Cambia, come ogni anno, il paniere dell’Istat per l’inflazione. Entrano car e bike sharing, i biscotti e la pasta senza glutine, la birra analcolica, le bevande al distributore automatico, il caffè al ginseng al bar e l’assistenza fiscale per calcolo delle imposte sulla casa. Escono il registratore dvd, navigatore satellitare, impianto hi fi e corso di informatica.
“Le entrate e le uscite del paniere appaiono corrette, perché rispecchiano le modificate abitudini degli italiani – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Ciò che invece non ci convince affatto è la variazione dei pesi operata dall’Istat all’interno del paniere. Cresce infatti il peso che nel calcolo dell’inflazione l’istituto attribuisce ai “Servizi sanitari e spese per la salute” e “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili”, ma la scelta non appare comprensibile dal momento che, come emerso da recenti indagini, gli italiani rinunciano sempre più alle cure mediche a causa della crisi economica, mentre sul fronte casa ed energia i prezzi risultano in costante calo negli ultimi mesi”.
“Al contrario era necessario incrementare sensibilmente il peso degli alimentari nel paniere – prosegue Rienzi – perché in una situazione di forte calo dei consumi e di generale impoverimento, gli alimentari hanno un una incidenza maggiore sulla spesa delle famiglie, e un paniere che non rispecchia fedelmente i consumi e le abitudini degli italiani comporta modifiche nel calcolo del’inflazione per tutto l’anno, con ripercussioni sulla rivalutazione di pensioni e stipendi e sulla perdita del potere d’acquisto delle famiglie” – conclude il Presidente Codacons.