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Presentata la legge per abolire Equitalia. Ma perchè? (di Azzurra Cancelleri)

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Presidente, Governo, colleghi deputati

Oggi arriva in aula la nostra proposta di legge con la quale chiediamo di abolire equitalia spa ed affidare la riscossione ad un’agenzia pubblica.

I motivi che ci hanno portati a presentare questa proposta di legge sono numerosi e di vario genere: riassumendoli in un concetto, direi che lo Stato ha valutato male le potenzialità di una S.p.A come ente riscossione e ha creato un sistema inefficiente ed inumano.
httpv://youtu.be/AfkyPu-fQvw
L’art.1 della presente legge prevede l’abolizione di Equitalia a decorrere dal 1 Gennaio 2015 e il passaggio delle relative funzioni all’Agenzia delle entrate; al comma 3 viene stabilito che la Direzione centrale per la riscossione subentra integralmente nei diritti e negli oneri relativi all’esercizio delle funzioni di riscossione, della società Equitalia S.p.a. e delle società pubbliche ad essa collegate.

Facciamo un passo indietro: il servizio della riscossione dei tributi fino al 2006 è stato gestito da un sistema privato costituito da 37 società controllate dai principali istituti di credito. In tutti quegli anni il costo del servizio fu finanziato a pioggia con soldi pubblici senza nessun criterio di controllo reale del servizio reso dai privati, e relativa selezione e filtro dei flussi finanziari.
Gli Istituti di credito anticipavano allo Stato le somme che erano incaricati a raccogliere dai contribuenti; successivamente, con una semplice autocertificazione, si facevano restituire dallo Stato le somme che dichiaravano impossibili da riscuotere. Sulle somme raccolte e restituite allo Stato, lo stesso pagava una differenza (aggio) che era il guadagno degli istituti di credito concessionari del servizio di riscossione.
Dal 1 ottobre 2006 il servizio è passata in mano ad una società pubblica (Riscossione spa poi diventata Equitalia S.p.A) con pacchetto azionario diviso tra Agenzia della Entrate per il 51% ed INPS per il restante 49%, ma gestita con criteri privatistici tipici di una società per azioni.
Per permettere il decollo delle attività di finanziamento (start up) della nuova società lo Stato ha finanziato con 940 milioni di € soldi pubblici l’attività di Equitalia per i primi anni 2 anni di vita della stessa (2007-2008).
Dal 1 gennaio 2009 Equitalia è finanziariamente autonoma dai contributi pubblici. Il suo costo di esercizio, da allora, viene finanziato da un sistema multiplo di costi aggiuntivi che la società aggiunge sul debito dei contribuenti inadempienti. In particolare, gli elementi della riscossione sono a vantaggio ingiustificato e irrazionale della società Equitalia Spa la quale applica i seguenti tassi: diritto all’aggio 9% o 8% per i ruoli emessi dal 1°gennaio 2013; percentuale sull’interesse di mora oggi 0,615% annuo; diritto delle spese di esecuzione e alle spese di notifica di 5,88 €; diritto al rimborso delle quote inesigibili.
Queste somme fanno lievitare notevolmente le somme dovute dal debitore al punto da renderle insostenibili e – in concomitanza con la profonda crisi economica che sta vivendo il nostro paese –praticamente non pagabili.
Proponiamo quindi il passaggio ad un’agenzia pubblica per eliminare queste componenti di interesse che sono dettate dalla forma di SpA – e quindi dall’obbligo civilistico di ottenere un guadagno – che caratterizza Equitalia.

L’articolo 2 prevede disposizioni in materia di riscossione. Viene stabilito che la quota interesse dovuta per il ritardo o mancato pagamento delle cartelle esattoriali maturati fino al 31 marzo 2014 sono annullati e sono sostituiti dal pagamento di un interesse pari alla quotazione dell’Euribor a 12 mesi.
Nonostante la maggioranza parli di un condono – come scritto in relazione – questa disposizione è stata prevista per alleggerire il carico di crediti non ancora riscossi che con l’abolizione di Equitalia ricadranno su gli enti creditori, si chiarisce inoltre che la presente disposizione non si applica alle cartelle esattoriali in relazione alle quali sia stata pronunciata una sentenza passata in giudicato avente ad oggetto i reati previsti dagli articoli da 2 a 11 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74.

