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Quante terre dei fuochi esistono? Spunta anche Crotone. ENI non restare a guardare è ora di agire

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RIFIUTI TOSSICI E DISCARICHE ABUSIVE. QUANTE “TERRE DEI FUOCHI” ESISTONO IN ITALIA? CROTONE E’ UN NUOVO ESEMPIO ? CODICI ALL’ENI: BASTA IMMOBILISMO, E’ ORA DI AGIRE

Ultimamente si parla molto del pericolo ambientale costituito dalla Terra dei Fuochi. Ma siamo sicuri che il termine descriva solo i territori compresi tra Napoli e Caserta? In effetti, a giudicare da alcuni fatti emersi negli ultimi anni, sembrerebbe che la nostra penisola purtroppo ospiti numerose Terre dei Fuochi. Una di queste è proprio Crotone. Vediamo perché.

L’area inquinata riguarda l’ex zona industriale, attualmente interessata da un’azione di smantellamento e demolizione, nella quale esistevano due industrie: la Montecatini e la Pertusola. La prima effettuava lavorazioni nel settore della chimica, la seconda era impegnata nella produzione di zinco.

Nel corso del tempo la presenza dell’inquinamento emerse in maniera sempre più prepotente e lo stabilimento Pertusola Sud venne dichiarato Sito di interesse nazionale da sottoporre ad attività di bonifica di aree industriali dismesse, della fascia costiera contaminata da smaltimento abusivo di rifiuti industriali e del relativo specchio di mare, di discariche abusive.

La questione che allarma la città e i suoi abitanti è infatti il tasso di incidenza nell’area delle malattie tumorali. Impossibile non chiedersi l’esistenza di un nesso di causa con la condizione delle aree inquinate da contaminanti chimici.

Le inchieste portati avanti dalla Procura hanno poi portato al sequestro di 18 aree ubicate nei comuni di Crotone, Cutro (KR) e Isola Capo Rizzuto (KR), dove dal 1999 ad oggi, sarebbero state realizzate vaste discariche non autorizzate di rifiuti pericolosi (circa 350.000 tonnellate), effettuando lavori con l’impiego di materiali tossici costituiti da C.I.C. (Conglomerato Idraulico Catalizzato) e da “scoria cubilot”, un composto di sabbia silicea, loppa di altoforno e catalizzatori, la cui matrice (il cubilot) altro non è che un rifiuto proveniente dalla lavorazione delle ferriti di zinco, effettuata nello stabilimento dell’ex società Pertusola Sud[3]. Le 350.000 tonnellate di rifiuti, dunque, sarebbero stati utilizzati come materiale edile (altamente cancerogeno) per la costruzione di scuole, palazzine popolari, centri commerciali, villette a schiera, strade, le banchine del porto e la questura.

Ancora oggi, nonostante il palese inquinamento ambientale della zona, i pareri sulla bonifica da effettuare non sono unanimemente positivi. Sulla vicenda sono infatti in gioco grandi interessi economici.

Non si è ancora sviluppata infatti la consapevolezza della necessità di una bonifica vera e propria della zona, non solo di una messa in sicurezza. Sono infatti noti i fenomeni di autocombustione avvenuti nei siti già messi in sicurezza di Farina Trappeto (Crotone).

Oggi, da una parte gli Enti Locali non manifestano concretamente un’opinione sulla tipologia di bonifica da effettuare, dall’altra ci sono ENI e Syndial, che  loro sarebbero disponibili ad una messa in sicurezza, non già ad una bonifica totale, certamente più onerosa economicamente.

 “Il comportamento di Eni risulta inaccettabile – commenta Ivano Giacomelli, Segretario nazionale del Codici – Quando ci sono in gioco interessi importanti come la salute dei cittadini, non bisogna mai guardare altri tipi di interessi, come quelli economici. Bisogna  agire per mettere veramente in salvo le persone che vivono e lavorano in una zona altamente inquinata. Le responsabilità di quanto accade a Crotone sono diffuse trasversalmente dall’ambito locale al nazionale, perché non è concepibile l’esistenza di una situazione ambientale così pericolosa per i cittadini che tuttora risiedono nell’area. È inammissibile che ad oggi non si sia ancora risolta la problematica e non siano state portate avanti serie iniziative di bonifica”.

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Salute

Prima radiografia a colori 3D di un essere umano con tecnologia CERN, da Visionari

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fonte: Visionari.org

Dall’acceleratore di particelle agli ospedali: una nuova tecnica fotografica promette diagnosi più accurate e precise

Cosa succede se, invece di un’immagine radiografica in bianco e nero, il medico di un malato di cancro avesse accesso a immagini a colori che identificano i tessuti scansionati? Questa tecnica di imaging a raggi X a colori potrebbe produrre immagini più chiare e precise e aiutare i medici a fornire ai loro pazienti diagnosi più accurate.

