Ma la norma approvata dalla Camera quasi per sbaglio va nella giusta direzione, peraltro già richiesta dagli italiani con un referendum del 1987, ovviamente aggirato da politici impauriti da una apparente opinione pubblica forcaiola.
Ebbene, la disperata sete di giustizia che esprime l’opinione pubblica è perfettamente in linea con una norma seria ed efficace sulla responsabilità civile dei magistrati.
Contrariamente a qualsiasi altro dipendente pubblico o professionista privato, il magistrato non risponde mai dei danni provocati ai cittadini dai propri errori anche quando sono gravissimi e manifestamente in violazione di legge.
Anche la magistratura, come qualsiasi altra categoria, è formata di persone fisiche, di esseri umani, alcuni bravissimi e scrupolosi, altri poco preparati.
La responsabilità civile dei magistrati, come quella già esistente per i medici, dipendenti pubblici, professionisti, poliziotti, etc., non punisce una categoria, ma responsabilizza l’enorme potere che pubblici ministeri e giudici hanno sui cittadini.
Dare a migliaia di persone fisiche, anche se in partenza tutte oneste e specchiatissime, un potere così ampio come quello di privare un cittadino della libertà personale o di decidere le sorti della sua attività commerciale, senza che ne rispondano civilmente neanche di fronte a gravissime violazioni di legge e di principi costituzionali, è una ricetta che porta dritti dritti a situazioni di abuso e ingiustizia.
Molto probabilmente, anche questa volta tutto finirà in caciara politica tra berlusconiani e anti-berlusconiani, tra politici “onesti” e politici “corrotti”. Ma chiunque abbia avuto modo di vivere sulla propria pelle lo stato pessimo della giustizia italiana e l’arroganza di taluni magistrati che si sentono intoccabili e onnipotenti anche quando violano la legge che dovrebbero applicare, non potrà che concordare con la necessità di responsabilizzare tutte le categorie. Nessuna esclusa.

Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc