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Consumatori

Relazione choc: Acea considera i meridionali dei bifolchi cattivi pagatori

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A Frosinone le tariffe rincarano del 21%: altro che acqua pubblica.

Oggi a Roma il summit dei gestori che si spartiscono il paese in 5 fette di torta

Dalla relazione tecnica inviata all’Autorità per l’Energia per l’energia elettrica, il Gas e il Sistema idrico, il 27 giugno 2016, emerge che Acea Ato 5 considera i cittadini di Frosinone e del Sud in generale cattivi pagatori con scarsa propensione e sensibilità verso il servizio erogato, a causa del contesto sociale, economico, oltre che culturale in cui vivono.

Nella provincia di Frosinone, Acea Ato 5, il gestore di servizio idrico, ha chiesto all’Autorità di aumentare la tariffa del 21,5% poiché è presente un’alta percentuale di morosità. Da quanto emerge dalla relazione tecnica di Acea Ato 5, l’azienda, facendo una media tra i vari comuni del frusinate, mette in evidenzia una morosità superiore al 21% per un totale di 26 milioni di euro, per cui ritiene indispensabile richiedere la copertura dei costi aggiuntivi, rispetto ai parametri previsti.
Pare che i consumatori debbano pagare a causa di un loro comportamento scorretto, ma è giusto sottolineare che in realtà le cose stanno diversamente.
La situazione del servizio idrico nei comuni del frusinate è assai critica. Il 90% dei consumatori ritiene Acea il peggior servizio idrico del Paese e ciò conferma quanto emerso dal sondaggio proposto da Codici nel 2015, con il quale gli utenti bocciavano impietosamente l’azienda. Oggi non sembra sia cambiato molto, anzi, se possibile, le criticità sono aumentate.
Ma l’azienda, invece di fare ammenda, rincara la dose, dimostrando anche una bassissima considerazione degli abitanti di Frosinone e provincia. Afferma infatti, nella relazione che potete trovare completa su http://www.spazioconsumatori.tv/comunicati-stampa/energia/item/1535-relazione-choc-acea-ato-5-considera-gli-abitanti-di-frosinone-dei-bifolchi-cattivi-pagatori-le-tariffe-rincarano-del-21-altro-che-acqua-pubblica , che “il contesto sociale ed economico, oltre che culturale manifesta mentalità e consuetudini che denotano una scarsa propensione e sensibilità verso il servizio erogato”, e che “la mancata propensione al pagamento è anche dimostrata dalla numerosità delle contestazioni…per la maggior parte pretestuose e infondate che hanno il solo scopo dilatatorio del pagamento”. E’ utile sottolineare che proprio Frosinone, invece, presenta il più basso tasso di morosità in termini di energia elettrica, gas e telecomunicazioni. Il problema pare essere esclusivamente relativo all’acqua. I motivi vanno ricercati non nella mentalità e nelle consuetudini di un popolo che, visto il dato sovra citato sembra essere corretto, ma nella gestione del servizio idrico che risulta non conforme agli standard di sicurezza ambientale con impianti in stato di abbandono. Bollette altissime, disservizi, perdite idriche della rete al 70%, chiusura del servizio idrico durante le ore notturne che creano enormi disagi ai consumatori, e in generale, un servizio carente su ogni fronte rendono molte e forti le contestazioni da parte degli utenti.
Nonostante la criticità venutasi a creare tra utenti e azienda, Acea ritiene “necessario” aumentare la tariffa e prevede l’ingiunzione fiscale per la riscossione delle morosità. Inoltre proprio questa mattina i falchi dell’acqua, dell’energia e dei rifiuti si riuniscono al Cnel, per prendere parte al convegno “Le Utility per la crescita sostenibile: responsabilità sociale d’impresa e nuovi obiettivi di sostenibilità”.
Dicono di essere pronti a candidarsi a svolgere un ruolo cruciale nella crescita sostenibile del Paese e nel raggiungimento degli obiettivi di Agenda 30, in realtà sono pronte a dividere l’Italia in 5 zone (Nord- ovest, Nord-est, centro, Sud e Isole). Nel programma spuntano i nomi dei rappresentanti di Hera, A2A, Acea, Smat che, paradossalmente, sono gli stessi responsabili di sostenere il decreto Madia che sui servizi pubblici locali vieta la gestione pubblica per i servizi di rete, acqua inclusa. Queste società fondano il proprio ragionamento sulla frammentarietà del servizio, ma la logica sottesa è la spartizione geografica e, di conseguenza, economica, il che fa si che l’acqua da bene pubblico venga considerato solo come bisogno.

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Consumatori

Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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