L’AEEGSI è tra le autorità più onerose è quella che si deve occupare delle nostre bollette

 125.400.000 di EURO il bilancio di esercizio definitivo del 2015

A pagare sono soprattutto i piccoli venditori. Il paradosso: i grandi in proporzione non pagano o pagano pochissimo.

 Era nata con lo scopo esclusivo di difendere i consumatori e regolare il mercato, affinché le parti potessero, in un meccanismo di equilibrio, e senza “sbilanciamenti” avere pari dignità nell’incontro tra domanda e offerta di energia e gas.

Alla fine, gli hanno attribuito anche l’acqua e gli stanno per affidare anche i rifiuti.

125.415.971,95 , a tanto ammontano, per precisione ed esattezza, le entrate e le uscite, nel solo 2015, di questa che è una delle authority più controversie del nostro Paese.

I costi, solo per il presidente, il collegio e il personale in servizio e in quiescenza, corrispondono a 40 milioni di euro.

Altri 50 milioni se ne vanno per i soli immobili, il resto nelle varie voci come, ad esempio, l’immancabile “collaborazioni esterne”.

Negli ultimi anni, quest’autorità doveva brillare soprattutto ponendo un argine ai disservizi che gli operatori dell’energia elettrica e il gas hanno provocato ai 60 milioni di consumatori italiani.

Ed invece, spesso, a riparare i danni della regolazione è dovuta interventire l’Antitrust, ovvero l’autorità che si occupa del controllo di tutti i mercati.

Pensiamo ai contratti non richiesti, ai maxi conguagli, ai gravissimi problemi e rincari assurdi nel sistema idrico, e alle innumerevoli truffe, e non per ultimo quella sul dispacciamento (sembrerebbe che alcuni produttori di energia abbiano sottratto circa 1 miliardo di euro, speculando in borsa con centrali elettriche, facendo il cosiddetto gioco delle tre carte).

Ma chi paga?

Il contributo di funzionamento AEEGSI, a copertura dei propri costi di funzionamento nell’ambito dell’attività di regolazione e controllo nei settori di propria competenza, deve essere pagato da tutti i soggetti operanti nel settore dell’energia elettrica, del gas e del servizio idrico o di una o più attività che lo compongono, e si calcola in base ai ricavi.

Questo è il paradosso, il contributo (quello che se vogliamo pagano le aziende alla Camera di Commercio, detto Contributo dei soggetti esercenti il servizio di e.e gas e idrico per il funzionamento dell’Autorità) è dovuto nonsull’UTILE, bensì sul fatturato.

Ovvero i big, come TERNA, o i distributori (ENEL Distribuzione che gestisce l’85% della rete italiana),o i grandissimi operatori come quelli che hanno fatto mega RAB, soprattutto con gli oneri amministrati , pagano pochissimo o quasi niente. A pagare, invece, sono quelli piccolissimi, soprattutto i TRADER, coloro che hanno marginalità risicate, e che si scannano tra loro per buttare il prezzo della componente vendita ancora più giù.

Adesso, presumiamo, si può capire perché non si voglia pestare i piedi a nessuno. Tanto, è già gratis!

Inoltre, un piccolo fuori sacco, per oneri bancari, ovvero avere un conto corrente, paga 20.000 euro. Sembrerebbe un  po’ tanto per un conto corrente bancario!