In Italia i pensionati sono circa 16 milioni, un bacino elettorale determinante, tant’e’ che quando, nel mese scorso, il ministro Poletti provo’ ad accennare ad un prelievo sulle pensioni, ci fu una levata di scudi e tutto si acquieto’. Il problema lo ha riproposto, qualche giorno fa, il Fondo Monetario Internazionale che ha chiesto un intervento sulle pensioni che rappresentano il 30% circa della spesa pubblica.
Solo di previdenza lo scorso anno sono stati spesi 254 miliardi.
Ci sono le pensioni baby per le quali bastavano 15 anni di contributi per andare in pensione con l’80% dell’ultimo stipendio. Insomma, chi veniva assunto a 20 andava in pensione a 35. Costano 9,5 miliardi.
Ci sono le pensioni calcolate con il sistema retributivo (80% dell’ultimo stipendio) che costano mediamente il 40% in piu’ di quelle contributive. Per il pubblico impiego si poteva andare in pensione con 20 anni di servizio per cui, assunti a 20 anni, si usufruiva della pensione a 40 anni con il sistema retributivo.
Ci sono le cosiddette pensioni “d’oro” che interessano 800mila persone e valgono 43 miliardi di euro
Ci sono i vitalizi dei parlamentari e dei consiglieri regionali che valgono 370 milioni (non miliardi) di euro e all’attenzione dei media in questi giorni.
Legittimo, quindi, porre l’attenzione sui vitalizi, cosi come lo e’ farlo sulle pensioni baby, sulle retributive o su quelle cosiddette d’oro.
L’attenzione del Fondo Monetario Internazionale, pero’, era rivolta ai 254 miliardi della previdenza, cioe’ all’arrosto, e non ai 370 milioni dei vitalizi, cioe’ al fumo, che rappresentano una percentuale minima dei costi della previdenza (1).