Entro l’anno si vuole privatizzare il 40% di Poste Italiane. Questo il tema dell’incontro di domani tra il numero uno di Poste Francesco Caio e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. “Così com’è oggi – ha sostenuto ieri Caio in audizione alla commissione Lavori pubblici del Senato − il servizio universale non è più sostenibile: senza interventi correttivi, nel 2019 Poste chiuderebbe con un Ebit (margine operativo netto) negativo di 1,5 miliardi nel settore postale (aggravato dall’apertura del mercato della consegna delle multe e degli atti giudiziari dal 2016), portando in rosso l’intero gruppo”. Nel documento presentato in audizione si parla inoltre di 455 chiusure e 609 “razionalizzazioni” degli sportelli sul territorio (ne rimarranno circa 13mila). Se però dal primo semestre 2012 allo stesso periodo del 2014 i ricavi semestrali dei servizi postali sono diminuiti di oltre 300 milioni, si registra allo stesso tempo un boom di +2 miliardi di euro di premi raccolti sulle polizze assicurative vendute nelle filiali, che spingono i ricavi complessivi da 11,1 a 12,8 miliardi (Relazione semestrale 2014). Ne consegue che, nonostante il servizio postale in senso stretto sia in deficit, Poste Italiane abbia un fatturato in attivo di ben 1,7 miliardi. Eppure il piano di Poste prevede l’aumento a 1 euro per la posta ordinaria (reintrodotta per legge) e un costo di 3 euro per quella prioritaria. Il portavoce nazionale di IConsumatori, Carlo Pileri, esprime «forte preoccupazione in merito al riassetto di Poste Italiane. Senza entrare nel merito della privatizzazione di un settore strategico delle comunicazioni, sono a rischio le garanzie del servizio universale della consegna della corrispondenza; temiamo inoltre che la chiusura degli uffici minori nei paesi e nelle zone periferiche delle città danneggi le persone anziane e le più disagiate». Non solo. L’Agcom dovrà anche approvare il piano di consegna a giorni alterni, esteso dalla legge di Stabilità, a un quarto del territorio nazionale, rispetto a un ottavo precedente. «Il servizio di recapito della corrispondenza non è un fatto sporadico ma un vero e proprio servizio di utilità sociale – commenta il Presidente di Konsumer Italia Fabrizio Premuti − ogni privatizzazione, anche parziale, deve garantire a prescindere l’erogazione di questo servizio. Caio pensi a reinvestire gli utili dei prodotti assicurativi nei servizi postali, dove già oggi la corrispondenza arriva a singhiozzo, come dimostrano le recenti proteste di Konsumer Italia con i sindaci dei Castelli Romani. Si privatizzi Banco Poste, o Poste Vita, ma attenti a continuare a smantellare pezzi dello stato sociale, ed in particolare questo, che è e deve restare un asset sociale». «Il giudizio negativo dei consumatori sul progressivo scadere dei servizi di corrispondenza – conclude Pileri − ci porta a chiedere al Governo, prima della privatizzazione, un’indagine sulla responsabilità degli amministratori».