Firenze, 27 Marzo 2017. Un quarto dei guadagni delle venti maggiori banche europee ha origine nei paradisi fiscali. Ce la sapere uno studio della ONG britannica Oxfam (1). Ovviamente ne sono coinvolte anche banche italiane (Unicredit, per esempio). E’ illegale? Secondo la ONG l’uso di paradisi fiscali puo’ permettere di “delocalizzare artificialmente i loro guadagni per ridurre il loro contributo fiscale, facilitare l’evasione fiscale dei loro clienti o aggirare gli obblighi regolamentari”. Vedremo se, a seguito di questo studio ci sara’ un qualche legislatore e/o autorita’, nazionale o comunitaria, che ne chiedera’ conto magari dopo aver avviato delle indagini specifiche. Di per se’, infatti, coinvolti anche Paesi comunitari come Irlanda e Lussemburgo, non ci sembra illecito che queste banche muovano i propri interessi anche in quelli che nelle liste di -per esempio- Ocse e Fondo monetario Internazionale, vengono considerati paradisi fiscali.
In attesa degli sviluppi, che fare? Il piccolo correntista bancario, quello al di sotto dei 100.000 euro di deposito, e’ tutelato dalla normativa (2) e non dovrebbe essere coinvolto in nessuna eventuale ritorsione negativa della avventure del proprio istituto in questo o quell’altro mercato, illegale o meno che sia: lo Stato garantisce!
Rimane un dubbio piu’ generale: ma le banche, che non sono associazioni benefiche, perche’ agiscono nei paradisi fiscali? Il dubbio sollevato dallo studio della ONG sui risvolti illeciti possibili, ci sembrano reali, e siccome in tutto, anche nel mondo della gestione del denaro, e’ meglio prevenire che combattere, crediamo sarebbe opportuno avere regole precise e stringenti. Chi le fa queste regole e chi le controlla? Non ci sono alternative ad organismi extra-nazionali. Che’ quelli che ci sono, al momento, fanno delle belle liste, ma quali poteri di intervento e di controllo hanno? Scarsi, visto che queste banche agiscono senza problemi. Una situazione che ci deve piu’ che mai far considerare come la transnazionalita’ e -piu’ limitata ma non meno importante- l’europeizzazione delle norme di controllo e di azione sono fondamentali, anche solo per far capire a chi potrebbe delinquere che non e’ facile restare impuniti.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc