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Prestiti ristrutturazione, ecco tutte le novità dei bonus per i mobili

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Richiedere un prestito per ristrutturare casa è più sicuro se si è sostenuti dagli incentivi statali: ecco tutte le novità sui bonus per i mobili

C’è chi per ristrutturare casa e per affrontare tutti i lavori necessari dalla ristrutturazione all’acquisto dei mobili, chiede un prestito alla banca: per far fronte alla restituzione, c’è chi cerca di capire cosa prevede la cessione del quinto c’è chi invece preferisce altre vie.
Una di queste, per esempio, è quella di scegliere il prestito online più conveniente per via dell’abbattimento di molti costi, o ancora fare affidamento ai bonus del governo sulle spese di ristrutturazione che coprono una parte delle spese relative ai lavori e all’acquisto dei mobili.
Appoggiarsi a questo strumento finanziario è molto importante perché permette di ottenere fino al 50% di rimborso sulle spese effettuate per la ristrutturazione: il limite e anche il principio entro il quale si inscrive questa iniziativa del governo, è quello dell’efficientamento energetico.
La ristrutturazione dell’immobile e l’acquisto dei relativi mobili deve essere volta ad un’ottimizzazione energetica e quindi ad un miglioramento delle condizioni di uso e consumo dell’energia all’interno della casa. Per ottenere i bonus, infatti, è necessario dimostrare e realizzare un interesse reale e concreto alla sostenibilità ambientale.
I bonus sono attivi già da qualche anno ma in questo periodo stanno cambiando delle cose in merito. Ecco alcune delle principali novità che riguardano l’ottenimento dei bonus sull’acquisto di mobili nuovi.
Il Decreto Casa, che regola il meccanismo dei bonus, ha fatto un passo indietro e ha eliminato la regola che prevedeva che le spese per gli arredi non potessero essere superiori a quelle per la ristrutturazione dell’immobile.
Prima di tutto, infatti, la nuova normativa prevede lo sconto fiscale del 50% su spese per mobili nuovi ed elettrodomestici di un valore pari a 10 mila euro, organizzare in 10 rate annuali. Questa detrazione è valida per chi usufruisce fino al 50% del bonus per le spese di ristrutturazione.
La seconda novità è quella che vede la possibilità di pagare queste spese anche con carta di credito o con bancomat: nello specifico, poi, mobili ed elettrodomestici possono essere acquistati anche con un bonifico “parlante”. La norma esclude gli assegni e i contanti dalle modalità di pagamento accettate per ottenere i bonus.
Tra i mobili ai quali può essere applicato lo sconto si annoverano i materassi, le librerie, i tavoli, le sedie, i divani, le credenze e le poltrone e complementi d’arredo come gli apparecchi di illuminazione che sono considerati dalla circolare “complementi necessari”.
Per gli elettrodomestici, invece, valgono sempre quelli ad alta efficienza come frigoriferi, stufe elettriche, forni, lavatrici, condizionatori che siano di classe A+ o superiori.
Per quanto riguarda le date di scadenza, invece, le spese detraibili col bonus sono quelle che sono state effettuate tra i 6 giugno 2013 e il 31 dicembre 2014. Per la ristrutturazione, invece, le spese sui lavori che possono ottenere lo sconto del bonus sono quelle effettuate dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2014.
Infine, la normativa ha deliberato anche sulla tipologia dei lavori ammissibili allo sconto e tra questi sono inclusi tutti i lavori di manutenzione straordinaria mentre sono esclusi quelli più piccoli come un cambio di serratura o di una presa elettrica.
Ovviamente sono inclusi anche i lavori di installazione per impianti fotovoltaici, validi se immessi su abitazioni monofamiliari.

fonte:supermoney.eu

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CASO DIAMANTI ecco i numeri e le banche coinvolte

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Complessivamente coinvolti 100.000 investitori c.a.

ADICONSUM sta tutelando circa 2500 investitori in tutta Italiaper un controvalore di 60 milioni di euro
21 febbraio 2019
BANCHE COINVOLTE:

UNICREDIT, INTESASANPAOLO, BANCA MPS, BANCOBPM, (queste sono anche tutte state sanzionate dall’Antitrust).

Poi a macchia di leopardo coinvolte anche qualche BCC, UBI e qualche altro istituto di cui però non abbiamo segnalazioni  particolari (non sono state sanzionate ne menzionate).

Unicredit, Intesa-Sanpaolo e Banca MPS di fatto dopo il reclamo hanno rimborsato e rimborsano attraverso un iter interno della durata da 1 a 3 mesi (siamo nell’ordine di poche migliaia di pratiche complessivamente)

Con il BancoBPM abbiamo un protocollo di conciliazione con tavoli in diverse provinc (ipotizziamo da 60/80.000 pratiche c.a.).

