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Recupero crediti, il caso FIRE analizzato dall’Avv.D’Ascenzo

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Fonte: Oipamagazine.it
Il vicepresidente di Codacons analizza la vicenda di Fire Spa, la società multata dall’AGCM per 300 mila euro per pratica commerciale aggressiva, e ribadisce la necessità di aggiornare la disciplina che regola il settore

Avv. Di Ascenzo, che idea si è fatto della vicenda che ha coinvolto la società di recupero crediti Fire Spa? Cosa ritiene sia sbagliato nell’iter contestato alla società?
La vicenda Fire s.p.a. conferma l’esistenza di una prassi comune ad alcune società attive nel comparto del recupero crediti. Questo, infatti, non è il primo provvedimento che l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato adotta per sanzionare l’invio massivo di atti di citazione presso sedi giudiziarie territorialmente non competenti, senza che poi le cause vengano iscritte a ruolo.
Ricordo, ad esempio, i provvedimenti adottati contro EUROREC ed EUROCREDIT (si veda il comunicato stampa del 27/12/2012 clicca qui ) ovvero contro l’impresa Consuelo Paravati (comunicato del 15/6/2013 clicca qui ), GLOBALREC RECUPERO CREDITI (5/8/2013 clicca qui).
Condivido, infatti, l’analisi del Garante, ovvero, che costituisca pratica commerciale aggressiva e scorretta tentare di recuperare vari crediti con le modalità contestate, sopra richiamate, in quanto il consumatore medio potrebbe subire un indebito condizionamento e, a prescindere dalla fondatezza della propria posizione debitoria, preferisca provvedere rapidamente al pagamento dell’importo richiesto, piuttosto che esporsi ad un contenzioso giudiziario.

Fire Spa ha annunciato un ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento in esame. Ritiene che le argomentazioni possano ritenersi fondate e quindi accoglibili?
Rispetto le valutazioni della Società e sicuramente la magistratura verificherà se la normativa a tutela del consumatore sia stata o meno rispettata. Mi preme sottolineare, in ogni caso, che, a prescindere dalla controversia in oggetto, è da considerare aggressiva la pratica di notificare atti di citazione dinanzi sedi giudiziarie territorialmente non competenti senza poi iscrivere le cause al ruolo. In questo modo, infatti, troppo spesso il consumatore, facendo un calcolo dei costi, pur essendo consapevole della fondatezza delle proprie ragioni, può trovare conveniente economicamente raggiungere un accordo piuttosto che affrontare il contenzioso giudiziario.
Mi sembra opportuno ricordare, inoltre, la mission che la Corte di Cassazione ha riconosciuto al Codacons e alle associazioni dei consumatori nella sentenza 17351/2011, individuando, così, il ruolo che possiamo avere anche in questo settore: il merito, senza sostituirsi con la proprie azioni alle iniziative dei singoli, di spianare ad esse la strada, tramite il superamento degli ostacoli di ogni genere di cui tale strada potrebbe essere disseminata ove ad agire fosse il singolo, non ultimo quello insito nelle remore del cittadino isolato ad affrontare costose controversie per somme relativamente modeste, nei confronti di avversari agguerriti.

Le norme che regolano il comparto dei servizi della tutela del credito risalgono al 1931 (Tulps – Testo unico leggi di pubblica sicurezza). Ritiene che una normativa più aggiornata potrebbe aiutare a evitare, o almeno ridurre, vicende come quella di Fire Spa? E quale direzione crede debba prendere una possibile riforma del comparto?
Ritengo che sia fondamentale aggiornare la disciplina di settore; la realtà economica e sociale italiana, infatti, è profondamente mutata rispetto al 1931. Il Parlamento ha provato, nella precedente legislatura, ad intervenire, si veda ad esempio, il disegno di legge degli Onorevoli Rossi e Ventucci (proposta di legge C 4583).
Il Garante privacy, intanto, nel 2006 ha ribadito alcuni principi cardine: l’Autorità, dopo aver accertato l’esistenza di prassi in alcuni casi decisamente invasive, è intervenuta prescrivendo le misure necessarie perché l’attività di recupero crediti si svolga nel rispetto dei principi di liceità e correttezza (http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1215108), ricordando che occorre evitare che un momento di difficoltà economica o una dimenticanza possa trasformarsi in una lesione della dignità o in un vera e propria gogna. Penso che questi siano dei punti di partenza per cercare di riformare la disciplina del comparto.

Quali iniziative sono state messe in campo da parte delle Associazioni dei Consumatori per migliorare un settore strategico come quello della tutela del credito?
Le Associazioni dei consumatori si sono attivate per cercare di migliorare il settore collaborando con le imprese. Ricordo che a Roma, il 9 luglio 2013, si e’ svolto il primo incontro dell’Osservatorio costituitosi con la firma dell’accordo quadro tra l’azienda Euro Service Spa e alcune tra le maggiori Associazioni dei Consumatori. Tale accordo si propone di garantire ai consumatori maggiori tutele promuovendone la collaborazione e il confronto. Nel corso della riunione ci si è confrontati sul rispetto della privacy; sulle modalità da seguire per l’individuazione del debitore; sull’assenza di adeguate informazioni sui contratti; sull’individuazione di casistiche per cercare di risolvere contenziosi tra debitore e creditore; sulla possibilità di collaborare per la stesura delle lettere di sollecito.

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Buoni postali: la Cassazione ammette la variazione del tasso sui buoni sottoscritti prima del 1999

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Stiamo ricevendo in questi giorni molte richieste di informazioni ed assistenza da parte dei cittadini che hanno investito i propri risparmi in buoni fruttiferi postali. Una battaglia che da tempo vede coinvolta la Federconsumatori, impegnata a tutelare il diritto dei cittadini ad ottenere i rendimenti originariamente previsti sul retro del titolo e indicati al risparmiatore al momento della sottoscrizione.

Dopo un originario pronunciamento risalente al 2007 in cui la Corte affermò che sottoscrivere un buono equivale a un contratto, pertanto questo non può essere modificato in itinere, la nuova sentenza della Cassazione a Sezioni Unite ha radicalmente capovolto la situazione. Ha infatti stabilito che, per i buoni sottoscritti prima del 1999, il tasso di interesse può essere modificato, anche in modo retroattivo, tra l’altro senza obbligo di informativa al risparmiatore.

Resta, però, per l’investitore la possibilità di recedere dal contratto, incassando quanto spetta secondo il tasso di interesse originario e più vantaggioso.

“Tale pronunciamento a nostro avviso risulta alquanto contraddittorio e non del tutto rispettoso del diritto del risparmiatore a ricevere informazioni chiare e corrette sui propri investimenti.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. – “Per questo stiamo valutando se sussistono gli estremi per presentare ricorso alla Corte di Giustizia Europea.”

Ad aggravare la situazione contribuisce il fatto, che non è stato minimamente considerato dalla Corte di Cassazione, che Poste Italiane è oggi un soggetto di diritto privato, che non può più essere equiparato ad un Ente pubblico.

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CONSOB: obbligo dare tutte le informazioni sui costi e gli oneri sui servizi di investimento e strumenti finanziari.

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Richiamo di attenzione n. 2 del 28 febbraio 2019

Oggetto: informazioni sui costi e gli oneri connessi alla prestazione di servizi di investimento e accessori e agli strumenti finanziari.

La nuova disciplina MiFID II richiede agli intermediari maggiore trasparenza informativa su costi e oneri connessi alla prestazione di servizi di investimento e accessori e agli strumenti finanziari. Ciò al fine di assicurare che gli investitori siano consapevoli di tutti i costi e gli oneri per la valutazione degli investimenti anche in un’ottica di confronto fra servizi e strumenti finanziari.

Il quadro di riferimento normativo in materia, vigente dall’inizio del 2018, è definito dal d.lgs. 58/1998 e dal Regolamento delegato (UE) 2017/565, cui fa esplicito rinvio il Regolamento Intermediari n. 20307/2018 emanato dalla Consob in data 15 febbraio 2018. In tema, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha pubblicato, a partire dal 16 dicembre 2016, “Questions & Answers on MiFID II and MiFIR investor protection topics”, nella Sezione 9, “Information on costs and charges”.

L’insieme delle richiamate misure, dalla data di entrata in vigore di MiFID II, impone in modo incondizionato, chiaro ed esplicito, agli intermediari[1] di fornire agli investitori, ex ante ed ex post, informazioni in forma aggregata su tutti i costi ed oneri connessi ai servizi prestati ed agli strumenti finanziari, per consentire al cliente di conoscere il costo totale ed il suo effetto complessivo sul rendimento. Su richiesta del cliente, tali informazioni devono essere presentate anche in forma analitica.

Ai sensi delle citate disposizioni, le informazioni devono essere corrette, chiare e non fuorvianti e vanno rese in una forma comprensibile.

