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Perchè sono in bolletta. Tutte le voci nelle bollette dell’energia- di Luigi Gabriele

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Nella puntata del 9 gennaio 2018, Luigi Gabriele, Affari Istituzionali CODICI(nella foto) ha partecipato in diretta all’approfondimento del programma Due di Denari di Radio24

#Facebooklive Due di denari – Radio 24Debora Rosciani e Mauro Meazza in diretta dall 11 alle 12 su @Radio 24!
Puntata dedicata alle #bollette di luce e gas: sotto la lente di ingrandimento gli aumenti del 2018.
  • Di che entità sono gli aumenti delle bollette di energia elettrica e gas che sono scattati con l’arrivo del 2018?

 

Un incremento delle tariffe più che triplo rispetto all’andamento del costo della vita, che ha chiuso il 2017 con un incremento di circa l’1,5%. É questa la decisione dell’Autorità per l’energia, che ha stabilito che dal primo gennaio 2018 la bolletta della famiglia tipo subirà un incremento del +5,3% per le forniture elettriche mentre per quelle gas l’aumento sarà del +5%. È quanto prevede l’aggiornamento delle condizioni economiche di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori nei servizi di tutela comunicate dall’Autorità per l’energia che spiega come per l’elettricità sia stato decisivo l’incremento dei prezzi all’ingrosso e dei costi per adeguatezza e sicurezza mentre per il gas arriva il previsto effetto invernale.

Le motivazioni

Nel dettaglio, spiega l’Authority di settore, l’aumento per l’energia elettrica è determinato dalla crescita dei costi di approvvigionamento, che contribuisce per circa +3,8% alla variazione complessiva della spesa per il cliente tipo. Rincaro che al suo interno comprende la variazione del +1,3% dei costi di acquisto, del +1,2% circa dei costi di dispacciamento e del +1,3% circa della componente di perequazione per il recupero tra costi di approvvigionamento attesi e quelli reali registrati nei trimestri precedenti. Il rialzo degli oneri generali di sistema contribuisce al +1,9% sulla spesa del cliente tipo, determinato per intero dalla variazione della componente degli oneri generali per la copertura degli incentivi alle imprese a forte consumo di energia, mentre sono stabili tutte le altre componenti. I rialzi sono controbilanciati in parte dal calo delle tariffe di trasmissione, distribuzione e misura, -0,5% sulla spesa del cliente tipo. Si arriva così al +5,3% finale per la spesa complessiva del cliente tipo. La variazione del gas è invece sostanzialmente legata alla crescita della componente «materia prima», cioè all’aumento delle quotazioni del gas attese nei mercati all’ingrosso nel prossimo trimestre, anche per effetto della maggiore domanda dei mesi invernali.

 

  • È vero che per l’elettricità gli incrementi sono stati meno consistenti di quanto avrebbero dovuto? Perché?

 

l’aumento dell’elettricità è legato ad una serie di fattori concomitanti (ben 9), tutti al rialzo, che hanno portato ad una decisa crescita dei prezzi all’ingrosso nell’ultimo trimestre (+20% del Prezzo Unico Nazionale solo a novembre rispetto ad ottobre): la ripresa dei consumi (+1,6% la domanda elettrica in Italia nei primi 11 mesi del 2017), da confermare nel 2018, positiva come segno della ripresa delle attività produttive, ma con l’effetto parallelo di una risalita dei prezzi all’ingrosso; l’indisponibilità prolungata di alcuni impianti nucleari francesi, con una crescita delle quotazioni dell’elettricità all’ingrosso nel mercato d’oltralpe, che influenza al rialzo anche quello italiano e ne riduce i volumi importati dalla Francia; alcune limitazioni nei transiti di elettricità nella rete italiana, soprattutto nel Sud-Italia, comportando una riduzione complessiva dell’efficienza del sistema; la minore disponibilità della generazione idroelettrica nazionale per la scarsa idraulicità del periodo (il 2017 è l’anno più ‘arido’ degli ultimi 200 anni), sostituita dalla più onerosa produzione delle centrali a gas; l’aumento stagionale dei prezzi all’ingrosso del gas a livello europeo (e quindi anche italiano) che ha contribuito a far innalzare i prezzi elettrici. Inoltre a questi fenomeni si affianca anche un aumento della componente legata al dispacciamento – cioè quella per mantenere adeguato ed in equilibrio il sistema elettrico – e degli oneri legati alle risorse interrompibili (per tutto il 2018) per la sicurezza del sistema elettrico, come previsto dagli indirizzi del Ministro dello Sviluppo economico, sulle base delle analisi condotte da Terna (nelle more dell’operatività del mercato della capacità di cui il Governo italiano non ha ancora ottenuto autorizzazione da Bruxelles), oltre che l’aumento dei costi per le Unità essenziali alla sicurezza, decisa dall’Autorità in base alle indicazioni di Terna. Infine pesa anche sui consumatori domestici (ma non solo) l’aumento degli oneri generali di sistema dovuto al rafforzamento delle agevolazioni per le industrie manifatturiere energivore, deciso con decreto del Ministro dello Sviluppo economico in attuazione della recente Legge europea2 che ha 1 per il gas i consumi sono di 1.400 metri cubi annui. 2 Legge 20 novembre 2017, n. 167. 2 recepito il via libera della Commissione europea della scorsa primavera al Piano di adeguamento predisposto dal Governo italiano

  • Che cosa sono e a cosa servono gli oneri di sistema? (quando sono stati inseriti in bolletta, loro evoluzione nel tempo, quanto pesano sulla spesa totale) 

All’interno della voce “oneri generali di sistema” sono comprese anche le seguenti voci per cui tutti paghiamo: A2 (oneri nucleari, ovvero lo smantellamento delle 4 vecchie centrali e per la realizzazione del deposito nazionale, le percepisce la SOGIN), A3 (incentivi alle fonti rinnovabili, tutti gli incentivi che nel corso degli anni sono stati autorizzati per legge a chiunque istallava o realizzava impianti da fonti rinnovabili), A4 (agevolazioni per il settore ferroviario, un vecchio accordo con le ferrovie degli anni 60), A5 (ricerca di sistema, i ricercatori che studiano la nostra rete RSE), Ae (agevolazioni alle industrie energivore, le acciaierie e le altre grandi imprese che consumano molta energia), As (oneri per il bonus elettrico, i bonus per le persone meno abbienti), UC4 (imprese elettriche minori, un aiutino ai piccoli produttori), UC7 (promozione dell’efficienza energetica, fondi che dovrebbero servire per ridurre l’impatto degli impianti sul sistema), MCT (enti locali che ospitano impianti nucleari, un aiutino ai comuni che hanno ospitato le ex centrali).

  • Difficile da identificare ma in alcune voci sono comprese anche un abbattimento dei costi dell’energia per lo Stato del Vaticano e per San Marino, costretti a comprare energia dalla nostra rete.

Sono gli importi fatturati per coprire i costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico, e che vengono pagati da tutti i clienti finali del servizio elettrico.

In particolare per:

  • messa in sicurezza del nucleare e misure di compensazione territoriale;
  • incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate;
  • copertura delle agevolazioni tariffarie riconosciute per il settore ferroviario;
  • sostegno alla ricerca di sistema;
  • copertura del bonus elettrico (non viene pagato dai clienti cui è stato riconosciuto il bonus sociale);
  • copertura delle agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia;
  • integrazioni delle imprese elettriche minori e promozione efficienza energetica.

 

  • È vero che gli aumenti più consistenti del costo della bolletta per i domestici non residenti (seconde case) è arrivata dal 1 gennaio 2017 (e non ora)?

Dal 1 gennaio 2018 infatti gli aumenti sono in linea a quelle dei residenti. Dal 1° gennaio 2017 cè stata la  piena applicazione della tariffa non progressiva per gli oneri di rete e verrà effettuato il primo intervento anche sulla tariffa per gli oneri di sistema, in modo da diminuire l’effetto di progressività e limitare a due il numero di scaglioni di consumo annuo. Verranno poi introdotte tutte le novità legate all’impegno di potenza.

Quante saranno le famiglie italiane che ci rimetteranno e quante invece ci guadagneranno? La risposta è facile: i punti di prelievo con consumi inferiori a 2.700 kWh l’anno sono oltre l’82% dei 29.430.000 utenti domestici italiani (dati 2014). Ci rimetteranno dunque oltre 24 milioni di utenze.

I conti per i diversi utenti

Vediamo ora conti alla mano come cambieranno le bollette delle varie tipologie di consumatori dal prossimo primo gennaio 2017 e al 2018.

