Il Tribunale di Roma ha espresso “serie perplessità” sul contratto di sponsorizzazione dei lavori di restauro del Colosseo. Con una clamorosa ordinanza firmata dal Giudice Battistini il Tribunale, decidendo in merito ad un esposto presentato dall’associazione dei consumatori, pur archiviando il procedimento penale perché i pubblici funzionari avrebbero agito “prioritariamente” nell’interesse pubblico (e cioè per il reperimento di fondi urgenti per il restauro del Colosseo), ha sollevato seri dubbi circa il contratto di sponsorizzazione in favore di Tod’s.
Scrive infatti il Tribunale:
“Permangono serie perplessità sul contenuto dell’accordo e sulle modalità con le quali si è pervenuti allo stesso (si richiamano sul punto, per esigenze di sintesi espositiva, le osservazioni espresse dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ed altre emergono dal testo dell’accordo). Difetta in particolare una preventiva idonea “brand value” sol che si pensi all’enorme ritorno pubblicitario di carattere mondiale derivante dall’inserimento del marchio dello sponsor nel biglietto d’ingresso rilasciato ai circa 5 milioni di visitatori del Colosseo”.
Il Tribunale di Roma ha messo quindi per iscritto i dubbi, sollevati anche dal Codacons, circa le modalità seguite dalla pubblica amministrazione per giungere all’accordo con Tod’s, poiché le condizioni apparirebbero sbilanciate in favore del gruppo di Diego Della Valle attraverso un ritorno pubblicitario “enorme”.
Il Codacons ha deciso dunque di inviare una diffida al Ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, e alla Sovrintendenza in cui si chiede di ridurre il numero degli anni di uso esclusivo del marchio Colosseo da parte di Tod’s, oppure di chiedere al medesimo gruppo un ulteriore contributo in denaro stante lo sbilanciato rientro pubblicitario cui fa riferimento il Tribunale.
Ora Diego Della Valle, che aveva ritenuto diffamatorie analoghe considerazioni del Codacons citando in giudizio l’associazione e chiedendo 36 milioni di euro di risarcimento, dovrà querelare per diffamazione anche il giudice penale di Roma.