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Publiacqua e distacchi illeciti del servizio. Esposto all’Antitrust

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Firenze, 7 maggio 2015. In seguito ai vari e perduranti distacchi del servizio idrico da parte di Publiacqua nei confronti di condòmini che hanno regolarmente pagato le utenze, e solo perche’ altri condòmini non hanno a loro volta pagato, l’Aduc ha deciso di presentare un esposto all’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato per pratica commerciale scorretta.
Qui le motivazioni:
a) nel corso del tempo sono pervenute delle segnalazioni di utenti del servizio idrico relative alla condotta di Publiacqua rispetto alle utenze condominiali
http://www.aduc.it/comunicato/aduc+osservatorio+firenze+tagli+utenze+publiacqua_23038.php;
b) il gestore del servizio idrico non accetta i pagamenti parziali, spesso trattenuti dai letturisti affidatari dei servizi di ripartizione spese e riscossione quote in attesa della riscossione da parte dell’amministratore delle quote mancanti;
c) il gestore, in assenza del pagamento dell’intero importo indicato in fattura, provvede alle procedure che portano alla sospensione del servizio idrico per l’intero condominio;
d) in tal modo tutti gli utenti, anche quelli in regola con i pagamenti, subiscono indiscriminatamente un pregiudizio slegato dalla loro posizione contrattuale;
e) le norme dettate in materia di morosità e recupero crediti condominiali, così come modificate dalla legge n. 220/2012, paiono portare a differente conclusione rispetto alla condotta tenuta da Publiacqua;
f) l’art. 63, secondo comma, disp. att. c.c. recita: “I creditori non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti, se non dopo l’escussione degli altri condomini”. La norma è stata inserita nelle disposizioni del codice civile dalla legge n. 220/2012 e vieta (in una prima fase) qualunque pregiudizio verso chi, nell’ambito del condominio, è in regola con i pagamenti. È evidente che la mancanza di riferimento al
divieto di sospendere la fornitura di beni o servizi verso chi è in regola con i pagamenti, non può essere intesa come inoperatività rispetto ad essi, poiché in condominio sovente si pagano beni e servizi fruiti comunemente e quindi il distacco dell’utenza da parte del fornitore rappresenta, nei fatti, una violazione di questa norma:
g) sebbene nelle condizioni generali del servizio idrico sia prevista la sospensione della fornitura per il caso di morosità, bisogna operare una distinzione tra contratto bilaterale e contratto plurilaterale. Quello stipulato dal condominio rientra in quest’ultima categoria perché l’amministratore (lo dicono la legge art. 1129 c.c. e la
giurisprudenza Cass. SS.UU. n. 9148/08) altro non è che un mandatario di tutti i condòmini, dato che il
condominio non è soggetto giuridico a sé stante. Conclusione: la legge è cambiata e siccome ai contratti a
prestazioni continuate o periodiche si applica sempre la legge vigente al momento della esecuzione della prestazione (così detta inefficacia sopravvenuta di disposizioni contrattuali contrarie ad un legge successiva alla loro entrata in vigore), la solidarietà attenuata prevista dall’art. 63, secondo comma, disp. att. c.c. deve operare anche rispetto ai contratti condominiali di fornitura del servizio idrico evitando un pregiudizio economico e sostanziale verso i condòmini in regola con i pagamenti; ciò fintanto che non s’è provato a recuperare il giusto dovuto direttamente dal mal pagatore;
h) tale atteggiamento oltre ad essere intrinsecamente scorretto porta i condòmini in regola con i pagamenti ad assumere un comportamento – leggasi anticipazione delle somme dovute dei morosi – che in un normale sistema di prestazione corrispettiva di servizi (tra fornitore e condòmino), cioè in un rapporto rispetto al quale non incidono i comportamenti di terzi, non avrebbero mai assunto;
i) le condotte sopradescritte rappresentano indubbiamente delle pratiche commerciali scorrette;
l) per prodotto s’intende “qualsiasi bene o servizio, compresi i beni immobili, i diritti e le obbligazioni” (art. 18, primo comma lett. c), codice del consumo), per pratica commerciale scorretta: “qualsiasi azione, omissione,
condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale ivi compresa la pubblicità e la commercializzazione
del prodotto, posta in essere da un professionista, in relazione alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori” (art. 18, primo comma lett. d), codice del consumo), per decisione di natura commerciale: “la decisione presa da un consumatore relativa a se acquistare o meno un prodotto, in che
modo farlo e a quali condizioni, se pagare integralmente o parzialmente, se tenere un prodotto o disfarsene o se esercitare un diritto contrattuale in relazione al prodotto; tale decisione può portare il consumatore a compiere un’azione o all’astenersi dal compierla”, inoltre “è considerata aggressiva una pratica commerciale che, nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, mediante molestie, coercizione, compreso il ricorso alla forza fisica o indebito condizionamento, limita o e’ idonea a limitare considerevolmente la liberta’ di scelta o di comportamento del consumatore medio in relazione al prodotto e, pertanto, lo induce o e’ idonea ad indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso” (art. 24 Codice del consumo);
m) in questo contesto, pertanto, se ne deve dedurre che “il professionista, nell’ambito di una pratica commerciale deve comportarsi in modo tale da non falsare, con proprie azioni o omissioni, le decisioni del consumatore e quindi anche rispetto all’esecuzione del contratto. In questo contesto è da ritenersi
aggressiva la pratica che induce il consumatore (cioè “il condominio e quindi i condòmini dato che la compagine non ha propria personalità giuridica”) a prendere una decisione (pagamento per i morosi) o a subire una conseguenza (distacco della fornitura per tutto il condominio) non dipendente da esso”.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

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Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

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