La maxi operazione degli agenti della Forestale del comando regionale per la Puglia, che ha portato a dodici denunce a panificatori, accusati di frode nell’esercizio del commercio e produzione di pane, focacce e bruschette al carbone vegetale –aggiunta di additivi chimici non autorizzati dalla legge – ha reso evidente la necessità di chiarire una volta per tutte cosa è lecito e cosa non lo è.
Vista la larghissima diffusione che il “pane nero” ha conosciuto nell’arco dell’ultimo anno è bene chiarire che la preparazione dei prodotti da forno, con l’aggiunta del colorante E153 carbone vegetale – e di qualsiasi altro colorante – è vietata dalla legislazione europea e da quella nazionale. L’attuale legislazione, infatti, prevede che tale prodotto può essere commercializzato solo a patto che non venga denominato nell’etichettatura come “pane”, ma come “prodotti da forno fini”, nella quantità “quantum satis” (in tal caso “non è specificata una quantità numerica massima e le sostanze sono utilizzate conformemente alle buone pratiche di fabbricazione, in quantità non superiori a quella necessaria per ottenere l’effetto desiderato e a condizione che i consumatori non siano indotti in errore); creando così una situazione alquanto contraddittoria.
Altra questione spinosa è quella relativa ai presunti effetti benefici che tali prodotti hanno per la salute umana. Infatti, spesso i consumatori sono indotti all’acquisto dalla pubblicità, che alcuni commercianti fanno al “pane nero”, esaltandone le proprietà digestive. Ma mentre l’Efsa- Autorità europea per la sicurezza alimentare, scagiona il carbone vegetale, dicendo che, per le quantità minime in cui viene assunto, non ci sono rischi che il benzopirene (“presente in dosi infinitesimali”) possa avere effetti nocivi sulla salute; negli USA non ne è mai stato autorizzato l’utilizzo per scopi alimentari, perché sospettato di contenere sostanze cancerogene (come appunto il benzopirene).
Chiediamo maggior chiarezza, allora, non solo dal punto di vista legale – migliorando, magari, se necessario, l’attuale normativa- ma anche da quello nutrizionale –certificando come e se effettivamente il carbone vegetale possa avere effetti benefici.