 

 

CHIARA BUSSI SOLE 24 ORE Da gennaio 2017 sulle bollette delle seconde case utilizzate per alcuni mesi l’anno è aumentato il peso della quota fissa sugli oneri di sistema: 135 euro più Iva all’anno (secondo la rilevazione al primo trimestre), poi ridotta a 127,4 euro nel secondo e terzo. Un costo inserito nella componente A3 della bolletta, i cosiddetti oneri, appunto, che finanziano gli incentivi alle energie rinnovabili e che ha portato ad aumenti significativi del conto finale. Lo rivela un’analisi effettuata da Ref Ricerche per Il Sole 24 Ore su cinque profili di consumo domestico.

 

L’impatto più significativo si è fatto sentire soprattutto nei primi tre mesi del 2017, con una bolletta più salata tra l’11 e il 54% a seconda della tipologia di consumo. E secondo la società di consulenza, alla luce dei primi tre trimestri, l’intero 2017 per i non residenti sarà all’insegna dei rincari: per una seconda casa con un consumo annuo di 1200 kilowattora l’aumento medio sarà del 52% rispetto al 2016. Dall’Autorità per l’Energia spiegano che si tratta di «un effetto del secondo step della riforma delle tariffe di rete per le utenze domestiche che si concluderà il 1° gennaio 2018». Il risultato è infatti frutto di una diversa modalità di calcolo degli oneri di sistema e di diversi pesi tra le quote fisse contenute nella bolletta tra utenti domestici residenti e non residenti.

 

La riforma è stata attuata per recepire la direttiva europea sull’efficienza energetica (2012/27/Ue) e ha preso il via il 1° gennaio 2016. Al termine del processo di transizione l’Italia non risulterà più l’unico Paese della Ue a prevedere per i clienti domestici – da quasi 40 anni – l’applicazione di tariffe elettriche con una struttura progressiva con un sistema di sussidi incrociati, in cui chi consumava di più, a parità di costi di servizio, pagava anche qualcosa per chi consumava meno. L’obiettivo, sottolineano dall’Autorità è «una tariffa lineare più equa,trasparente e aderente ai costi dei servizi forniti e maggiormente adatta a stimolare investimenti verso un sistema energetico più sostenibile». Per i servizi di rete viene così definita una struttura tariffaria non progressiva, uguale per tutti i clienti domestici (residenti e non) e impostata in base al criterio dell’aderenza ai costi dei diversi servizi. Per la tariffa degli oneri di sistema (una delle voci della bolletta insieme al costo di energia, dispacciamento, commercializzazione e imposte), invece, si mantiene una differenziazione tra clienti residenti e non residenti: ai primi viene applicata tutta in quota energia (cioè in centesimi di euro per kilowattora prelevato), mentre ai secondi viene calcolata sia in quota energia, sia in quota fissa (come detto sopra).

 

Per le prime case, inoltre, sottolineano dall’Autorità, crescerà solo il peso di una delle quattro voci principali che compongono la bolletta, cioè la quota fissa della tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore (che vale, in media, il 15% del totale). Per le seconde case, invece, l’incremento del peso delle quote fisse è maggiore perché riguarda due delle quattro voci principali che compongono la bolletta: quella relative alla tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore e gli oneri di sistema (che complessivamente valgono in media il 40% della bolletta totale).

 

Tra i non residenti a pagare la bolletta più salata è chi consuma poco, perché non beneficia particolarmente della omogeneizzazione degli scaglioni, mentre viene penalizzato dal corrispettivo fisso. Così per gli utenti con un consumo annuo di 1200 Kwh la bolletta ha portato con sé un aumento del 54% tra il quarto trimestre 2016 e i primi tre mesi del 2017. Nel secondo trimestre, con la quota fissa sugli oneri di sistema diminuita di 8 euro, il conto finale si è alleggerito del 15% rispetto ai primi tre mesi, ma è rimasto sopra i 400 euro spalmati su 12 mesi. Da giugno a settembre la bolletta dovrebbe registrare un nuovo scatto in avanti dell’1 per cento, il 30% in più rispetto al terzo trimestre 2016: 104 euro su base annua rispetto al 2016. Per la fascia di consumo di 2700 Kwh l’aumento nel primo trimestre è stato del 40%, poi il costo finale è sceso del 18% nel secondo rispetto ai tre mesi precedenti e ha ricominciato a salire nel terzo. Oggi le famiglie con questo profilo di consumo spendono il 15% in più rispetto a un anno fa.

