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Parla l’esperto – Riscossione tributi: le novità Vs Equitalia

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Dopo la conversione in legge del Decreto del Fare ecco cosa cambia nel rapporto tra cittadino e concessionario della riscossione tributi

Brindisi, 10 settembre 2013 – Dopo la conversione in legge (n. 98 del 9 agosto 2013) del c.d. “Decreto del fare”, il coordinamento costituito tra Confconsumatori Brindisi e l’associazione nazionale Dalla Parte del Consumatore manifesta la propria soddisfazione per l’intervento legislativo dal quale dovrebbero derivare dei benefici per i consumatori che, stante la grave crisi economica italiana, si trovano nell’impossibilità di fare fronte alle richieste di pagamento della società concessionaria della riscossione tributi. È stata, infatti, prevista:

1) la possibilità per il contribuente di chiedere la dilazione del pagamento dei debiti tributari in 120 rate mensili, vale a dire in 10 anni, qualora ricorra una grave situazione di difficoltà;
2) la decadenza dal piano di rateizzazione solo dopo che non siano state pagate 8 rate (e non 2 rate come avveniva in passato) anche non consecutive;
3) divieto di espropriazione dell’unico immobile di proprietà del debitore adibito a casa di abitazione dello stesso.

Con riferimento alla possibilità per il contribuente di chiedere la dilazione del pagamento dei propri debiti in 120 rate, si evidenzia che la concessione non è automatica. Il legislatore, infatti, ha previsto che debba sussistere una comprovata e grave situazione di difficoltà, in cui ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni: a) accertata impossibilità per il contribuente di eseguire il pagamento del credito tributario secondo un piano di rateizzazione ordinario; b) solvibilità del contribuente, valutata in relazione al piano di rateizzazione concedibile ai sensi del presente comma (art. 52 c.d. Decreto del Fare).

«Consigliamo ai contribuenti che decidano di chiedere la dilazione, di recarsi allo sportello della società concessionaria per la riscossione muniti della documentazione necessaria a dimostrare l’impossibilità a rispettare gli impegni che derivano da un piano di dilazione ordinario (che ha una durata massima di 72 rate mensili) ma anche che la situazione di crisi economica non pregiudica il pagamento di un piano di rientro straordinario in 120 rate, vale a dire in 10 anni» afferma l’avv. Emilio Graziuso, componente del Consiglio Direttivo Nazionale della Confconsumatori.

Di particolare importanza, è la modifica dell’art. 76 d.p.r. 602/1973 in materia di espropriazione immobiliare da parte del concessionario della riscossione.
«Il concessionario della riscossione – conclude l’avv. Graziuso – non potrà dare corso alla espropriazione immobiliare del debitore qualora l’immobile: costituisca l’unico immobile di proprietà del debitore; sia adibito ad uso abitativo; costituisca la residenza anagrafica del debitore. Inoltre non potrà procedere ad espropriazione immobiliare qualora l’importo complessivo dovuto dal contribuente non superi € 120.000,00 e qualora non siano decorsi almeno 6 mesi dall’iscrizione dell’ipoteca prevista dall’art. 77 dpr 602/1973 senza che il debito sia stato estinto».

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CASO DIAMANTI ecco i numeri e le banche coinvolte

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Complessivamente coinvolti 100.000 investitori c.a.

ADICONSUM sta tutelando circa 2500 investitori in tutta Italiaper un controvalore di 60 milioni di euro
21 febbraio 2019
BANCHE COINVOLTE:

UNICREDIT, INTESASANPAOLO, BANCA MPS, BANCOBPM, (queste sono anche tutte state sanzionate dall’Antitrust).

Poi a macchia di leopardo coinvolte anche qualche BCC, UBI e qualche altro istituto di cui però non abbiamo segnalazioni  particolari (non sono state sanzionate ne menzionate).

Unicredit, Intesa-Sanpaolo e Banca MPS di fatto dopo il reclamo hanno rimborsato e rimborsano attraverso un iter interno della durata da 1 a 3 mesi (siamo nell’ordine di poche migliaia di pratiche complessivamente)

Con il BancoBPM abbiamo un protocollo di conciliazione con tavoli in diverse provinc (ipotizziamo da 60/80.000 pratiche c.a.).

I territori maggiormente coinvolti sono soprattutto il Nord Est, l’Emilia, la Lombardia e la Liguria; poi abbiamo casi sporadici in Piemonte, Toscana e nel Lazio.