Al fine di potere ottemperare a tali obblighi, come chiarito nelle Q&A dell’ESMA, qualora le informazioni sugli strumenti finanziari non siano pubblicamente disponibili, gli intermediari distributori dovrebbero mettersi nelle condizioni di ottenere i dati necessari dai produttori, laddove non siano essi stessi i manufacturer dello strumento. Quando l’intermediario non riesca ad ottenere i dati dal produttore in tempo utile dovrebbe prima di tutto valutare se può fornire informazioni adeguate al cliente sui costi e gli oneri dello strumento finanziario.

Se l’intermediario distributore ritiene di non essere in grado di ottenere informazioni sufficienti sui prodotti offerti per adempiere ai propri obblighi nel quadro della MiFID II, dovrebbe, nell’ambito delle proprie scelte di product governance, evitare di inserirli nella propria gamma prodotti.

Le informazioni ex ante sui costi e gli oneri vanno rese in tempo utile prima della prestazione del servizio. È quindi necessario che l’intermediario, prima di commercializzare uno strumento finanziario, si assicuri di poter effettuare, in assenza di costi puntualmente determinabili, almeno stime ragionevoli e sufficientemente accurate da rappresentare ex ante al cliente nei termini richiesti dalla normativa.

Le informazioni sui costi e gli oneri vanno altresì rendicontate ex post su base periodica almeno annuale. Nell’invio dei rendiconti periodici, gli intermediari si attengono alle previsioni che abbiano a tale scopo introdotto nella contrattualistica con la clientela e, in ogni caso, li trasmettono prima possibile a decorrere dalla maturazione del periodo di riferimento, come specificato anche dall’ESMA nelle proprie Q&A.

La Consob, sin dall’entrata in vigore della MiFID II, vigila sulla corretta applicazione della disciplina da parte degli intermediari e contribuisce alla definizione in sede ESMA di chiarimenti idonei ad assicurare l’armonizzazione nell’applicazione delle norme, anche ai fini di una convergenza delle prassi di vigilanza.

La Consob richiama l’attenzione degli intermediari[2] sull’osservanza della normativa vigente.

I presidi adottati per la trasparenza ex ante ed ex post, aggregata e disaggregata, sui costi e gli oneri connessi alla prestazione di servizi di investimento e accessori e agli strumenti finanziari dovranno essere compiutamente illustrati nella prossima “Relazione sui servizi”[3] da trasmettere alla Consob entro il 31 marzo p.v..

La Relazione della Funzione di controllo di conformità alle norme, accompagnata dalle osservazioni e determinazioni degli organi aziendali, inviata ai sensi della delibera Consob n. 17297 del 28 aprile 2010, dovrà contenere gli esiti dei controlli effettuati sul tema.

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Prezzi: l’inflazione accelera al +1,1%, con ricadute di 325,60 Euro annui a famiglia.

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Urgente avviare misure adeguate per il rilancio della domanda interna e dell’occupazione.

L’Istat diffonde oggi i dati relativi al tasso di inflazione a febbraio, che sale al +1,1%.

Più marcata l’accelerazione del tasso relativa al carrello della spesa, che si attesta al +2,1%, sulla spinta dell’incremento dei prezzi dei vegetali freschi a causa del maltempo di questi giorni, nonché dei costi dell’energia.

Tale crescita comporta aumenti aggravi in termini annui per una famiglia tipo di circa 325,60 Euro annui.

Un importo che, specialmente nella delicata fase che il Paese sta attraversando, mettono a dura prova i bilanci familiari, con importanti conseguenze negative sull’intero sistema economico, a causa dell’ulteriore contrazione della domanda interna.

Ad aggravare ulteriormente la situazione contribuiscono le minacce provenienti dal rischio di aumento della pressione fiscale, nonché l’incombente aumento dell’IVA che potrebbe scattare dal prossimo anno.

Abbiamo fatto appello a Comuni e Regioni affinché non aumentino le addizionali, determinando un ulteriore aumento della pressione fiscale per i cittadini, che si rivelerebbe insostenibile in questo momento.

Per quanto riguarda l’incremento dell’IVA che si prospetta nei prossimi anni è fondamentale che il Governo lavori con impegno e serietà per trovare le coperture necessarie a scongiurare le clausole di salvaguardia.

“È evidente che, di fronte a tale situazione non basta evitare gli aumenti, ma è necessario rilanciare la domanda interna attraverso una reale riforma fiscale con al centro una riduzione sul lavoro dipendente e sulle pensioni. È inoltre necessario destinare risorse agli investimenti per rimettere in moto la crescita, creando così una ripresa occupazionale stabile.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

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