 

I principali beneficiari delle riforma sono stati invece i profili di consumo più elevati, residenti e non residenti, nuclei familiari numerosi o proprietari di abitazioni ad alto dispendio energetico, con consumi sopra i 3000 kWh. I non residenti con un profilo di consumo di 4800 euro kilowattora nel terzo trimestre di quest’anno pagheranno il 12% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016. Tra i residenti gli utenti con consumi per 4800 euro kWh hanno ottenuto una diminuzione della tariffa del 21% nel primo trimestre di quest’anno rispetto ai tre mesi precedenti e nel terzo otterranno uno sconto del 17% rispetto allo stesso periodo del 2016. Complessivamente quest’anno per le prime casecon un profilo di consumo di 2.700 kWh Ref Ricerche prevede una bolletta più cara di appena l’1,4% in media rispetto al 2016.

Da sottolineare che le variazioni mostrate nelle tabelle nella realtà saranno amplificate, dato che qui non abbiamo considerato accise e Iva.

  • Il residente con consumi bassi

Potenza impegnata: 3 kW
Consumi: 1.500 kWh/anno
Residente: sì
Nel 2015 pagava (accise e iva esclusi): 233 euro
Nel 2016 paga (accise e iva esclusi): 256 euro
Nel 2017 rispetto al 2016 spenderà: 41 euro in più
Nel 2018 rispetto al 2017 spenderà: 7,29 euro in più
In tre annial 2018, la sua bolletta (accise e iva escluse) sarà di 71 euro in piùrispetto al 2015.

  • Il residente con consumi medio-bassi

Potenza impegnata: 3 kW
Consumi: 2.200 kWh/anno
Residente: sì
Nel 2015 pagava (accise e iva esclusi): 343 euro
Nel 2016 paga (accise e iva esclusi): 360 euro
Nel 2017 rispetto al 2016 spenderà: 22,5 euro in più
Nel 2018 rispetto al 2017 spenderà: 10,7 euro in più
In tre anni, al 2018, la sua bolletta (accise e iva escluse) sarà di  50  euro in piùrispetto al 2015.

  • Il residente con consumi medi

Potenza impegnata: 3 kW
Consumi: 2.700 kWh/anno
Residente: sì
Nel 2015 pagava (accise e iva esclusi): 438 euro
Nel 2016 paga (accise e iva esclusi): 448 euro
Nel 2017 rispetto al 2016 spenderà: 0,9 euro in più
Nel 2018 rispetto al 2017 spenderà: 8,3 euro in più
In tre annial 2018, la sua bolletta (accise e iva escluse) sarà di 19 euro in piùrispetto al 2015.

 

 

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Condizionatori| Quale scegliere e come orientarsi? Approfondimento di Unomattina con Luigi Gabriele

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Di  Manetta e Serra, Redazione Unomattina

Fa caldo ormai è arrivato il grande caldo estivo. Tante sono le soluzioni in commercio: dualsplit, monosplit, portatile, senza unità esterna…ce n’è per ogni gusto!

Ma qual è quello più adatto alle nostre esigenze, quello che consuma meno energia e soprattutto non è dannoso per la nostra salute?

Ad Unomattina Estate il’11 luglio LUIGI GABRIELE dell’Associazione consumatori Codici ha approfondito il tema. 

Guarda il video

Cosa verificare prima dell’acquisto:

ETICHETTA ENERGETICA

L’etichetta energetica per i climatizzatori dell’aria per uso domestico è obbligatoria dal 2003 (direttiva 2002/31/CE), ma il suo format è cambiato con la direttiva 2010/30/EU per tutti gli apparecchi immessi sul mercato comunitario dal 1° gennaio 2013. Esistono due tipologie di etichetta energetica: l’etichetta energetica per i climatizzatori monoblocco e l’etichetta energetica per i climatizzatori split. Oltre alla classe energetica, per queste due tipologie di climatizzatori è indicato un indice di efficienza energetica nominale “EER” per la modalità raffreddamento, e qualora presente anche la funzione riscaldamento, è indicato anche un coefficiente di rendimento nominale “COP”.

Decido di cambiare il condizionatore perché vecchio o perchè mi accorgo che consuma troppo: ci sono agevolazioni fiscali a cui posso ricorrere?Vediamole insieme.

AGEVOLAZIONI CONDIZIONATORI

Si, sono presenti delle detrazioni fiscali per l’acquisto di condizionatori: ecco quelle che è possibile richiedere nel 2018 se si effettuano lavori di ristrutturazione o meno.

Con la proroga del bonus ristrutturazioni, del bonus mobili e dell’Ecobonus, per chi ha acquista un condizionatore entro il 31 dicembre 2018, c’è la possibilità di beneficiare di detrazioni fiscali dal 50% al 65%.

