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Recupero crediti, occorre una riforma condivisa – Antonio Persici Euro Service Group “

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Nel 2012 in Italia l’ammontare di crediti scaduti e non pagati affidati alle società di recupero crediti ha raggiunto i 43 miliardi di euro, segnando un incremento del 14% rispetto al 2011. Un fenomeno preoccupante che si inserisce in un quadro congiunturale purtroppo già critico e che penalizza le attività imprenditoriali nel nostro Paese, compromettendone la competitività. Una situazione che ha generato devastanti effetti sul tessuto produttivo e occupazionale italiano, arrivando a far fallire un numero sempre maggiore di imprese.
Alla luce dell’attuale situazione, il comparto che si occupa di gestione e tutela del credito assume un ruolo di fondamentale importanza. Tuttavia la scarsa propensione al rispetto dei pagamenti nel nostro Paese, unitamente all’assenza di una legge adeguata portano le società di recupero crediti a dover affrontare grandi difficoltà nello svolgere la propria preziosa attività. Le norme che regolano il comparto dei servizi della tutela del credito risalgono, infatti, al 1931 (Tulps – Testo unico leggi di pubblica sicurezza), un impianto antiquato che andrebbe aggiornato di pari passo all’evoluzione dell’attività. Una legge emanata ai tempi di Vittorio Emanuele III. Da allora le uniche modifiche si sono concretizzate nell’emanazione di tre Circolari Ministeriali, tese a disciplinare solo dettagli marginali senza definire in modo univoco le modalità ed i limiti dell’attività. Emblematico il caso della c.d. Circolare “Masone” (dell’allora Capo della Polizia che la emanò), che ha portato l’Italia a una condanna, a seguito di un procedimento d’infrazione, da parte della Corte di Giustizia Europea.
Un apprezzabile tentativo di intervento fu, invece, quello portato avanti dagli onorevoli Mariarosaria Rossi e Cosimo Ventucci che nell’agosto del 2011 avevano presentato la proposta di legge C.4583 “Disciplina del settore della tutela del credito”. L’iniziativa, a causa della fine della legislatura, non riuscì però a concretizzarsi.
L’assenza di una disciplina organica ed efficiente ha, tuttavia, portato la senatrice Mariarosaria Rossi a non demordere e a presentare una nuova proposta di legge per riformare il settore della tutela del credito.
Tra i capisaldi della proposta la formazione obbligatoria per coloro che operano nel settore. Un aspetto che si auspica possa diventare una condizione indispensabile per operare in un comparto tanto importante quanto delicato. Nessun requisito patrimoniale sarà invece richiesto alle società, aspetto che avrebbe potuto limitare la concorrenza ed escludere dall’attività molte piccole aziende.
Altro pilastro della proposta di riforma è la possibilità di accesso a banche dati, esclusivamente per gli operatori del settore, sotto il controllo e la vigilanza della Consap. Banche dati che garantirebbero, nel rispetto della Privacy, il puntuale rintraccio del debitore e favorirebbero l’attività di recupero con abbattimento dei costi e dei tempi. Uno dei problemi riscontrati dalle società che si occupano della tutela del credito è, infatti, l’irreperibilità del debitore che sottraendosi ai pagamenti dovuti crea un danno a coloro che agiscono correttamente e adempiono puntualmente alle loro obbligazioni e a quelle imprese che, in assenza di liquidità, potrebbero trovarsi costrette a licenziare dei lavoratori, ridurre gli investimenti, fino ad arrivare alla chiusura.
La proposta di legge prevede poi il passaggio di competenze dal Ministero dell’Interno a quello di Giustizia. Una scelta, quella di affidare la gestione del comparto al Ministero di Giustizia, già fatta dalla Germania con la Legge federale sui servizi legali del 12 dicembre 2007 e sostenuta anche da uno studio posto in essere dal Centro Studi della Commissione Giustizia XVI legislatura. E’ infatti evidente che le attività di tutela del credito presentano notevoli similitudini con quanto previsto dal decreto Alfano (D.Lgs. n. 28/2010) in materia di mediazione obbligatoria: le attività svolte dalle aziende di tutela del credito accompagnano, difatti, creditori e debitori verso una composizione amichevole delle controversie evitando di pervenire a contenziosi che intaserebbero ancor di più la macchina giudiziaria, ormai già allo stremo. Al Ministero dell’Interno si riconosce il merito di svolgere un indispensabile lavoro ai fini della lotta alla criminalità che ha già dato notevoli risultati, tuttavia non si ritiene possa essere indicato quale organo competente in materia di recupero crediti. La storia degli ultimi anni ci insegna, infatti, che tale attività non ha mai creato problemi di ordine pubblico.
Aspetto fondamentale della proposta l’istituzione di un Organismo Pluralistico di controllo e regolazione, formato (a garanzia della pluralità delle parti) da sette componenti: un esponente indicato dal ministero della Giustizia, che lo presiede, due componenti designati dalla CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti), un componente designato dalle associazioni delle imprese creditrici commerciali e industriali in rappresentanza delle società che maggiormente acquisiscono servizi di gestione del credito, un componente in rappresentanza delle associazioni di imprese finanziarie e bancarie e da due componenti indicati dalle organizzazioni di categoria che rappresentano le società esercenti, tutti nominati per una durata di tre anni, non rinnovabili. All’Organismo spetterebbe, inoltre, il rilascio di apposita autorizzazione per lo svolgimento delle attività di tutela e recupero del credito, condizionando la validità della stessa al necessario svolgimento di corsi di aggiornamento per gli Operatori del settore, così da garantire la conoscenza e il rispetto della normativa vigente e dei provvedimenti in materia di tutela del credito. Un Organismo che consentirà alle aziende del comparto del recupero crediti e a tutte le parti interessate di partecipare attivamente al controllo e alla regolazione del settore, assumendo così un ruolo attivo e da veri protagonisti.

