E’ già la seconda volta in un anno che siamo costretti a dover dire che una nota società di lobbying si serve di dati elaborati da altri per sostenere le proprie tesi. Mentre l’ultima volta le utilizzava per sostenere il mercato libero, oggi lo fa per rincalzare le ragioni degli operatori del fossile.
Le aziende negli anni precedenti si sono accaparrate i contratti per le fonti rinnovabili per cui venivano elargiti lauti finanziamenti, per poi venderle a società estere che hanno investito in Italia. Secondo una stima di tale società, che in realtà si basa sui dati del Gestore dei servizi elettrici (GSE) e dell’Autorità per l’energia elettrica, si raggiungerà entro l’anno il picco di spesa nel mercato delle fonti rinnovabili, il cui peso graverà sulle bollette dei consumatori.
E’ necessario innanzitutto sottolineare che gli studi e i dati che vengono presentati non solo non vengono da loro elaborati ma commissionati da altri, ma non hanno una base scientifica solida che garantisca la correttezza dei dati che vengono proposti. In più vengono utilizzate per sostenere le tesi più proficue del particolare momento in cui ci si trova.
Sembra che l’energia sostenibile faccia paura a tutti. Perché adesso viene screditata?
Non occorre molta sagacia per carpirne i reali motivi. Le potenti lobby delle fonti fossili stanno portando avanti un’operazione, anche a livello legislativo, che arresti o quantomeno freni la diffusione delle fonti rinnovabili.
Si ha forse paura che il consumatore, attraverso l’utilizzo di tali fonti, possa diventare energeticamente autonomo, riuscendo a non dover più acquistare energia dalle loro centrali? Da un momento all’altro, chiunque  potrebbe staccarsi dalla rete e produrre energia autonomamente, ma non può farlo perché esistono una serie di norme che bloccano questa acquisizione di autonomia e perché si cerca di continuare a truffare i cittadini sul dispacciamento.
Ricordiamo che proprio a proposito di questo tema, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha disposto l’avvio di due procedimenti istruttori, uno nei confronti di Enel, l’altro di Sorgenia, per far luce sulla questione.
A giudizio dell’Associazione Codici sarebbero spariti circa un miliardo di euro, motivo che ci ha spinti a chiedere agli inquirenti di fare chiarezza e stabilire quali aziende hanno marginalizzato il dispacciamento.
L’Antitrust ha , dunque, avviato un’istruttoria contro questi operatori, proprio perché essi avrebbero violato la normativa sulla concorrenza gonfiando clamorosamente i prezzi di vendita a Terna nei servizi di accensioni degli impianti. In particolare, Enel e Sorgenia, avrebbero applicato prezzi eccessivamente gravosi per gli impianti situati nell’area di Brindisi, nello specifico nel trimestre marzo-giugno 2016.