AGEVOLAZIONE FISCALI

50%

BONUS RISTRUTTURAZIONE

65%

BONUS LAVORI RISPARMIO ENERGETICO

CONTO TERMICO

Bonus condizionatori del 50% legato a lavori di ristrutturazione

La detrazione é destinata all’acquisto di climatizzatori con pompa di calore utilizzabili sia in estate che per il riscaldamento invernale, finalizzati   ad integrare o sostituire   l’impianto esistente. L’importo massimo di detrazione, riconosciuta in 10 quote annuali di pari importo e richiedibile in sede di  compilazione della dichiarazione dei redditi, è di 96  mila euro e per poterne   beneficiare è necessario che il pagamento venga effettuato tramite bonifico.

 

Bonus condizionatori del 65% per lavori di risparmio energetico

Si tratta del meglio noto Ecobonus al 65% e in questo caso di potrà beneficiare   delle detrazioni fiscali esclusivamente per l’acquisto di climatizzatore con pompa di calore.

L’importo massimo detraibile è pari in questo caso a 30.000 euro, ovvero il 65% di 46.145 euro. Anche in questo caso sarà necessario effettuare il   pagamento esclusivamente a  mezzo bonifico bancario o postale e conservare le ricevute dei pagamenti effettuati.

Dal 31 Maggio 2016 è stato introdotto anche il nuovo Conto Termico.
Si tratta di un incentivo statale per edifici esistenti, erogato in rate annuali per una durata variabile (fra due e cinque anni a seconda della tipologia di intervento realizzato) per coloro che scelgono di installare, in sostituzione del precedente impianto, una pompa di calore aria/acqua o geotermica o semplicemente un climatizzatore in pompa di calore ad alta efficienza.

Si segnala che, a differenza dell’agevolazione fiscale del 50% e 65%, che consiste in una detrazione fiscale, ossia un risparmio di imposta risultante dalla dichiarazione dei redditi, l’incentivo previsto dal Conto Energia Termico consiste in un contributo statale pari a circa 40% della spesa ammissibile sostenuta.

 

 Ci sono regole di “buon uso” del climatizzatore per rinfrescarsi e consumare meno anche con un apparecchio acquistato anni fa?

 

Un buon isolamento termico contribuisce a far abbassare i consumi sia d’estate che d’inverno

-E’ sempre meglio evitare che la luce entri direttamente in casa: pertanto è bene tenere chiuse le scuri e le tende, che eviteranno il surriscaldamento dell’ambiente

-Utilizzare in modo oculato il climatizzatore: la temperatura giusta anche secondo gli ingegneri energetici deve essere intorno ai 27° o comunque mai inferiore ai 7°/8° rispetto all’esterno sia per contenere i consumi, che per proteggersi da sbalzi termici

-Utilizzare il deumidificatore perché contribuisce parecchio a ridurre la temperatura percepita

-Con il condizionatore acceso vanno tenute chiuse porte e finestre per evitare dispersioni

-Evitare di usare elettrodomestici ad alto consumo energetico quando è in funzione l’impianto di aria condizionata

-Pulire accuratamente e periodicamente i filtri per garantirne la massima efficienza

-Posizionare la presa d’aria in modo che venga garantito un idoneo riciclo dell’aria

-Regolare la velocità dell’aria

 

 

 

 

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Eni gas e luce, nuova sanzione da 1 milione e 800 mila euro per la scorretta fatturazione dei consumi di elettricità e gas.

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Su segnalazione di CODICI Associazione Consumatori, il 5 luglio 2018 l’Autorità ha deliberato la chiusura del procedimento di inottemperanza alla Delibera dell’Autorità del 11 maggio 2016 (PS9542), accertando la reiterazione da parte di Eni gas e luce S.p.A. della condotta consistente nell’inadeguata gestione delle istanze dei consumatori relative alla fatturazione dei consumi di elettricità e gas, a fronte del contemporaneo avvio dell’attività di riscossione.

Il provvedimento dell’Autorità trae origine dalle numerose segnalazioni con le quali, a decorrere dalla seconda metà del 2017, molti consumatori hanno continuato a lamentare problematiche connesse alla fatturazione dei consumi di ingente importo (“maxi conguagli”), riguardanti periodi di consumo superiori anche a cinque anni dalla data di emissione della fattura, emerse specialmente nell’ambito delle attività di recupero crediti effettuate da EGL nel corso del 2017.

Le segnalazioni degli utenti riguardavano inoltre la fatturazione di importi erronei o non correttamente stimati, le rettifiche tardive dei consumi fatturati, anche prescritti, l’omessa acquisizione delle letture o delle autoletture; l’incompletezza e/o l’inesattezza dell’informativa in bolletta.

