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Consumatori

Prodotti dall’agroalimentare biologici, alle camere proposte di legge confuse e poco incisive

Giovedì 10 luglio si è svolta presso la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati l’audizione delle associazioni dei consumatori del CNCU, riguardo la proposta di legge italiana ed il nuovo regolamento UE in materia di produzione e sviluppo dell’agricoltura biologica.
Il CODICI, rappresentato da Matteo Pennacchia – settore agroalimentare – ha presentato agli atti della commissione il proprio documento, denunciando rilevanti criticità della proposta legislativa, la quale deve operare nella prospettiva della sostenibilità ambientale riguardo la specifica materia, presentando anche emendamenti nell’ambito dell’etichettatura.

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La proposta di legge italiana sullo “Sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico”risulta confusionale e poco incisiva sia per i produttori che per i consumatori. C’è intenzione di creare un “comitato per l’agricoltura biologica”, il quale avrà l’onere di gestire l’intera disciplina nel mercato italiano, senza stabilire i criteri e le competenze richieste per le nomine, gettando un velo di ombra sull’organismo decisionale, ma soprattutto l’intento di frammentare il sistema decisionale dell’agroalimentare italiano. Avremo un “fondo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica” dotato di 37 milioni di € da utilizzare nel triennio 2014-2017, in cui non vengono menzionate le associazioni dei consumatori, enti portatori dell’interesse collettivo dei consumatori, impegnate quotidianamente nell’educazione alimentare su scala nazionale.

“Forse dovranno finanziare fondazioni, oppure associazioni costituite ad hoc? Su questo saremo ben attenti a vigilare”, commenta Matteo Pennacchia.

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Sulla questione delle certificazioni dei prodotti biologici, la proposta di legge delega troppo gli enti privati, anche riguardo la questione dei prodotti biologici importati dai paesi terzi dell’UE, molto meno severi nel controllare come avviene nel nostro continente. Dalla proposta di legge, non emerge la rilevante questione della contraffazione alimentare, gravissimo problema del settore, che in Italia ogni anno muove 60 miliardi di euro:

“Pensate che sono previste solamente sanzioni amministrative da 3000 a 20000 euro per coloro che falsificano il marchio bio, inducendo le agromafie a perseverare il loro operato, a discapito dei consumatori”, continua Matteo Pennacchia.

Riguardo la posizione del Codici, spicca l’emendamento alla proposta di nuovo regolamento UE sulla disciplina biologica, relativo all’etichettatura in inglese che accompagnerà l’etichettatura già presente nella lingua di ogni paese membro: “visto l’aumento del 60% della mobilità europea negli ultimi dieci anni, è fondamentale garantire una trasparenza delle informazioni sull’etichettatura dei prodotti biologici pre-imballati, fornendo ad ogni cittadino europeo totale cognizione dell’acquisto ovunque si trovi”, conclude Matteo Pennacchia.
Matteo Pennacchia – settore agroalimentare Codici

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Consumatori

Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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