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Partiti, senza finanziamento pubblico “stranamente” raccolgono solo spiccioli. Ecco i dati

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Fonte:Labparlamento

Prima campagna elettorale senza sostegno pubblico. Il Mef rende noti i dati sul 2×1000

di Stefano Bruni

Nel 2017 (redditi 2016), secondo i dati appena pubblicati dal Ministero dell’Economia, si conferma in pole position il Partito Democratico che arriva a sfiorare gli 8 milioni di euro (rispetto ai 6.401.481 del 2016). Cresce anche il bottino della Lega che arriva vicinissima ai 2 milioni di euro (contro il 1.411.007 del 2016). Perde invece terreno Sel, superata da Forza Italia che, stante l’impossibilità, ex lege, per il Cavaliere di sostenere il suo partito, ha dovuto rimboccarsi le maniche per recuperare risorse altrove (850.392 euro contro i 615.761 del 2016).

Tutto questo accade all’interno di una crescita generale delle risorse provenienti dal 2×1000. Mentre infatti i dati dell’anno scorso (riferiti alle dichiarazioni dell’anno 2015) davano un totale di circa 11 milioni di euro, oggi (dati relativi al 2016) si è arrivati a oltre 15 milioni di euro. Dunque il sistema si sta riorganizzando ed adattando ai cambiamenti. La strada e ancora lunga ed in salita, ma come spesso accade, una volta introdotte le nuove regole tutti tendono ad adeguarsi. Certo prima tutto era più semplice, ma si sa che le società più mature tendono ad essere più complesse.

Ma facciamo un passo indietro. La normativa prevede che “a decorrere dall’anno 2014, i partiti politici iscritti nel registro di cui all’articolo 4 (ad esclusione dei partiti che non hanno piu’ una rappresentanza in Parlamento) possono essere ammessi, a richiesta, al finanziamento privato in regime fiscale agevolato nonché alla ripartizione annuale delle risorse di cui all’articolo 12, qualora abbiano conseguito nell’ultima consultazione elettorale almeno un candidato eletto sotto il proprio simbolo alle elezioni”.

Tradotto dal “burocratese”, questo stralcio del decreto – legge n. 149 del 2013 vuol dire che dal 2014 è abolito ogni finanziamento pubblico diretto ai partiti politici e che dallo stesso anno i medesimi partiti possono “recuperare” risorse economiche tramite erogazioni liberali in denaro di persone fisiche o giuridiche, nel limite massimo di 100.000 euro anno, oppure accedendo alle risorse economiche del cosiddetto 2 per mille dell’Irpef.

La procedura per avere accesso a queste “nuove forme” di sostegno economico è piuttosto complessa e richiede anzitutto di provvedere ad iscrivere il partito interessato ad ottenere le risorse al “Registro nazionale dei partiti politici riconosciuti ai sensi del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13” gestito da una Commissione di membri provenienti dalla Corte dei Conti, dal Consiglio di Stato e dalla Corte di Cassazione.

Nonostante la complessità, tutti (o quasi) hanno provveduto ad iscriversi, anche utilizzando qualche espediente all’”Italia maniera”. Già perché per comparire nel registro occorre avere una “rappresentanza in Parlamento”, cioè almeno un deputato o un senatore. E come si fa? Semplice, basta che un “qualunque” parlamentare, con uno slancio di altruismo, decida di abbandonare il partito con cui è stato eletto e di andare nel “gruppo misto”, dichiarando di rappresentare una “singola componente interna al gruppo” che guarda caso avrà lo stesso nome del movimento o partito che intende accedere alle risorse. In questo modo quel movimento o partito avrà un suo rappresentante e così si apriranno le porte dei finanziamenti previsti dal decreto 149 del 2013.

Questo spiega perché oltre ai classici partiti, nell’elenco degli iscritti al registro compaiano anche altre realtà sconosciute ai più.

Tra i non iscritti invece il Movimento Cinque Stelle che ha preferito altri sistemi di sostegno come ha detto l’altra sera da Bruno Vespa il “capo politico” Luigi di Maio precisando di aver avviato una campagna di fundraising con la quale ha raccolto già 300.000 euro.

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Bonus bollette, la maggioranza ritira gli emendamenti sull’automatismo – L’appello ai presidenti delle Camere

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Rendere automatico il bonus sociale luce gas e acqua non comporta oneri per il bilancio dello Stato, mentre sosterrebbe in maniera concreta i 6 milioni di italiani in povertà assoluta.

Appello di Adiconsum a Governo e Parlamento
per l’introduzione del bonus automatico nella Legge di bilancio 

5 dicembre 2018 – I dati sulla povertà nel nostro Paese sono allarmanti: la povertà assoluta riguarda quasi 6 milioni di cittadini, con un 30% della popolazione a rischio esclusione sociale, di cui il 12,1%, cioè 1 milione e 208 mila, sono minori. Non passano inosservati anche i dati sulla povertà energetica, con il 16,1% della popolazione che non può permettersi di riscaldare adeguatamente la propria abitazione.