Il comma 4 disciplina le modalità della creazione delle cartelle esattoriali a decorrere all’entrata in vigore della presente legge.
Questa legge ha come finalità quella di riformare l’ente riscossore nel nostro paese. Riteniamo ugualmente urgente rivedere anche i criteri della riscossione, con questo comma poniamo un principio base: né per entità né a seguito di modalità di calcolo applicate, l’interesse può superare il tasso di usura previsto per legge.

L’articolo 3 prevede delle norme in materia di personale della nuova Direzione Centrale per la Riscossione.
Mi preme precisare che la notizia diramata anche tramite i sindacati sulla contrarietà del M5S verso i lavoratori di equitalia è assolutamente falsa. Questa proposta di legge nasce NON per colpire o denigrare il lavoro svolto soprattutto dagli agenti di riscossione ma A SEGUITO dei casi di pericolo in cui gli stessi si sono trovati. Riteniamo che gli episodi di corruzione dentro il sistema equitalia, siano essi stessi a denigrare il lavoro svolto da chi invece lavora onestamente.
Infine l’articolo 4 contiene disposizioni finali che regolano il passaggio dei crediti non riscossi agli enti locali.
Il passaggio fittizio da un sistema privato (gli istituti di credito) ad un sistema di SpA completamente pubbliche dirette con normativa pubblica ma gestito in una commistione pubblico/privato in modalità privatistiche, non abbia portato particolare valore aggiunto né alla qualità né alla quantità della riscossione, ma che anzi abbia deteriorato il rapporto ed aumentato la distanza tra il cittadino e le istituzioni – anche per la vessatorietà dei suoi ricarichi sul debito del contribuente utilizzata fondamentalmente per il mantenimento e gli sprechi delle suddette società – è dimostrato dalla percentuale del riscosso, che, nonostante strumenti operativi nuovi (fermo amministrativo) o vecchi ma resi più aggressivi (iscrizioni ipotecarie) di cui queste società hanno potuto usufruire a differenza del vecchio sistema delle Concessioni fino al 2006 non ha raggiunto i risultati sperati, come riportato anche nel Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2013 e nella relazione sullo stato dell’attività di riscossione nel 2011 presentata dall’allora Ministro dell’economia Grilli.

Infatti le percentuali del riscosso dopo i primi due anni in cui sono praticamente raddoppiate (passando circa da un 3,5 % ad un 7% del carico montante), si sono da anni ormai stabilizzate su quel valore, con un lieve calo negli ultimi 2-3 anni. A riprova che il problema non è nell’utilizzo indiscriminato e vessatorio degli strumenti di riscossione, ma è soprattutto nel sistema fiscale da riformare.

Negli ultimi anni sotto i colpi della crisi economica imperante, sotto il montare della protesta popolare, la società Equitalia S.p.a. ha rallentato la sua azione e piccole modifiche sono state portate: riduzione dell’aggio dal 9 all’8%, riduzione dell’interesse di mora dal 5,22 % al 5,14%, aumento del numero di rate – per le quali però si pagano interessi molto superiori a quelli che la stessa amministrazione finanziaria centrale stabilisce per i suo debiti, quando lo stesso Stato regola la sua “morosità” nei confronti dei crediti-rimborsi o per servizi non pagati al cittadino-contribuente – ad un ben più comodo interesse legale, trattandoli di fatto come sudditi e non come cittadini quali sono.

Il fatto che Equitalia S.p.a. negli ultimi tre anni abbia avuto perdite per 40 milioni di € è la dimostrazione che se il governo dell’intera macchina fiscale rallenta per motivi socio-economici, l’aggressione al contribuente moroso e se si riducono un pochino le entrate che autofinanziano il servizio, quello che viene a galla è lo spreco di risorse.

Per i motivi esposti riteniamo opportuno il passaggio delle attività di riscossione da Equitalia S.p.A all’Agenzia delle entrate, secondo le modalità contenute nella presente proposta di legge.

Concludo dicendo che a seguito del dibattito in commissione in cui il M5S si è dichiarato favorevole alle modifiche condivise della presente proposta di legge, non avendo riscontrato dalle altre forze politiche di maggioranza la volontà di condividere il tema dell’abolizione di Equitalia preferendo denigrare – anche in modo poco educato – il nostro lavoro e non lavorare insieme sul testo da noi proposto, abbiamo ritenuto opportuno fare un ultimo tentativo di collaborazione presentando noi stessi degli emendamenti che riprendono le osservazioni avanzate durante il breve dibattito in commissione.
Grazie.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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