Antonio Persici – Presidente Euro Service Spa

httpv://youtu.be/nXmbQNirfc0

Altro punto fondamentale della proposta la possibilità di acquisto crediti-pro soluto estesa anche alle società del comparto del recupero crediti. Una modifica che offrirebbe la possibilità per le società di recupero di acquistare crediti classificati in sofferenza con regole e limiti ben precisi, come esposto nell’ultima consultazione pubblica del Ministero dell’Economia e delle Finanze avvenuta lo scorso settembre 2013. Tale possibilità è oggi preclusa e rappresenta un limite nell’attività di recupero crediti, soprattutto se consideriamo che i contratti di gestione del credito conto terzi stanno subendo una flessione per quanto concerne la definizione dei compensi con un contestuale aumento degli obblighi e conseguenziali oneri a carico delle società di recupero, rendendo tale forma di collaborazione sempre meno redditizia. Dunque un boccata di ossigeno per il settore.
Tale Progetto di legge ha trovato ampi consensi, soprattutto tra le Associazioni dei Consumatori nuovi attori della riforma. Con la firma dell’Accordo Quadro tra la Euro Service Spa e alcune delle più rappresentative Associazioni di Consumatori è, infatti, iniziata una proficua e attiva collaborazione che ha portato alla nascita dell’Osservatorio Imprese Credito e Consumatori (OICC) con lo scopo di stabilire una definizione condivisa della buone pratiche per il recupero crediti. Nel corso di diversi tavoli tecnici è stata, quindi, analizzata la proposta di legge di riforma del comparto. Il Presidente di Euro Service Spa, Antonio Persici, ha più volte ribadito l’importanza di intraprendere una strada che possa tenere conto delle esigenze di tutte le parti coinvolte e sottolineato come la riforma sia stata studiata proprio per raggiungere questo prezioso obiettivo. Nonostante le speranze che la proposta possa essere approvata prima della fine della legislatura siano poche – considerato anche che la percentuale di proposte di legge parlamentari approvate è di norma pari all’1% del totale di quelle presentate – l’iniziativa, spiega Persici, rappresenta comunque un punto di partenza per portare all’attenzione di tutti la situazione del comparto e spronare gli stakeholder a intervenire affinché si possa arrivare a un rinnovamento, individuando soluzioni condivise e a vantaggio di tutti. “Perché – afferma Persici – le buone regole sono quelle che richiamano ai diritti e ai doveri di tutte le parti in gioco”.

