correttamente censiti, lo assiste formulando ed inoltrando reclamo;
  4. se il reclamo è fondato, il dato errato viene rettificato, aggiornato o cancellato, a seconda dei casi
  5. Adiconsum inoltra, infine, in presenza dei necessari presupposti e della relativa documentazione, le istanze per la cancellazione delle richieste di finanziamento registrate e non accolte, che potrebbero impedire l’erogazione di ulteriori crediti: la cancellazione avviene in tempi brevi rispetto alle ordinarie procedure.

Documentazione

Per accedere al servizio occorre produrre la seguente documentazione:

 

  •  delega compilata in tutti gli spazi previsti e firmata;
  • copia documento di identità valido perfettamente leggibile;
  • copia del codice fiscale perfettamente leggibile;
  • copia del versamento;
  • copia della tessera Adiconsum (se già in vostro possesso);
  • copia della tessera CISL (se già iscritti al sindacato);
  • copia dell’eventuale documentazione che ritenete utile alla consulenza/reclamo.

Invio della documentazione – che dovrà essere completa e leggibile – dovrà avvenire all’indirizzo:

 

  1. sic@adiconsum.it
  2. via fax al n. 06 44170230
  3. per posta
Continua a leggere

Soldi

Morosità e affitto, schizzano alle stelle i casi di mancato pagamento

Pubblicato

il

Le due mensilità di cauzione sono uno strumento superato. Per Affitto Assicurato «il mondo della locazione è cambiato: il controllo sociale sugli inquilini non c’è più e continuare con le vecchie garanzie può far perdere molti soldi ai locatori»

 

C’era una volta la cauzione. Quelle due mensilità che il proprietario di un appartamento chiedeva come deposito al nuovo inquilino; una garanzia a fronte di un’ipotetica, quanto scongiurata, insolvenza. Oggi, nove volte su dieci, il deposito cauzionale però non basta a coprire le spese che il locatario deve sostenere in caso di morosità dell’inquilino. «Parliamo di circa mille euro a garanzia contro una spesa media che può arrivare, e superare, i 10mila euro», spiega Claudio De Angelis, responsabile marketing di “Affitto Assicurato”, la soluzione che sta rivoluzionando il mondo dell’affitto garantendo 15 mensilità e il sostegno alle spese legali.

«Per valutare la qualità, quindi la solvibilità, dell’inquilino, i nostri nonni si basavano su una sorta di “controllo sociale” – prosegue -. La conoscenza della famiglia di provenienza e il sapere dove si lavorava, unite al deposito cauzionale, diventavano il lasciapassare per l’affitto. Per i tempi, quello era il modo giusto di fare le cose. Oggi, ovviamente, tutto questo non è più pensabile. Anche la richiesta di una busta paga non riesce a dare tranquillità al locatore». Di fatto, le due mensilità depositate (che per legge possono arrivare ad un massimo di tre), non sono più sufficienti. «Quello che viene ritenuto ancora un elemento di salvaguardia e di garanzia, di fatto non lo è più: il deposito cauzionale non garantisce il locatore, o meglio, non lo garantisce a sufficienza», aggiunge De Angelis. «Con il nostro osservatorio abbiamo stimato che nell’90% delle situazioni di insolvenza, il deposito cauzionale non arrivi a coprire le spese e i mancati incassi che il proprietario si trova ad affrontare con un inquilino moroso».

L’affitto diventa una scelta troppo rischiosa? «I numeri sembrano proprio dire questo», afferma De Angelis. «Solamente l’anno scorso sono state emesse 59.600 sentenze di sfratto, di queste 52.500 per morosità. In nove casi su 10 quindi non ci sono i soldi per pagare l’affitto e il deposito cauzionale è una somma obiettivamente insufficiente a coprire il periodo necessario a liberare l’immobile dall’inquilino moroso e le spese che il proprietario è chiamato a sostenere, tra canoni e spese condominiali non corrisposti oltre alle spese legati, arrivano mediamente a 10 mila euro».

Che fare? Mantenere l’appartamento sfitto può essere una risposta e lo testimoniano le oltre 200 mila case vuote che ci sono a Roma, le 70 mila di Milano 70mila e le 60 mila di Torino, per esempio. «Ma sarebbero comunque altri costi da sostenere per il proprietario», rileva De Angelis. «Affitto Assicurato si pone al fianco del tradizionale deposito cauzionale, integrandolo. È una formula studiata per tutelare il padrone di casa, prevenire situazioni spiacevoli, tranquillizzare i proprietari dalla morosità degli inquilini, mettendo comunque gli stessi proprietari nelle condizioni di rispondere a un’esigenza abitativa che continua a ad essere molto elevata».

Come? «Con la garanzia di 15 mensilità e l’intervento anche in caso di spese legali», spiega. «Non un servizio, ma un partner per il proprietario di casa che gli garantisce la rendita della locazione ed evita che incorra nei rischi di morosità. Per un affitto tranquillo».

Continua a leggere

Soldi

Banche: rinvio a giudizio dei vertici di Banca Popolare di Vicenza.

Pubblicato

il

Federconsumatori accoglie con grande favore la decisione di rinviare a giudizio tutti gli imputati nel processo contro i vertici di Banca Popolare di Vicenza, disposto dal Dott. Roberto Venditti all’esito dell’ultima sessione dell’udienza preliminare tenutasi a Vicenza lo scorso 20 Ottobre.

Nonostante le necessarie ed inevitabili dilazioni dell’udienza, per consentire ai tantissimi risparmiatori ed Associazioni di costituirsi, e considerato anche il tentativo in extremis degli imputati di trasferire il processo a Trento, il Giudice per l’Udienza Preliminare è riuscito a concludere l’udienza in un anno esatto dal suo inizio, tempo che sarebbe stato ancor più breve se la decisione della Corte di Cassazione sullo spostamento del processo non si fosse protratta per oltre 5 mesi. Il 1° Dicembre pertanto si apriranno le porte del processo nei confronti di Gianni Zonin e degli altri dirigenti di BPVI.

Ai già numerosi risparmiatori costituitisi all’udienza preliminare se ne aggiungeranno ora molti altri, nella speranza che la speditezza imposta al giudizio dal GUP in sede preliminare si associ ora pari solerzia dei Giudici del dibattimento, così da giungere ad una sentenza di condanna in primo grado che evidenzi e sottolinei le responsabilità degli imputati, anche considerando i concreti rischi che un processo di queste dimensioni incorra in una possibile prescrizione senza che si faccia luce su una vicenda che ha coinvolto i risparmi di oltre 120.000 famiglie in tutta Italia con evidenti negligenze anche degli organi di vigilanza.

Federconsumatori si augura che i tempi siano finalmente maturi anche a Treviso, nel processo gemello che coinvolge i vertici di Veneto Banca.

Continua a leggere