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Regioni, provincie e società fuori norma con la privacy

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INDAGINE INTERNAZIONALE SUL RISPETTO DELLA PRIVACY – SWEEP 2018
Garante privacy: Regioni, Province autonome e società controllate devono ancora impegnarsi per il pieno rispetto del principio diresponsabilizzazione (accountability)
Nonostante la maggior parte delle imprese e degli enti pubblici analizzati dalle Autorità per la protezione dei dati personali di 18 Paesi – inclusa quella italiana – mostri una buona comprensione dei concetti base del principio di responsabilizzazione (accountability), permangono carenze
significative in merito alla concreta attuazione di politiche e programmi specifici a tutela della privacy.
E´ quanto emerge dall´indagine a tappeto (“sweep”), a carattere internazionale, avviata lo scorso settembre dalle Autorità per la protezione dei dati personali appartenenti al Global Privacy Enforcement Network (GPEN) per verificare il rispetto del principio di accountability, introdotto
anche in Europa dal GDPR, con il Regolamento Ue sulla protezione dei dati.
Ogni Autorità coinvolta ha scelto autonomamente lo specifico settore di analisi, dal turismo alla salute, dalla pubblica amministrazione alle telecomunicazioni. Il Garante per la privacy italiano ha analizzato Regioni e Province autonome, nonché le rispettive società controllate che effettuano
rilevanti trattamenti di dati personali per lo svolgimento di compiti di interesse pubblico, coprendo oltre un quinto delle 356 organizzazioni oggetto di “sweep” in tutto il mondo.
Le risultanze raccolte dagli esperti delle diciotto Autorità, sulle modalità individuate dai titolari del trattamento per garantire in modo responsabile la conformità alle norme di protezione dei dati,
hanno fatto emergere un quadro ancora non soddisfacente. Pur rilevando esempi di buone prassi, si è osservato, ad esempio, che in molti casi non erano previsti processi specificamente dedicati alla trattazione di reclami o alle richieste degli interessati, né meccanismi idonei a gestire adeguatamente eventuali violazioni alla sicurezza ai dati. Il Garante italiano ha comunque rilevato nel nostro Paese, anche a seguito dell’analisi avviata, un progressivo miglioramento nelle misure a tutela della privacy adottate dagli enti pubblici.
“Il nuovo Regolamento Ue in materia di privacy – dichiara il Presidente Antonello Soro – ha valorizzato in maniera determinante la “funzione sociale” della protezione dei dati personali, attribuendo un ruolo chiave e una più marcata responsabilità ad aziende e pubbliche amministrazioni.
I risultati dello sweep 2018 confermano che c’è ancora molto da fare – sia in Italia, sia all’estero – affinché i principi a tutela della privacy vengano declinati correttamente nelle pratiche quotidiane, nei processi organizzativi e lungo tutta la catena decisionale nel settore pubblico e in quello
privato.
La nostra Autorità – sottolinea il Presidente Soro – continuerà a svolgere, con la massima attenzione, le proprie funzioni di controllo e correttive, nonché di promozione della consapevolezza del valore dei dati”.
Roma, 5 marzo 2019

SINTESI DEI RISULTATI ITALIANI
19 soggetti pubblici (Regioni e Provincie autonome) e 54 società in-house analizzate.

  1. Governance della privacy
    Un quinto delle regioni non ha ancora adottato una procedura interna per la gestione dei dati personali nell’organizzazione o non l’ha applicata correttamente nelle attività quotidiane. Quasi
    tutte, però, hanno incaricato una o più persone competenti in materia di governance e gestione della protezione dei dati personali, a un livello gerarchico sufficientemente elevato nell’organizzazione.
  2. Formazione, monitoraggio e consapevolezza
    La maggior parte delle regioni e delle società in-house riconoscono l’importanza di un’adeguata formazione dei dipendenti in materia di protezione dei dati personali. Nel 40% dei casi, però, le
    organizzazioni non hanno posto in essere alcun monitoraggio in merito all’attuazione di corrette pratiche nel trattamento dei dati personali.
  3. Trasparenza
    E’ garantita un’adeguata trasparenza nel trattamento dei dati, attraverso specifiche informative agli interessati sul trattamento dei dati personali. Tali informative, di solito, sono costantemente
    aggiornate e facilmente accessibili, sebbene alcune organizzazioni appaiono limitarsi a presentare la sola privacy policy del sito web.
  4. Capacità di risposta e gestione degli incidenti di sicurezza
    Appare grave che il 24% delle società e il 48% delle Regioni non abbiano definito policy e procedure per la gestione delle richieste e dei reclami da parte degli interessati, o delle stesse Autorità.
    Si evidenziano ancora carenze in merito alla gestione degli incidenti di sicurezza – i cosiddetti Data Breach – tanto che un quinto delle organizzazioni non ha ancora implementato una procedura di
    risposta agli incidenti di sicurezza che includa, tra l’altro, la notifica all’Autorità e, in caso di alto rischio per le libertà e i diritti degli interessati, anche la comunicazione a questi ultimi. Un quarto
    delle organizzazioni, inoltre, sembra non disporre di un registro per documentare le violazioni subite.
  5. Valutazione e monitoraggio dei rischi
    Il 24% delle società in-house, ma addirittura il 58% delle Regioni, non hanno processi documentati per la valutazione dei rischi sulla protezione dei dati personali (DPIA), in relazione all’utilizzo di
    nuovi prodotti, tecnologie o servizi.
    La maggior parte dei soggetti analizzati ha creato un registro dei trattamenti effettuati. Un quinto delle Regioni, però, dovrebbe fare uno sforzo maggiore per tenere traccia anche dei dati personali
    comunicati o trasmessi a terzi.

SINTESI DEI RISULTATI INTERNAZIONALI
356 soggetti pubblici e privati analizzati in 18 paesi.
 Quasi il 75% degli organismi contattati, a prescindere dal settore o dal paese di attività, hanno designato un responsabile o una unità incaricati di garantire il rispetto delle norme in materia di protezione dei dati.
 Mentre si pone grande attenzione alla formazione del personale in materia di protezione dei dati, spesso non si provvede a un aggiornamento di tale formazione.
 Circa un quarto degli organismi risultano privi di specifici programmi di autovalutazione o di monitoraggio interno delle norme in materia di protezione dei dati.
 Gli organismi che dispongono di programmi di monitoraggio interno segnalano in genere esempi di buone prassi, quali rilevamenti o indagini svolte con cadenza annuale e/o attività periodiche di autovalutazione.

 Oltre la metà dei soggetti presi in esame risulta disporre di procedure documentabili di risposta in caso di incidenti che riguardano la sicurezza dei dati, nonché di registrazioni aggiornate di tutti gli incidenti e le violazioni di sicurezza. Tuttavia, molti organismi non hanno ancora procedure atte a rispondere adeguatamente a questi eventi.
Note

  1. La Rete globale delle autorità incaricate di dare attuazione alle norme sulla privacy (Global Privacy Enforcement Network, GPEN) è stata creata nel 2010 su raccomandazione dell’OCSE. Mira a promuovere la cooperazione transfrontaliera fra le autorità per la privacy
    in un contesto sempre più globalizzato, in cui le attività commerciali e gli stessi consumatori necessitano di flussi ininterrotti di dati personali. I membri della Rete collaborano per potenziare la tutela della privacy in questo contesto globale. La rete, che ha natura
    informale, comprende oltre 60 autorità di 39 paesi.
  2. Le attività di “sweep” della rete GPEN sono attualmente coordinate dall’Information Commissioner del Regno Unito e dall’Office of the Privacy Commissioner della Nuova Zelanda.
  3. Per questo sweep, sono stati elaborati questionari che le autorità partecipanti hanno somministrato agli organismi presi in esame, con particolare riguardo agli elementi fondamentali di una gestione responsabile delle informazioni personali.
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Basta multe a strascico, Baldelli interroga Toninelli

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“Il sempre maggiore ricorso alla pratica delle ‘multe a strascico’ attraverso l’impiego massivo dei dispositivi elettronici di rilevazione a distanza per l’accertamento delle violazioni del Codice della Strada, in particolar modo nel caso dei divieti di sosta, sta ridimensionando drasticamente la virtuosa consuetudine a rilasciare comunicazioni immediate ai trasgressori per mezzo dei preavvisi apposti direttamente sul mezzo’. Lo si legge in un’interpellanza al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, presentata dal vicepresidente del gruppo Forza Italia alla Camera, Simone Baldelli e sottoscritta dalla capogruppo a Montecitorio, Mariastella Gelmini e dai componenti azzurri della commissione Trasporti.
“Tale situazione – prosegue l’atto di sindacato ispettivo – ha tre effetti negativi interrelati: a) si fa venir meno una chiara e diretta forma di avviso e comunicazione ai cittadini; b) si esclude un valido strumento di prevenzione utile a evitare la reiterazione della violazione, poiché l’utente nei tempi della notifica può comunque ripetere il medesimo errore, ed essere avvisato della irregolarità solo dopo diverse violazioni; c) il trasgressore non ha più la possibilità di evitare la spesa di notifica, con un evidente aggravio economico, che, in caso di mancato pagamento, ricade in capo all’amministrazione”.

Guarda il video informativo di Baldelli
“Chiediamo, dunque, al Ministro se non intenda assumere iniziative di carattere normativo, ovvero atti di indirizzo, per imporre l’obbligo del preavviso di notifica almeno per l’accertamento della violazione del divieto di sosta, dando così rilievo al fattore di prevenzione e di deterrenza della sanzione, e riducendo l’aggravio dei costi di notifica per cittadini e amministrazioni”, conclude il testo a prima firma Baldelli.

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eCooltra: 700.000 utenti e 5.000 scooter in 6 città, una rivoluzione 100% green

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Una rivoluzione green che porta il nome di eCooltra: raggiunti

700.000 utenti e 5.000 scooter in 6 città

E per festeggiare, arriva eCooltra Bonus

Numeri importanti che segnano un grande successo.

Per tutti gli utenti sconti speciali per essere sempre più green!

DOWNLOAD IMAGES

eCooltra,azienda leader nel segmento della scooter-sharing mobility, non smette di crescere e sorprendere.

Arrivata per prima in Italia, in soli due anni ha rivoluzionato le abitudini degli spostamenti nelle città di Milano e Roma arrivando ad offrire una flotta di 1.040 scooter elettrici (540 a Roma e 500 a Milano),arrivando così a ben 5.000 mezzi in sei citta Europee.

Il fenomenale incremento del numero di scooter risponde al sempre maggiore numero di utenti registrati che dai 500.000 del 2018, in pochi mesi si è passati al traguardo dei 700.000 a conferma del fatto che eCooltra è in continua crescita e sviluppo!

A celebrazione di questo straordinario risultato, eCooltra ha creato un’opportunità incredibile per tutti. Attraverso l’apposita app sarà possibile ottenere sconti su ogni viaggio con un semplice click: basterà individuare sulla mappa che appare sul proprio smartphone, gliscooter con icona azzurra, scoprire lo sconto e il gioco è fatto!

Inquinare meno e risparmiare? Con Ecooltra si può!

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Prepariamoci ad affrontare i capricci atmosferici con una casa efficiente

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A dispetto del freddo fuori stagione di questi giorni, l’estate si avvicina rapidamente e con essa l’incubo di notti insonni tra caldo e afa. Per vivere nel massimo comfort e risparmiare denaro tutto l’anno, però, non si può ricorrere ai soliti rimedi d’emergenza, ma si deve intervenire strutturalmente sulla propria abitazione. Anche perché con le agevolazioni fiscali conviene da tutti i punti di vista. Cosa fare, a chi rivolgersi, quanto costerà? Sono alcune delle domande a cui risponde il SuperEsperto di MCE Lab
Milano, 21 maggio 2019 – È un mese di maggio che sembra novembre quello a cui stiamo assistendo quest’anno, con temperature che hanno toccato i 15 gradi centigradi sotto la media: valori più vicini all’inverno che alla primavera inoltrata, come invece dovrebbe essere. In compenso, sembra che dalla metà di giugno avremo un vero e proprio exploit del caldo, con medie sopra la norma tipica del periodo, mentre a luglio a causa del passaggio di “El Nino” vedremo le colonnine di mercurio schizzare fino a 42-43 gradi. Il prossimo inverno? Gelo e neve da record, prevedono i meteorologi.
L’imprevedibilità delle condizioni atmosferiche è l’effetto più evidente di uno sconvolgimento climatico che è in atto da tempo e che sta portando a un meteo sempre più capriccioso. Il che a sua volta sta rendendo del tutto inefficaci – oppure estremamente costosi – i vecchi sistemi di riscaldamento e di raffrescamento delle nostre abitazioni.
Ma come possiamo proteggerci da questi sempre più frequenti sbalzi di temperatura, almeno dentro le mura domestiche, in attesa che l’umanità trovi una soluzione a livello globale?La risposta arriva dal SuperEsperto di MCE Lab – l’osservatorio sul vivere sostenibile promosso da MCE – Mostra Convegno Expocomfort – che collabora con il Comitato Scientifico di MCE e che ha come obiettivo quello di aiutare i cittadini a districarsi fra i mille rivoli dell’efficientamento energetico.
È noto infatti che i classici ventilatori e i condizionatori portatili da accendere nei giorni più caldi, come le stufette elettriche e a gas da usare in quelli più freddi, hanno costi energetici elevatissimi e un’efficacia pratica piuttosto modesta. Al contrario, esistono interventi strutturali alla portata di tutti che possono incidere notevolmente e in termini positivi sia sulla quantità sia sulla qualità dei nostri consumi energetici, assicurandoci il massimo comfort termico 365 giorni l’anno.
Il difficile però, per il comune cittadino, è capire quali siano gli interventi più adatti alle nostre specifiche esigenze e a chi rivolgersi per un lavoro eseguito a regola d’arte.
Il primo intervento del SuperEsperto di MCE Lab è appunto quello di spiegare ai cittadini come rendere più efficiente la propria abitazione 365 giorni l’anno, assicurando un ambiente fresco d’estate e accogliente d’inverno, a prescindere dalla volubilità delle condizioni meteorologiche.
Il primo passo: la diagnosi energetica
Il punto di partenza è capire dove e come intervenire: involucro e sistemi di climatizzazione sono due mondi integrati ed è impensabile raggiungere buoni risultati di comfort se non si prendono in considerazione entrambi. L’elemento da cui iniziare è dunque la diagnosi energetica, che dà luogo alla certificazione energetica dell’edificio (APE), quest’ultima obbligatoria dal 2002 in casi specifici: per esempio se l’immobile deve essere messo in vendita o in affitto; nel caso di nuove costruzioni; in occasione di ristrutturazioni “importanti”, su una superficie maggiore del 25% dell’involucro; oppure nel caso di ristrutturazione o di nuova installazione di impianti termici di potenza nominale del generatore maggiore di 100 kW compreso il distacco dall’impianto centralizzato. Ad oggi, la maggioranza delle abitazioni è ancora classificata in classe G, perché in realtà non è mai stata fatta alcuna diagnosi (vedi fig., 1 – Certificazioni energetiche per classe energetica) e questo rende impossibile determinare con esattezza quali sono gli interventi più indicati da eseguire su ogni singola unità abitativa.

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In che cosa consiste esattamente la diagnosi energetica? Si tratta di uno studio dello stato di fatto dell’abitazione, ovvero delle condizioni d’uso reali e delle possibili soluzioni di intervento che ottimizzino il rapporto costi-benefici.In pratica si parte dalla valutazione delle strutture: una casa ben isolata permette di limitare la migrazione del calore dall’interno all’esterno (e viceversa) anche dell’80% rispetto a un edificio non isolato termicamente (la maggioranza del patrimonio edilizio italiano ha proprio la caratteristica di non essere ben coibentato). Poi si valutano le dispersioni termiche degli infissi: anche in questo caso un infisso ben realizzato disperde un quinto rispetto a un infisso vetusto. E infine si analizzano i corpi scaldanti, la distribuzione e il rendimento del sistema di produzione di calore.In base alla valutazione di questi dati si avrà un quadro dei possibili interventi con evidenziati i risultati sia in chiave di comfort abitativo sia in termini di risparmio economico che per ogni intervento si possono raggiungere.Per avere un quadro comprensibile dell’entità dei risparmi che si potrebbero avere grazie a interventi strutturali mirati e ben eseguiti basta partire dal fabbisogno medio del parco edilizio esistente in Italia, che è pari a 18/20 litri di petrolio per Mq/anno. Con gli opportuni interventi strutturali si potrebbe arrivare a un consumo compreso tra i 3 ed in 6 litri di petrolio per Mq/anno. Risparmio e comfort abitativo possono andare quindi di pari passo anche grazie alle varie forme incentivanti previste dal Conto Termico 2.0 o dagli sgravi fiscali.
A chi rivolgersi
Per avere una diagnosi energetica ci si deve rivolgere a un certificatore energetico, un soggetto abilitato e iscritto a un albo dei certificatori organizzato e normato dalle leggi dello Stato. Il Mise ha stabilito difatti che a partire dal 19 luglio 2016 possono essere considerate valide solo le diagnosi effettuate da Esperti in gestione dell’energia (EGE), Società di Servizi Energetici (ESCo) o Auditor Energetici. Questi ultimi dovranno aver ottenuto la certificazione e l’abilitazione necessarie per poter procedere.In Italia non esiste una lista nazionale ufficiale di questi certificatori, ma è possibile farsi indicare i professionisti che operano in zona sia dall’amministratore di condominio, sia da un architetto che si occupa di edilizia e ristrutturazioni.
Quanto costa
L’analisi energetica ha, ovviamente, dei costi, ma tali costi possono facilmente essere recuperati per mezzo dei benefici che si ottengono dalla riduzione dei consumi energetici e grazie alla disponibilità di bonus fiscali previsti dal governo. Indicativamente, il costo di una diagnosi per un appartamento si attesta intorno ai 300 euro, mentre quella per una villa di due unità immobiliari, di uso residenziale, oscilla dai 600 ai 1200 euro. Quando si tratta di condomini, di solito viene proposto un costo di 100 euro ad appartamento, che viene poi moltiplicato per il numero degli appartamenti.
Il secondo passo: gli interventi strutturali
Con i risultati della diagnosi sarà possibile identificare i punti sui quali intervenire con una visione ampia che permetterà di ottimizzare gli investimenti fra strutturarli e impiantistici: rivolgendosi a un termotecnico di fiducia (oppure agli stessi Auditor energetici, ESCo o EGE a cui si è affidata la diagnosi energetica) si potrà valutare quali interventi eseguire, con quali priorità e con quali vantaggi in termini di comfort e di risparmio. Le soluzioni possibili sono moltissime, sia da un punto di vista involucro sia da un punto di vista impianto.
Gli incentivi
Gli interventi strutturali oltre a essere realmente più efficaci e duraturi rispetto ai rimedi palliativi, come un condizionatore portatile o una stufetta elettrica, permettono anche di ottenere risparmi duraturi e significativi. I diversi incentivi in vigore oggi consentono detrazioni fiscali in 10 anni che vanno dal 50% al 65%, fino a un mix di bonus che permette di ottenere una detrazione fiscale fino all’85% dei costi sostenuti (quest’ultima nel caso di interventi che riducono in maniera considerevole il rischio sismico dell’edificio).Inoltre, il bonus previsto dal Conto Termico 2.0 può coprire fino al 65% della spesa e nei casi in cui la spesa non supera i 5.000 euro l’incentivo viene liquidato in una unica soluzione entro 90 giorni dall’accoglimento della pratica.Tutte le opere di riqualificazione, di adeguamento normativo, come i lavori di isolamento, di restauro delle facciate e di rifacimento delle centrali termiche, e che hanno un impatto su tutti i condòmini, sono necessariamente deliberate a livello di decisione assembleare. In questo caso le agevolazioni giocano un ruolo determinante nella scelta da fare, poiché grazie all’Ecobonus e alla portabilità del credito è possibile cedere l’intero importo dell’incentivo fiscale maturato, che può variare dal 50% al 75% delle spese sostenute per l’efficientamento energetico, lasciando al condominio l’onere di sostenere solo una minima parte dei costi complessivi della ristrutturazione. Questa agevolazione permetterà al condominio di godere immediatamente dei benefici economici derivanti dall’incentivo cedendo il credito d’imposta ottenuto all’impresa come parziale corrispettivo per i lavori effettuati.

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