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Pensi che gli Euro siano reali? Ecco perché non capisci Bitcoin.

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Di Andrea Mazziotti – VISIONARI

~Bitcoin è un’illusione

Sono solo numeri sull’internet, sono ricchezza proveniente dal nulla, una bolla speculativa, sono i tulipani del ventunesimo secolo. Il valore del Bitcoin è totalmente insensato, si regge solo sulla follia dei pazzi che ci credono e sulla follia dei pazzi che ancora li acquistano. Tutto corretto, non ci piove.

~Euro e dollaro sono illusioni

Quello che può risultare più strano leggere è che i dollari e gli euro si reggano anch’essi su basi molto simili al Bitcoin. Sono un ammasso di numeri sul cyberspazio, alcuni di questi sono stampati su banconote o monete reali ma gli euro e i dollari che rappresentano non lo sono affatto. Dollari ed Euro hanno un valore tenuto in piedi solo dalla follia di coloro che ci credono e dalla pazzia di coloro che li accettano come metodo di pagamento.

La differenza (per ora) tra la moneta classica(dollaro e euro) e il Bitcoin è che la prima è più diffusa e più largamente accettata a livello globale.

Il 90% degli euro e dei dollari in circolazione sono totalmente astratti, non esistono in alcuna forma tangibile e non c’è alcun modo per fermare il nostro sistema bancario dallo stamparne altri.

Tutto questo si è ripercosso sul nostro sistema monetario svalutando il potere della moneta che abbiamo in tasca.

Potete calcolare quanto sia cambiato il valore dei soldi che possediamo con questo simpatico tool offerto da ilsole24ore: Link

Due numeri tanto per rendere l’idea:

10 euro di oggi varrebbero circa 175 euro se li potessimo portare indietro nel 1970, gli stessi 10 euro varrebbero 47 euro nel 1980 e meno di 20 euro nel 1990. Il trend mi sembra abbastanza chiaro, il valore della moneta cala a picco da oltre cinquanta anni. Nel resto del mondo e negli USA l’andamento è lo stesso.

In due brevi video della Khan Academy qui sotto viene spiegato come vengono creati dollari e come questi entrino in circolazione attraverso banche che sfruttano la riserva frazionaria. Sono in inglese ma di facile comprensione.

~Perchè Bitcoin è rivoluzione

Ci sono numerose differenze tra le criptomonete come Bitcoin e la moneta fiat (dollaro, euro, sterlina ecc ).

  1. Il numero massimo di Bitcoin esistenti è 21 milioni e non esiste sistema, autorità o hacker che può alterarne il numero. Questa regola è stata imposta in maniera non manipolabile alla creazione del sistema Bitcoin ed è stata creata appositamente per contrastare il fenomeno del “money moltiplication” spiegato poco sopra.
  2. Ogni singola transazione Bitcoin è scritta indelebilmente su un registro globale condiviso anch’esso non manipolabile mantenuto dalla potenza di calcolo di milioni di computer dislocati nel mondo di cui si può far parte liberamente. Quindi nessuno potrà congelare i vostri conti, inibire transazioni (a patto che abbiate credito) o bloccare i vostri prelievi (vedi blocco dei bancomat in Grecia nel 2015).
  3. Le transazioni Bitcoin sono anonime ma tracciabili e attraverso incroci di dati si possono trovare le identità di mittenti e destinatari di una transazione (vedi chiusura del sito Silkroad ). Quindi il sistema è trasparente e sicuramente meno anonimo di scambi di denaro con soldi cash.

“Bitcoin si usa solo per comprare droga e armi nel deep web”

Vero. Bitcoin in partenza essendo una moneta del tutto digitale nata per essere scambiata sull’internet è stata molto utilizzata per fare acquisti illeciti. Questi acquisti venivano effettuati con Bitcoin supponendo un certo grado di anonimato che è stato rivelato non essere così alto. Ad oggi fare acquisti illeciti con Bitcoin è altamente sconsigliato e probabilmente è un canale ormai scartato per la maggior parte dei mal intenzionati, proprio perché come detto sopra, ogni transazione è registrata per sempre su un database pubblico non modificabile.

“Tante persone sono state truffate con i Bitcoin”

Vero. Il nome di Bitcoin è stato sfruttato da molti truffatori per appropriarsi dei soldi o dei Bitcoin altrui. La verità è che in questa epoca l’ignoranza non è più accettata e prima di affidarsi a terzi sconosciuti è necessario sapersi informare su più fonti e saperne distinguere di autorevoli. Bitcoin non è una truffa, ma è stato sfruttato per compiere truffe, come del resto sono stati utilizzati dollari, euro, sterline per compierne altrettante.