Fonte:oipamagazine.it

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PIGNORAMENTO E CRIF | Hai diritto di verificare i tuoi dati, conoscere posizione creditizia e modificarla

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Che cosa sono i SIC e come funzionano
Sono delle banche dati che raccolgono e gestiscono informazioni relative a richieste o a rapporti di credito tra intermediari (es. banche, clienti, società di leasing) e clienti.

Gli intermediari che partecipano al sistema “alimentano” da un lato i SIC trasmettendo i dati relativi ai rapporti di credito della propria clientela e, dall’altro, vi accedono per conoscere la storia creditizia di quanti chiedano loro un finanziamento.

Sulla base delle informazioni così rilevate (entità degli importi richiesti, puntualità o ritardi nei pagamenti, livello di indebitamento), gli enti finanziari valutano la solvibilità e l’affidabilità dei soggetti censiti, finanziando solamente quanti offrano maggiori garanzie e minori rischi.

In base all’andamento del rapporto (ad es. del piano di rimborso del finanziamento per puntualità nel pagamento delle rate oppure entità del ritardo), le informazioni contenute nei Sic si distinguono tra informazioni di tipo “positivo” e informazioni di tipo “negativo”.

Perché un protocollo d’intesa tra Adiconsum e i SIC
Perché i consumatori hanno diritto di verificare i propri dati e conoscere la propria posizione creditizia ed eventualmente chiedere di modificarla in caso di errori.

Attività del servizio SIC di Adiconsum

Il servizio è riservato agli iscritti Adiconsum.

Se non sei iscritto clicca qui.

 

Grazie ai Protocolli d’Intesa con i SIC:

 

  1. Adiconsum inoltra la richiesta di accesso ai SIC
  2. i SIC inviano i report del consumatore ad Adiconsum in tempi più brevi rispetto alle ordinarie procedure
  3. Adiconsum fornisce al consumatore tutta la consulenza necessaria e, qualora vi siano i presupposti per la contestazione di dati errati o non correttamente censiti, lo assiste formulando ed inoltrando reclamo;
  4. se il reclamo è fondato, il dato errato viene rettificato, aggiornato o cancellato, a seconda dei casi
  5. Adiconsum inoltra, infine, in presenza dei necessari presupposti e della relativa documentazione, le istanze per la cancellazione delle richieste di finanziamento registrate e non accolte, che potrebbero impedire l’erogazione di ulteriori crediti: la cancellazione avviene in tempi brevi rispetto alle ordinarie procedure.

Documentazione

Per accedere al servizio occorre produrre la seguente documentazione:

 

  •  delega compilata in tutti gli spazi previsti e firmata;
  • copia documento di identità valido perfettamente leggibile;
  • copia del codice fiscale perfettamente leggibile;
  • copia del versamento;
  • copia della tessera Adiconsum (se già in vostro possesso);
  • copia della tessera CISL (se già iscritti al sindacato);
  • copia dell’eventuale documentazione che ritenete utile alla consulenza/reclamo.

Invio della documentazione – che dovrà essere completa e leggibile – dovrà avvenire all’indirizzo:

 

  1. sic@adiconsum.it
  2. via fax al n. 06 44170230
  3. per posta
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Morosità e affitto, schizzano alle stelle i casi di mancato pagamento

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Le due mensilità di cauzione sono uno strumento superato. Per Affitto Assicurato «il mondo della locazione è cambiato: il controllo sociale sugli inquilini non c’è più e continuare con le vecchie garanzie può far perdere molti soldi ai locatori»

 

C’era una volta la cauzione. Quelle due mensilità che il proprietario di un appartamento chiedeva come deposito al nuovo inquilino; una garanzia a fronte di un’ipotetica, quanto scongiurata, insolvenza. Oggi, nove volte su dieci, il deposito cauzionale però non basta a coprire le spese che il locatario deve sostenere in caso di morosità dell’inquilino. «Parliamo di circa mille euro a garanzia contro una spesa media che può arrivare, e superare, i 10mila euro», spiega Claudio De Angelis, responsabile marketing di “Affitto Assicurato”, la soluzione che sta rivoluzionando il mondo dell’affitto garantendo 15 mensilità e il sostegno alle spese legali.