I territori maggiormente coinvolti sono soprattutto il Nord Est, l’Emilia, la Lombardia e la Liguria; poi abbiamo casi sporadici in Piemonte, Toscana e nel Lazio.

Nel Nord Est si caratterizzano per importi mediamente importanti che vanno dai 30/40 mila euro, ma anche con investimenti da 100/150 mila euro e punte da 200/300 mila euro.

In Lombardia la media degli importi è più bassa, siamo in media 20/25 mila euro, ma anche con punte di 150 mila e casi da 350 mila.

La Liguria ha medie anche più elevate del Nord Est.
Piemonte, Emilia e Toscana medie simili alla Lombardia.

La casistica va da: VIP(che non sono tutelati dalla nostra associazione), pensionati (con investimenti molto variegati), lavoratori autonomi (parrucchiere, idraulici ecc), lavoratori dipendenti.

Si segnalano casi di investitori che nemmeno avevano il deposito titoli, ma solo il conto corrente a cui è chiesto di investire in diamanti magari la propria liquidazione in quanto la fabbrica aveva chiuso i battenti.
 Per ogni riferimento, assistenza e supporto è disponibile il Coordinatore del Credito e Finanza Nazionale di ADICONSUM Carlo Piarulli e.mail: carlo.piarulli@adiconsum.it – telefono: 329 5922457- www.adiconsum.it

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Truffa Diamanti, ecco come far valere i propri diritti entro l’8 marzo

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Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui

Comunicato stampa 
TRUFFA SU DIAMANTI Adiconsum:
Stiamo proseguendo gli incontri con le banche per i rimborsi ai risparmiatori
Sedi territoriali Adiconsum a disposizione per presentare la domanda
al Curatore fallimentare della società di investimento IDB
entro l’8 marzo p.v.
  20 febbraio 2019 – In merito alle ultime notizie di stampa sulla vicenda degli investimenti in diamanti, Adiconsum sottolinea come stiano proseguendo i risarcimenti al 100% ai consumatori da parte di Unicredit, Monte dei Paschi di Siena ed Intesa Sanpaolo.

Relativamente all’inchiesta in corso, per quanto riguarda il tavolo di conciliazione sottoscritto con il Banco Popolare lo scorso luglio, Adiconsum dichiara di aver avuto conferma, da parte dell’istituto, del prosieguo degli incontri già calendarizzati.

Inoltre, a seguito del fallimento di una delle società di investimento, la IDB di Milano, Adiconsum sta invitando i consumatori a contattare le proprie sedi territoriali per richiedere assistenza nella compilazione ed invio della domanda al Curatore fallimentare, da presentare entro l’8 marzo.

Ci auguriamo che quanto accaduto a danno dei risparmiatori non si ripeta. È nostra intenzione interagire con gli organismi competenti per vigilare e, soprattutto, prevenire situazioni del genere.
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Così la lobby delle banche cerca di rinviare la trasparenza

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Carlo DE MASI, Presidente di Adiconsum nazionale:
Basta rinvii! I consumatori hanno diritto di conoscere i costi sostenuti per i servizi di investimento offerti da banche/intermediari finanziari
come sancito dalla MIFID 2 


Adiconsum scrive al Ministero dell’Economia e delle Finanze
12 febbraio 2019 – La trasparenza, declinata in tutte le sue varie forme, sia che si riferisca ai costi, alle tariffe, ai prezzi, ai contratti, è un diritto del consumatore. Senza trasparenza non ha senso parlare di tutela del consumatore. 

Per quanto riguarda la trasparenza dei costi dei servizi di investimento ci troviamo di fronte ad un paradosso – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – Infatti, nonostante la Direttiva europea Mifid 2 ne renda obbligatoria la comunicazione ai consumatori-investitori, nel nostro Paese, essa non è ancora operativa.

Dopo un primo rinvio richiesto dalle Associazioni bancarie e dagli intermediari dal 1° gennaio 2017 al 3 gennaio 2018 – prosegue Danilo Galvagni, Vicepresidente Adiconsum –apprendiamo che, in un documento datato 30 gennaio 2019, le principali Associazioni degli intermediari italiani  hanno previsto il rilascio di tali informazioni “nel corso del 2019”, dilazionando ulteriormente i tempi di godimento di quello che è un diritto dei consumatori, sancito dalla Commissione europea.

Adiconsum considera il diritto del consumatore alla trasparenza una tutela irrinunciabile e non dilazionabile del consumatore.

Per questo – conclude De Masi – riteniamo che il Governo debba intervenire per evitare ulteriori rinvii nell’applicazione di un diritto fondamentale dei consumatori e per non generare squilibri nel mercato.

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