Non possiamo rimanere indifferenti ed inermi di fronte a questi dati – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – Più volte abbiamo denunciato la farraginosità, la scarsa conoscenza e l’insufficiente estensione dell’unica misura di sostegno a favore dei poveri energetici, il bonus sociale luce  e gas.

Ecco perché – continua De Masi – abbiamo inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato e al Ministro dell’Economia, chiedendo il loro autorevole intervento per l’introduzione nel DEF delle misure necessarie a rendere automatico il bonus sociale per luce, gas e acqua.

Un automatismo – conclude De Masi – che non peserebbe sulle casse dello Stato, in quanto i bonus sono prevalentemente a carico degli utenti di luce, gas e idrico e non gravano sulla fiscalità generale. Ci auguriamo che il nostro appello venga accolto.

 
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Salta il taglio dell’iva sui pannolini. Protesta il CODACONS

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Ancora una marcia indietro da parte del Governo che danneggia i cittadini in special modo le fasce più deboli della popolazione. Lo afferma il Codacons, commentando lo stop al taglio dell’Iva per pannolini e assorbenti, con la commissione Bilancio della Camera che ha bocciato un emendamento a prima firma Francesco Boccia (Pd) che portava l’aliquota dell’Iva al 5% per “latte in polvere e liquido per neonati, prodotti alimentari per l’infanzia, pannolini, assorbenti”.

“Si tratta di una promessa non mantenuta, e di un grave dietrofront su un provvedimento che avrebbe realmente sostenuto milioni di famiglie, aiutando i ceti meno abbienti – spiega il presidente Carlo Rienzi – La manovra del Governo appare oramai sempre più schizofrenica: regala fondi a pioggia per scuole musicali, accademie, apicoltura o archivi storici, abbassa l’Iva su Spa, centri benessere e massaggi al 10%, ma dimentica di aiutare chi ha davvero bisogno di aiuto e di sostenere gli enti meritevoli di tutela. Ed è gravissimo che dopo le promesse fatte da governo e opposizione non si sia ancora approvato l’emendamento per esonerare dal contributo unificato le associazioni che svolgono attività sociale e che attraverso le loro cause difendono i diritti di milioni di cittadini”.

Per tale motivo il Codacons, dopo la lettera inviata al Presidente della Repubblica, rivolge oggi un appello ai Senatori di tutti gli schieramenti politici, affinché intervengano per ridare equità alla manovra e sanare le discriminazioni a danno dei cittadini deboli e delle Onlus, e non approvino misure prive della necessaria copertura finanziaria.

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Spesa al mercato: come risparmiare e fare buoni affari

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ADICONSUM AVVERTE

L’acquisto di frutta e verdura ha un certo peso sull’economia familiare: secondo i dati Istat, nel corso del 2017, gli italiani hanno speso mensilmente circa 63 euro di frutta e 43 di verdura.

In realtà, parte di quello che paghiamo per questi prodotti non viene neanche utilizzato: stiamo parlando di tutti quei package (buste, confezioni e altro) che, oltre a inquinare l’ambiente, finiscono per pesare significativamente sul prezzo finale del prodotto.

Tra l’altro, i package ci vincolano a dover comprare quantitativi specifici, con il rischio che parte del prodotto si rovini o vada definitivamente a male.

Una possibile soluzione? Comprare prodotti sfusi al mercato! Anche in questo caso, però, è necessario prestare attenzione e conoscere qualche trucco per fare buoni affari.

 

Consigli per gli acquisti

Per tagliare i costi, e sufficiente seguire poche regole:

  • Compra prodotti di stagione
  • Ricorda che più la filiera di trasporto è breve, più i costi ambientali e materiali diminuiscono; per questo è preferibile scegliere banchi che indichino il luogo di produzione
  • Compra frutta e verdura con meno scarto possibile (meno si butta, meglio è!)
  • È preferibile rivolgersi a un coltivatore affiliato a una grande organizzazione
  • Presentati a ridosso dell’orario di chiusura per trovare offerte last minute
  • Compra quello che ti serve nelle giuste quantità
  • Con delle buone materie prime puoi realizzare prodotti casalinghi (marmellate, salamoie, etc.), assicurati, però, di rispettare le norme igieniche.

 

Come riconoscere un buon prodotto

  • Cerca etichette che indichino la provenienza del prodotto
  • I colori di frutta e verdura devono essere vivi
  • Ricorda di lavare bene frutta e verdura: al mercato c’è spesso la cattiva abitudine di toccarla senza usare i guanti
  • Se compri prodotti in salamoia sfusi, assicurati che siano completamente sommersi dal liquido.
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