«Per valutare la qualità, quindi la solvibilità, dell’inquilino, i nostri nonni si basavano su una sorta di “controllo sociale” – prosegue -. La conoscenza della famiglia di provenienza e il sapere dove si lavorava, unite al deposito cauzionale, diventavano il lasciapassare per l’affitto. Per i tempi, quello era il modo giusto di fare le cose. Oggi, ovviamente, tutto questo non è più pensabile. Anche la richiesta di una busta paga non riesce a dare tranquillità al locatore». Di fatto, le due mensilità depositate (che per legge possono arrivare ad un massimo di tre), non sono più sufficienti. «Quello che viene ritenuto ancora un elemento di salvaguardia e di garanzia, di fatto non lo è più: il deposito cauzionale non garantisce il locatore, o meglio, non lo garantisce a sufficienza», aggiunge De Angelis. «Con il nostro osservatorio abbiamo stimato che nell’90% delle situazioni di insolvenza, il deposito cauzionale non arrivi a coprire le spese e i mancati incassi che il proprietario si trova ad affrontare con un inquilino moroso».

L’affitto diventa una scelta troppo rischiosa? «I numeri sembrano proprio dire questo», afferma De Angelis. «Solamente l’anno scorso sono state emesse 59.600 sentenze di sfratto, di queste 52.500 per morosità. In nove casi su 10 quindi non ci sono i soldi per pagare l’affitto e il deposito cauzionale è una somma obiettivamente insufficiente a coprire il periodo necessario a liberare l’immobile dall’inquilino moroso e le spese che il proprietario è chiamato a sostenere, tra canoni e spese condominiali non corrisposti oltre alle spese legati, arrivano mediamente a 10 mila euro».

Che fare? Mantenere l’appartamento sfitto può essere una risposta e lo testimoniano le oltre 200 mila case vuote che ci sono a Roma, le 70 mila di Milano 70mila e le 60 mila di Torino, per esempio. «Ma sarebbero comunque altri costi da sostenere per il proprietario», rileva De Angelis. «Affitto Assicurato si pone al fianco del tradizionale deposito cauzionale, integrandolo. È una formula studiata per tutelare il padrone di casa, prevenire situazioni spiacevoli, tranquillizzare i proprietari dalla morosità degli inquilini, mettendo comunque gli stessi proprietari nelle condizioni di rispondere a un’esigenza abitativa che continua a ad essere molto elevata».

Come? «Con la garanzia di 15 mensilità e l’intervento anche in caso di spese legali», spiega. «Non un servizio, ma un partner per il proprietario di casa che gli garantisce la rendita della locazione ed evita che incorra nei rischi di morosità. Per un affitto tranquillo».

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Banche: rinvio a giudizio dei vertici di Banca Popolare di Vicenza.

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Federconsumatori accoglie con grande favore la decisione di rinviare a giudizio tutti gli imputati nel processo contro i vertici di Banca Popolare di Vicenza, disposto dal Dott. Roberto Venditti all’esito dell’ultima sessione dell’udienza preliminare tenutasi a Vicenza lo scorso 20 Ottobre.

Nonostante le necessarie ed inevitabili dilazioni dell’udienza, per consentire ai tantissimi risparmiatori ed Associazioni di costituirsi, e considerato anche il tentativo in extremis degli imputati di trasferire il processo a Trento, il Giudice per l’Udienza Preliminare è riuscito a concludere l’udienza in un anno esatto dal suo inizio, tempo che sarebbe stato ancor più breve se la decisione della Corte di Cassazione sullo spostamento del processo non si fosse protratta per oltre 5 mesi. Il 1° Dicembre pertanto si apriranno le porte del processo nei confronti di Gianni Zonin e degli altri dirigenti di BPVI.

Ai già numerosi risparmiatori costituitisi all’udienza preliminare se ne aggiungeranno ora molti altri, nella speranza che la speditezza imposta al giudizio dal GUP in sede preliminare si associ ora pari solerzia dei Giudici del dibattimento, così da giungere ad una sentenza di condanna in primo grado che evidenzi e sottolinei le responsabilità degli imputati, anche considerando i concreti rischi che un processo di queste dimensioni incorra in una possibile prescrizione senza che si faccia luce su una vicenda che ha coinvolto i risparmi di oltre 120.000 famiglie in tutta Italia con evidenti negligenze anche degli organi di vigilanza.

Federconsumatori si augura che i tempi siano finalmente maturi anche a Treviso, nel processo gemello che coinvolge i vertici di Veneto Banca.

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