Ciò è ora possibile grazie a un’azienda neozelandese che ha effettuato per la prima volta la scansione del corpo umano utilizzando un innovativo scanner medico a colori basato sulla tecnologia Medipix3 sviluppata dal CERN. I professori Phil e Anthony Butler delle università di Canterbury e Otago hanno trascorso un decennio costruendo e perfezionando i loro prodotti.

Medipix è una famiglia di chip di lettura per l’imaging e il rilevamento di particelle. Il concetto originale di Medipix consiste nel fatto di funzionare come una telecamera, rilevando e contando ogni singola particella che colpisce i pixel quando l’otturatore elettronico è aperto. Ciò consente di ottenere immagini ad alta risoluzione, ad alto contrasto e molto affidabili, rendendola unica per le applicazioni di imaging, in particolare in campo medico.

La tecnologia ibrida di rilevazione dei pixel è stata inizialmente sviluppata per soddisfare le esigenze di tracciamento delle particelle presso il Large Hadron Collider e le generazioni successive di chip Medipix hanno dimostrato, attraverso uno sviluppo durato 20 anni, il grande potenziale della tecnologia al di fuori della fisica ad alta energia.

MARS Bioimaging Ltd, che commercializza lo scanner 3D, è collegata alle Università di Otago e Canterbury. Quest’ultima, insieme ad oltre 20 istituti di ricerca, costituisce la terza generazione della collaborazione Medipix. Il chip Medipix3 è il più avanzato disponibile oggi e il Professor Phil Butler riconosce che “questa tecnologia differenzia la macchina a livello diagnostico perché i suoi piccoli pixel e l’accurata risoluzione energetica fanno sì che questo nuovo strumento di imaging sia in grado di ottenere immagini che nessun altro strumento di imaging può ottenere”.

La soluzione MARS accoppia le informazioni spettroscopiche generate dal rivelatore abilitato Medipix3 con potenti algoritmi per la generazione di immagini 3D. I colori rappresentano diversi livelli di energia dei fotoni a raggi X registrati dal rivelatore e quindi individuano diversi componenti delle parti del corpo come grasso, acqua, calcio e marcatori di malattie.

Finora i ricercatori hanno utilizzato una piccola versione dello scanner MARS per studiare il cancro, la salute delle ossa e delle articolazioni e le malattie vascolari che causano infarti e ictus. “In tutti questi studi, i primi promettenti risultati suggeriscono che, quando l’imaging spettrale viene usato regolarmente nelle cliniche, consentirà una diagnosi più accurata e una personalizzazione del trattamento”, afferma il Professor Anthony Butler.

Il gruppo di trasferimento delle conoscenze del CERN (Knowledge Transfer Group) vanta una lunga esperienza nel trasferimento delle tecnologie del CERN, in particolare per le applicazioni mediche. Nel caso dello scanner 3D è stato stipulato un contratto di licenza tra il CERN, per conto della collaborazione Medipix3 , e MARS Bioimaging Ltd.. Come afferma Aurélie Pezous, responsabile del trasferimento di conoscenze del CERN: “È sempre gratificante vedere che il nostro lavoro sfrutta i benefici per i pazienti di tutto il mondo. Applicazioni reali come questa alimentano i nostri sforzi per ottenere risultati ancora migliori”.

Nei prossimi mesi, i pazienti ortopedici e reumatologici in Nuova Zelanda saranno sottoposti a scansione dal rivoluzionario scanner MARS in uno studio clinico che rappresenta una novità mondiale, aprendo la strada a un uso potenzialmente routinario di questa apparecchiatura di nuova generazione.


Tradotto in Italiano. Articolo originale: CERN


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Salute

Prezzi farmaci antitumorali ridotti all’80%, Antitrust accerta l’ottemperanza di Aspen

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Con un provvedimento del 13 giugno 2018, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso il procedimento avviato nei confronti della società Aspen (appartenente ad un gruppo sudafricano) per verificare l’ottemperanza al precedente provvedimento del 29 settembre 2016.