“Bitcoin non è sicuro, molti Bitcoin sono stati rubati da Mt. Gox”

Nel 2014 un famoso exchange di Bitcoin è stato derubato di oltre 800000 (Ottocentomila) Bitcoin. Nonostante questo da allora il valore di Bitcoin è cresciuto tantissimo superando questo evento nefasto alla grande. Anche qui la falla non fu di Bitcoin in se ma fu dell’exchange che li gestiva per conto dei clienti. Mantenere le “chiavi private” dei propri Bitcoin da la certezza al 100% che nessuno potrà mai appropriarsi del tuo patrimonio. In questo caso gli utenti derubati lasciavano in gestione le loro chiavi a terzi che non le hanno mantenute segrete come avrebbero dovuto.

In conclusione…

Considerare Bitcoin una bolla non ha senso se non si prende coscienza di quanto Dollaro e Euro lo siano a loro volta. Per quanto il valore di Bitcoin sia volatile offre innumerevoli vantaggi rispetto alla moneta classica e il suo valore reale è ancora tutto da determinare. Sta a voi informarvi e decidere se cavalcare questa onda inarrestabile oppure sperare di non rimanerne travolti.

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Così la lobby delle banche cerca di rinviare la trasparenza

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Carlo DE MASI, Presidente di Adiconsum nazionale:
Basta rinvii! I consumatori hanno diritto di conoscere i costi sostenuti per i servizi di investimento offerti da banche/intermediari finanziari
come sancito dalla MIFID 2 


Adiconsum scrive al Ministero dell’Economia e delle Finanze
12 febbraio 2019 – La trasparenza, declinata in tutte le sue varie forme, sia che si riferisca ai costi, alle tariffe, ai prezzi, ai contratti, è un diritto del consumatore. Senza trasparenza non ha senso parlare di tutela del consumatore. 

Per quanto riguarda la trasparenza dei costi dei servizi di investimento ci troviamo di fronte ad un paradosso – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – Infatti, nonostante la Direttiva europea Mifid 2 ne renda obbligatoria la comunicazione ai consumatori-investitori, nel nostro Paese, essa non è ancora operativa.

Dopo un primo rinvio richiesto dalle Associazioni bancarie e dagli intermediari dal 1° gennaio 2017 al 3 gennaio 2018 – prosegue Danilo Galvagni, Vicepresidente Adiconsum –apprendiamo che, in un documento datato 30 gennaio 2019, le principali Associazioni degli intermediari italiani  hanno previsto il rilascio di tali informazioni “nel corso del 2019”, dilazionando ulteriormente i tempi di godimento di quello che è un diritto dei consumatori, sancito dalla Commissione europea.

Adiconsum considera il diritto del consumatore alla trasparenza una tutela irrinunciabile e non dilazionabile del consumatore.

Per questo – conclude De Masi – riteniamo che il Governo debba intervenire per evitare ulteriori rinvii nell’applicazione di un diritto fondamentale dei consumatori e per non generare squilibri nel mercato.

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Osservatorio MutuiOnline.it (I Trim 2019): rientrano tassi e surroghe. Si stipula ancora a buone condizioni

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Torna la calma sul mercato dei mutui, che nei mesi scorsi avevano sofferto la congiuntura di fatti importanti: le tensioni sullo spread, la fine del programma di Quantitative easing, l’atteso aumento del costo del denaro da parte della Bce. Quello che emerge dalle rilevazioni dell’Osservatorio di MutuiOnline (dati al 31 gennaio) è un quadro con importanti novità su vari fronti.

La prima riguarda i tassi fissati dalla Bce ai quali si agganciano i nostri tassi di interesse: l’Euribor, fermo a segnare -0,31% (tasso a 3 mesi) e -0,37% (tasso a 1 mese), e l’Eurirs, che registra il valore più basso dal 2016 (minimo storico 1,01%): 1,30% a gennaio il tasso a 20 anni, contro l’1,51% dell’ottobre scorso.

L’importante calo delle surroghe

Dopo l’accelerazione di fine 2018, la richiesta di surroghe cala al 35,4%. Risale così al 53,8% la domanda di nuovi mutui (era il 42,5% un anno fa), e torna a stabilire un equilibrio importante per la ripresa del mercato.

L’effetto non si è ancora riflesso sulle erogazioni, dove l’acquisto prima casa (45,8%) segna un perfetto equilibrio con il 45,9% delle surroghe.

Il tasso variabile non fa più paura

Interessante è anche un primo, seppur leggero, ridimensionamento del fenomeno tasso fisso, all’80,9% per la domanda (84,3% lo scorso trimestre) e all’88,2% per le erogazioni (89,3% a fine 2018). E’ presto per dire se possa rappresentare un inizio di rimonta per il tasso variabile, ma certamente influisce la prospettiva di allungamento dei tempi di possibili rialzi del costo del denaro.

Impennata dei finanziamenti erogati

Altro dato rilevante dell’Osservatorio di MutuiOnline è l’importo medio dei mutui erogati: 133.089 euro contro 126.879 euro del quarto trimestre 2018. Sostanziale stabilità invece per l’importo medio richiesto, ora a 131.397 euro rispetto ai 131.526 euro del trimestre precedente.

Stabili i dati sulle classi di importo, dove prevale ancora la fascia 50.000-100.000 euro con il 36,1% delle richieste, mentre per le erogazioni è la classe oltre i 200.000 euro a registrare un rialzo importante: quasi 4 punti in più rispetto al trimestre precedente, il 13,3% del totale del campione rilevato.

Durate più lunghe per domanda e offerta

Le rilevazioni sui mutui di questa prima parte dell’anno ci riservano ancora novità. È questa volta il caso delle durate dei mutui che – rispetto all’ultimo trimestre 2018 – vedono crescere l’intervallo dei 30-40 anni di quasi 2 punti percentuali (25,5%). Stesso aumento si registra dal lato delle erogazioni, con la classe di durata più lunga che guadagna 2,2 punti percentuali e arriva a coprire il 19,1% dei mutui concessi.

Infine, un’evidenza importante sulla percentuale di valore finanziato dell’immobile. Le banche hanno concesso in questi primi mesi del 2019 il 34,7% di finanziamenti con loan-to-value compreso tra il 70 e l’80%, esattamente l’8,0% in più del trimestre precedente.

Quanto costa oggi il mutuo più conveniente?

A queste nuove condizioni, l’allarme aumento mutui sembra essere rientrato e un nuovo finanziamento a tasso variabile a 20 anni alle migliori condizioni (quelle in cui si chiede entro il 50% del valore dell’immobile) vede una rata mensile di 444 euro al Tasso dello 0,65% e Taeg (Tasso annuo effettivo globale, che comprende interessi ed eventuali spese accessorie) dello 0,69%. Il miglior fisso ha invece un Tan dell’1,10% e un Taeg dell’1,44%, con una rata di poco superiore, 464 euro (Simulazione del 6 di febbraio su un impiegato di 35 anni residente a Milano, che richiede 100.000 euro per un valore dell’immobile di 200.000 euro).

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Addizionali: rischio aumento della pressione fiscale. Allarme Federconsumatori

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Il report di Confprofessioni sulle prospettive di rialzo delle aliquote Irpef regionali e comunali conferma in pieno il nostro allarme circa il rischio di aumento della pressione fiscale, diretta conseguenza del mancato blocco delle aliquote nella legge di bilancio.

Tra il 2016 e il 2018, grazie al blocco, gli enti locali non hanno avuto margine per modificare le aliquote. Ora però lo potranno fare, dovendo approvare i bilanci previsionali entro il 31 marzo.

Si stima un incremento complessivo di quasi un miliardo di Euro nel 2019. Ma non è tutto: bisogna tener conto anche degli aumenti su IMU e TASI su cui i comuni che non hanno applicato l’aliquota massima potranno effettuare dei rialzi.

Una situazione allarmante, che inciderà in maniera negativa sull’andamento dei redditi già oggi spesso inadeguati e precari. Da uno studio pubblicato dalla Federconsumatori è infatti emerso come i redditi delle famiglie siano cresciuti in misura decisamente marginale rispetto a quanto sia cresciuta la spesa (dal 2013 al 2018 +3,8% i redditi al netto dell’inflazione a fronte di una crescita della spesa del +6,4%).

È evidente che tale dato peggiorerà nel 2019, decurtando ulteriormente la capacità di acquisto delle famiglie e incidendo negativamente su una domanda interna già in crisi.

È di oggi, infatti, la conferma dello stallo delle vendite da parte dell’Istat: nel 2018 +0,2% rispetto al 2017. Un dato che attesta la fase di recessione in cui è entrato il Paese e a cui le attuali politiche del Governo non forniscono alcuna risposta.

“Ignorare tale andamento, o ancor peggio ignorarlo declamando inesistenti boom economici è da irresponsabili. Per questo chiediamo al Governo e all’intero Parlamento di prendere atto di una situazione insostenibile per le famiglie e per il Paese, prendendo provvedimenti immediati tesi ad aprire nuove prospettive di crescita.” – afferma Emilio Viafora, Presidente di Federconsumatori.

Il primo passo in questa direzione è evitare l’aumento della pressione fiscale sui cittadini, facendo appello a Comuni e Regioni affinché non aumentino le addizionali.

Inoltre è indispensabile che il Governo stanzi gli opportuni fondi da destinare alla ricerca, allo sviluppo e alla modernizzazione delle infrastrutture, nonché operando un taglio del cuneo fiscale: misure finalizzate a creare nuova occupazione e gettare basi stabili per la ripresa economica.

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