Nel corso del procedimento, EGL ha assunto importanti iniziative a favore dei consumatori. In particolare, EGL ha deciso di riconoscere automaticamente la prescrizione dei pagamenti delle bollette, tutte le volte in cui la mancata fatturazione dei consumi, entro due anni, sia riconducibile alla responsabilità della Società. Negli altri casi, su istanza del consumatore, EGL riconoscerà la prescrizione biennale decorrente dal consumo di elettricità e gas, come previsto dalla Legge di Bilancio 2018 (L. n.205/2017) e dalle delibere ARERA del 2018.

Inoltre, EGL ha presentato importanti misure migliorative in tema di fatturazione e di gestione delle situazioni critiche dei reclami, al fine di superare, anche retroattivamente, le criticità emerse nel corso del procedimento.

In considerazione della rilevanza delle Iniziative assunte da EGL, in particolare per il superamento del fenomeno dei “maxi conguagli”, l’Autorità ha ridotto significativamente la sanzione da irrogare a Eni gas e luce, risultata pari a 1.800.000 euro.

Roma, 11 luglio 2018

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AGCOM: consumatori delusi

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Era settembre 2017 quando l’Associazione Codici scrisse alle compagnie telefoniche intimando loro di fare un passo indietro su differenti fronti: fatturazione a 28 giorniaddebito in un’unica soluzione delle rate di smartphone e tablet per chi chiedeva il recesso e obbligo di acquisto del modem proprietario, ma ci ignorarono scientemente.

Da quel momento in poi, era chiaro che avremmo dovuto muoverci per altre vie, al fine di ottenere dei risultati tangibili, anche perché le delibere dell’Agcom venivano ignorate anch’esse.

 

Oggi, mercoledì 11 luglio, è tempo di bilanci ed alla presentazione della relazione annuale sull’attività svolta dall’Autorità, troviamo ad accoglierci un corposo cartaceo ed una chiavetta usb di dubbia provenienza. Dall’Autorità per le telecomunicazioni ci aspetteremmo un po’ più di lungimiranza.

Codici è molto delusa da come è stata gestita tutta la partita dei modem, della fatturazione a 28 giorni, non ultimo, avevamo chiesto che entrasse subito in vigore la delibera per la restituzione sulla telefonia fissa già da luglio, invece è stata posticipata a dicembre.

Dopo che gli operatori  hanno sbeffeggiato l’Autorità in ogni forma, timorosa di far rispettare le regole e sempre sensibile alle esigenze e richieste degli operatori, perfino quando hanno affermato, dopo aver rimpinguato le proprie casse, che la restituzione delle somme indebitamente percepite, avrebbe arrecato un danno ai bilanci. Sempre un occhio di riguardo per gli operatori, invece il consumatore in Italia, siccome viene considerato un bancomat per piccoli importi, ma attenzione bene, su più fronti, può subire in silenzio. Per non parlare poi delle truffe telefoniche, dei servizi premium, delle attivazioni non richieste: insomma, un vero e proprio sistema per spillare soldi ai consumatori, davanti al quale l’Autorità è rimasta a guardare, anzi si è fatta “guidare” dagli operatori.

Codici ha impartito una grande lezione di civiltà regolatoria, dimostrando che da soli si può agire in forma incisiva sensibilizzando il Parlamento (attraverso la legge per il ripristino della fatturazione su base mensile), a fare le scelte più opportune per il consumatore, anche perché questo dovrebbe essere il settore trainante per l’innovazione tecnologica. Invece in Italia, si tratta di una guerriglia tra pochi operatori che provano in ogni modo a propinarci contratti truffaldini e telefonini. Certo la guerriglia dura fino a quando non si siedono tutti attorno ad un tavolo e decidono di fare cartello, accordandosi.

La rete telefonica ed internet dovrebbero servire a sviluppare il Paese, a collegarlo meglio, mentre sappiamo bene che ci sono delle aree che rimangono isolate o collegate a singhiozzo.

“Ci dispiace tanto – afferma Luigi Gabriele – Responsabile Affari Istituzionali di Codici, perché confidavamo nella Presidenza Cardani, invece ecco l’ennesima delusione per la tutela dei consumatori. Auspichiamo che anche su questo fronte, al momento del rinnovo si pensi bene alle nomine, piuttosto che ad accontentare i “trombati” o le diverse porte scorrevoli dei ministeri”.

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