Nel Nord Est si caratterizzano per importi mediamente importanti che vanno dai 30/40 mila euro, ma anche con investimenti da 100/150 mila euro e punte da 200/300 mila euro.

In Lombardia la media degli importi è più bassa, siamo in media 20/25 mila euro, ma anche con punte di 150 mila e casi da 350 mila.

La Liguria ha medie anche più elevate del Nord Est.
Piemonte, Emilia e Toscana medie simili alla Lombardia.

La casistica va da: VIP(che non sono tutelati dalla nostra associazione), pensionati (con investimenti molto variegati), lavoratori autonomi (parrucchiere, idraulici ecc), lavoratori dipendenti.

Si segnalano casi di investitori che nemmeno avevano il deposito titoli, ma solo il conto corrente a cui è chiesto di investire in diamanti magari la propria liquidazione in quanto la fabbrica aveva chiuso i battenti.
 Per ogni riferimento, assistenza e supporto è disponibile il Coordinatore del Credito e Finanza Nazionale di ADICONSUM Carlo Piarulli e.mail: carlo.piarulli@adiconsum.it – telefono: 329 5922457- www.adiconsum.it

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Truffa Diamanti, ecco come far valere i propri diritti entro l’8 marzo

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Comunicato stampa 
TRUFFA SU DIAMANTI Adiconsum:
Stiamo proseguendo gli incontri con le banche per i rimborsi ai risparmiatori
Sedi territoriali Adiconsum a disposizione per presentare la domanda
al Curatore fallimentare della società di investimento IDB
entro l’8 marzo p.v.
  20 febbraio 2019 – In merito alle ultime notizie di stampa sulla vicenda degli investimenti in diamanti, Adiconsum sottolinea come stiano proseguendo i risarcimenti al 100% ai consumatori da parte di Unicredit, Monte dei Paschi di Siena ed Intesa Sanpaolo.

Relativamente all’inchiesta in corso, per quanto riguarda il tavolo di conciliazione sottoscritto con il Banco Popolare lo scorso luglio, Adiconsum dichiara di aver avuto conferma, da parte dell’istituto, del prosieguo degli incontri già calendarizzati.

Inoltre, a seguito del fallimento di una delle società di investimento, la IDB di Milano, Adiconsum sta invitando i consumatori a contattare le proprie sedi territoriali per richiedere assistenza nella compilazione ed invio della domanda al Curatore fallimentare, da presentare entro l’8 marzo.

Ci auguriamo che quanto accaduto a danno dei risparmiatori non si ripeta. È nostra intenzione interagire con gli organismi competenti per vigilare e, soprattutto, prevenire situazioni del genere.
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Così la lobby delle banche cerca di rinviare la trasparenza

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Carlo DE MASI, Presidente di Adiconsum nazionale:
Basta rinvii! I consumatori hanno diritto di conoscere i costi sostenuti per i servizi di investimento offerti da banche/intermediari finanziari
come sancito dalla MIFID 2 


Adiconsum scrive al Ministero dell’Economia e delle Finanze
12 febbraio 2019 – La trasparenza, declinata in tutte le sue varie forme, sia che si riferisca ai costi, alle tariffe, ai prezzi, ai contratti, è un diritto del consumatore. Senza trasparenza non ha senso parlare di tutela del consumatore. 

Per quanto riguarda la trasparenza dei costi dei servizi di investimento ci troviamo di fronte ad un paradosso – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – Infatti, nonostante la Direttiva europea Mifid 2 ne renda obbligatoria la comunicazione ai consumatori-investitori, nel nostro Paese, essa non è ancora operativa.

Dopo un primo rinvio richiesto dalle Associazioni bancarie e dagli intermediari dal 1° gennaio 2017 al 3 gennaio 2018 – prosegue Danilo Galvagni, Vicepresidente Adiconsum –apprendiamo che, in un documento datato 30 gennaio 2019, le principali Associazioni degli intermediari italiani  hanno previsto il rilascio di tali informazioni “nel corso del 2019”, dilazionando ulteriormente i tempi di godimento di quello che è un diritto dei consumatori, sancito dalla Commissione europea.

Adiconsum considera il diritto del consumatore alla trasparenza una tutela irrinunciabile e non dilazionabile del consumatore.

Per questo – conclude De Masi – riteniamo che il Governo debba intervenire per evitare ulteriori rinvii nell’applicazione di un diritto fondamentale dei consumatori e per non generare squilibri nel mercato.

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