È passata sotto silenzio la manovra del governo di eludere il Referendum del 2011 e tornare alla carica con la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Nell’ultima Legge di Stabilità, infatti, si favoriscono esplicitamente le privatizzazioni, incentivando gli enti locali a cedere quote di partecipazione detenute in aziende di servizi pubblici: gli enti che venderanno le proprie azioni delle ex municipalizzate di elettricità, acqua e gas, per esempio, potranno anche spenderne liberamente il ricavo per investimenti, in quanto vengono esclusi dal patto di Stabilità interno gli incassi derivanti dalla “dismissione totale o parziale, anche a seguito di quotazione, di partecipazioni in società”. Allo stesso tempo, non si introduce alcun premio per gli enti che, invece di venderle, fondono o aggregano le proprie partecipate. I comuni, che non sanno più dove prendere i soldi, non tardano a recepire la normativa: Rimini e diversi comuni dell’Emilia Romagna sono orientati a cedere quote di partecipazione di Hera, che quindi potrebbe diventare una Società per Azioni di proprietà privata e gestione privata. «Nella Legge di Stabilità – commenta Luigi Tartari, Responsabile del Settore Idrico di Konsumer Italia − è previsto anche l’affidamento diretto a società pubbliche che non hanno interesse al contenimento delle tariffe e ad investimenti per il miglioramento del servizio, come dimostrato nella relazione annuale del Comitato di Vigilanza r. i. 2008. Per cui, si deve sostenere che tale servizio debba essere gestito in forma consortile». La forma giuridica Consortile (enti locali associati in consorzi o aziende speciali consortili; disciplinata dal D. Lgs. 267 del 2000 – Testo Unico Enti Locali), impegna e responsabilizza direttamente i Sindaci che ora “se ne lavano le mani” con la scusa che chi gestisce il servizio sono le Autorità, le quali definiscono anche le tariffe, senza il controllo dei bilanci delle aziende!». Per Luigi Tartari è ora di dire «a gran voce che il sistema delle A.A.T.O. – Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale ha fallito, e la Legge 42/2009 che ne ha sancito la soppressione è rimasta inapplicata». La legge ha anche demandato le competenze alle Regioni, le quali non hanno ancora assunto norme adeguate, mantenendo queste organizzazioni inefficaci e ttroppo onerose (il costo per il loro mantenimento è quantificato in oltre 100 milioni di euro, costo che ricade sulle tariffe del servizio). Konsumer Italia e Acu, da sempre convinti che l’Acqua sia un “Bene Comune” e il Servizio Idrico Integrato debba essere “privo di rilevanza economica”, mettono in guardia dalla cessione della gestione del servizio idrico a multinazionali senza scrupoli, e ricordano che la sentenza 199/2012 della Corte Costituzionale ha confermato la volontà di ristabilire il diritto comunitario sugli affidamenti dei servizi pubblici locali. Non è umano staccare la fornitura alle persone, soprattutto se anziane e povere, e lasciarle senz’acqua. Già oggi è una realtà, domani cosa succederà?