A seguito dell’intervento dell’Autorità i prezzi di alcuni farmaci antitumorali distribuiti in Italia da Aspen sono stati ridotti da un minimo del 29% ad un massimo dell’82%. La vicenda origina dalla decisione dell’Autorità del 29 settembre 2016 di condannare alcune imprese del Gruppo Aspen (Aspen Pharma Trading Ltd., Aspen Italia s.r.l., Aspen Pharma Ireland Ltd., Aspen Pharmacare Holdings Ltd.) per un abuso di posizione dominante consistente nell’imposizione di prezzi eccessivamente onerosi, ottenuti tramite una pressione negoziale indebita nei confronti del regolatore farmaceutico AIFA in relazione ai seguenti farmaci antitumorali: Leukeran (2 mg – 25 compresse), Alkeran (50 mg/10 mg polvere e solvente per soluzione iniettabile – 1 flacone), Alkeran (2 mg – 25 compresse), Purinethol (50 mg – 25 compresse), Tioguanina (40 mg – 25 compresse). Il Gruppo Aspen in quell’occasione è stato anche sanzionato per circa 5 milioni di euro. Subito dopo la decisione dell’Autorità italiana anche la Commissione Europea ha avviato un caso identico (ancora in corso) nei confronti del gruppo Aspen, relativamente alle condotte attuate negli altri 27 paesi dell’Unione Europea.

Nel corso del procedimento di ottemperanza, e a esito di una lunga fase negoziale avviata a seguito del provvedimento del settembre 2016, nel mese di aprile 2018 Aspen e AIFA hanno raggiunto un nuovo accordo finalizzato alla definizione dei prezzi dei farmaci antitumorali. Preso atto che si tratta di prezzi definiti sulla base della regolazione vigente e che l’applicazione di tali prezzi avrà efficacia retroattiva a partire dalla data in cui è stata accertata la natura abusiva dei vecchi prezzi (29 settembre 2016), l’Autorità ha quindi deciso di chiudere il procedimento e accertare l’ottemperanza del gruppo Aspen alla sua decisione.

Roma, 5 luglio 2018

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Salute

Slime cancerogeni Basta rischi per i bambini. MDC presenta un esposto in Procura

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Il 13 giugno sul sito del Ministero della salute è stato pubblicato un comunicato  – ripreso dai principali organi di stampa nazionali – con cui è stato disposto il ritiro dal commercio del giocattolo “Slime“ del marchio Every srl,  prodotto in Cina, in quanto pericoloso per la salute dei bambini, ed a rischio  “chimico/cancerogeno.

Di tale prodotto, già con  nota dello stesso Ministero della Salute,  Prot. 0015058 del 21/05/2018,  era stata vietata la vendita a durata illimitata:  ciononostante,  alcuni barattoli sarebbero stati comunque venduti.

Lo slime, letteralmente melma, è un gioco per bambini che se maneggiato a lungo, potrebbe sprigionare  sostanze pericolose capaci di provocare allergie e problemi alle vie respiratorie.

 

Dai test effettuati presso un laboratorio certificato MTC INTERCERT, su richiesta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli-Ufficio delle Dogane Milano 3, infatti, è stata rilevata la presenza di Boro e Cromo VI superiore ai limiti previsti dalla UNI EN 71-3 Cat.

Già l’ANSES francese aveva messo in allarme i consumatori spiegando che per rendere l’impasto più morbido, spesso si aggiunge allo slime un sostanza tossica, il più delle volte acido borico o suoi derivati, e che la manipolazione regolare da parte dei bambini può comportare  rischi “per la fertilità e lo sviluppo embrio-fetale”.

 

<<È l’ennesimo caso di giochi pericolosi per bambini messi in commercio senza cautele ed i doverosi controlli preventivi>> ha dichiarato il Presidente Nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo.

 

L’associazione di consumatori attiva da anni su giochi e tutela dei minori, ricorda lotti ritirati dal Ministero  riguardano tre diversi prodotti: Barrel-O-Slime, Every Noise, Putty e riportano in etichetta  i seguenti codici a barre:

  • Codice a barre 94199019090 07 (codice AZ900);
  • Codice a barre 94199019090 14(codice AZ901);
  • Codice a barre 9419901 9900 05 (codice AZ900P);
  • Codice a barre 94199019090 21 (codice AZ902)

Come si evince dai dati riportati l’uso, sprigionando sostanze tossiche, può comportare gravi danni fino al rischio di sviluppare patologie cancerogene.

In ragione della gravità dei fatti e dell’importanza del bene tutelato, nonché della categoria di soggetti coinvolti dalla messa in commercio e dal conseguente uso di tali prodotti,  il Movimento Difesa del Cittadino, attraverso l’Avv. Irene Coppola,  ha presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Roma chiedendo ai magistrati di avviare le opportune indagini e di valutare la sussistenza di ipotesi delittuose riconducibili  ai reati di immissione nel mercato di prodotti pericolosi.

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