Il possessore di un autoveicolo, pero’, ha anche il libretto di circolazione che viene rilasciato dalla Motorizzazione civile (ministero delle Infrastrutture e Trasporti). Sorge spontanea la domanda: perche’ non si unificano i due documenti semplificando la vita agli automobilisti e, volesse il cielo, ridurre la spesa pubblica, vale a dire le tasse al cittadino? Perche’ mai si deve peregrinare tra gli uffici statali, la Motorizzazione e quelli dell’Aci? E perche’ l’Aci (ente pubblico che ha proventi diversi) non si privatizza e diventa una libera associazione alla quale gli automobilisti interessati si iscrivono? Perche’ non si unificano l’Archivio nazionale dei veicoli (Anv) e il Pra? Perche’ il cittadino italiano deve
tirare
fuori dalla propria tasca 233 milioni di euro l’anno per tenere in piedi il Pra? A che serve un “certificato di proprieta’ ” quando basta una riga sul libretto di circolazione? Insomma abbiamo una duplicazione di strutture che costano al contribuente e creano problemi all’utente.
Ma quanto costa in media oggi una pratica automobilistica? Ciascuno di noi paga 561 euro per un’immatricolazione e 588 euro per un passaggio di proprieta’. Una torta spartita tra sei attori diversi: Aci incassa 27 euro, il ministero dei Trasporti ne preleva 49,6 per una nuova iscrizione e 9 per un trasferimento di proprieta’. Le Poste incassano in media 4,50 per “imposte e oneri d’intermediazione”, cioè bollettini postali, mentre il ministero dell’Economia chiede due versamenti: “imposta di bollo su Pra”e “imposta di bollo su Motorizzazione”. Incamerando, in media, 64 euro. Poi ci sono le Province, che intascano 365 euro, il 65% del totale, attraverso un’imposta di trascrizione. Infine le agenzie di pratiche auto che incassano dai 50 ai 120 euro a prestazione.
Rivolgiamo queste domande al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha avviato la semplificazione degli enti e delle strutture pubbliche.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc