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Consumatori

Relazione Agcom: l’autorità delle comunicazioni che non sa comunicare

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La relazione AGCom

Con quella di oggi si chiude il ciclo delle relazioni annuali, che le Autorità di garanzia sono tenute ad effettuare dinnanzi al parlamento, alle autorità, agli addetti ai lavori ma soprattutto ai cittadini che li pagano “non direttamente ma attraverso i consumi che generano fatturato delle aziende che devono contribuire alle spese di mantenimento”.
Autorità dove spesso la regolazione subisce la sudditanza dei grandi gruppi che ingessano mercati e sviluppo, ma dove normalmente c’è un confronto serrato e in molti casi efficace.

Nelle relazioni di AEEG (energia,gas e acqua) e AGCM (concorrenza e mercato) delle scorse settimane, un positivo riscontro è stato dato dalle Associazioni dei consumatori per gli orientamenti e le linee guida che i presidenti Bortoni e Pitruzzella hanno indicato, confermando un equilibrio tra parole e azioni. Orientamenti dove si evince che il consumatore è al centro della loro azione di tutela, anche perché sono i cittadini/consumatori che li legittimano, sebbene siano di nomina politica.

Con Aeeg e Agcm, infatti esistono rapporti stabili, produttivi e di confronto tra consumatori, direzioni di riferimento e collegio, non solo a parole o a “chiamata”.

Non si può certo dire di AGCom che continua ad essere un’autorità estremamente autoreferenziale. Nonostante cambiano i collegi, pare mantenere la linea di sempre, ovvero quella di dare fastidio il meno possibile a chi produce televisioni spazzatura, stampa, TLC e internet dei livelli sanciti dall’annuale rapporto RSF che nel 2012 ci posiziona al 61esimo posto nel Mondo per libertà di stampa e qualità dell’informazione.

Una strana relazione quella di oggi di Agcom. Una relazione di sintesi quella del presidente molto breve di soli 22 pagine(quella integrale è di 464), con un interlinea molto doppia e dei margini(intesi come spazi del testo) da tesi di primo livello.

Una relazione che non usa quasi mai la parola consumatori e che ringrazia le associazioni dei consumatori alla pagina 18, come se fossero dei baluardi da difendere per poi chiarire alla pagina 327 della relazione integrale, in poche righe gli scarni rapporti tra le parti.

Le “altre” Autorità ci hanno riservato un posto di rilievo anche nella visione della relazione, mai preferendo la sala ai rappresentanti delle imprese(fa un po strano vedere Tarantola e Confalonieri in prima fila fianco a fianco e numerosi AD di incumbent in sala), senza relegare i Consumatori(non tutti ovviamente) nella sala stampa.

Aggiungiamo che la diretta Streaming non ha funzionato per tutto il tempo, altrimenti l’avremmo vista da casa.
Insomma 22 pagine di ringraziamenti, senza alcuna indicazione politica e Regolatoria.

AGCom prima di regolare dovrebbe imparare a comunicare e per l‘autorità delle comunicazioni significa imparare ad esistere!

di Luigi Gabriele

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Consumatori

Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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