Si è svolto lo scorso 19 giugno a Roma presso lo Spazio Europa il workshop organizzato da Legambiente sui temi dell’accumulo in rapporto alle reti e allo sviluppo delle FER. Obiettivo del convegno è stato quello di approfondire una serie di problematiche sui temi dell’innovazione in ambito gestione delle reti e sistemi di accumulo, per capire le prospettive di un nuovo modello energetico e per dare risposta ad alcune domande.

Dallo scambio sul posto agli oneri di sistema, dai sistemi locali di utenza alla fiscalità, fino alla gestione delle reti e alla vendita diretta dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, sono tante oggi le questioni aperte. Tra queste, quali cambiamenti occorre introdurre nel sistema per realizzare uno scenario proficuo per le famiglie, le imprese e per un Paese come l’Italia, dipendente dall’estero per l’importazione di fonti fossili? Quali tecnologie e quali soggetti sono interessati all’accumulo? E chi li paga?

Vediamo il perché degli accumuli. L’esigenza primaria, che poi si riflette nella regolazione, è quella di garantire il bilanciamento della rete. Oggi diventa fondamentale garantire che la generazione distribuita e le fonti rinnovabili siano adeguatamente bilanciati, per evitare fenomeni di rischio come quello accaduto in Sicilia nel maggio del 2011, quando è bastato il distacco dell’unico produttore isolano per generare un distacco di tutta la rete siciliana.
Anche se di breve durata, va ricordato che queste interruzioni causano danni economici rilevanti.

La presenza di accumuli ovvierebbe al rischio di interruzione e all’insufficienza di energia, mettendo in rete il flusso quando serve. Supportano l’alta tensione e le esigenze degli operatori “produttori/consumatori” ed inoltre è molto vantaggioso considerando lo spread tra il costo per l’investimento in accumulo e il prezzo dell’energia. Le termoelettriche sono in grande difficoltà, lavorano ad appena 2400 ore rispetto a un potenziale di 3600. È risaputo che le fonti rinnovabili hanno fatto un vero e proprio miracolo, come ad esempio la rimozione di una superficie di Eternith dai tetti degli italiani per una superficie pari a 20kmq, paragonalbile a 4 quartieri della capitale.

Per questi motivi l’accumulo è necessario a maggior ragione se vogliamo far crescere una visione politica orientata alle FER. Di certo va trovata un’alternativa agli incentivi, soprattutto oggi che il quinto conto energia si appresta alla fine. Adesso bisogna capire perchè le altre fonti hanno fatto impennare di notte il prezzo fino a 140 € M/WTh, vanificando in buona parte i risparmi in bolletta dei consumatori. Bisogna continuare sulla strada delle FER. Per abbassare la bolletta dai troppi costi aggiuntivi è arrivato il momento di tagliare tutti i sussidi incrociati in essa presenti, chiunque siano i beneficiari, tranne consumatori e piccole imprese che oggi pagano l’inefficienza di energivori e coloro che non vogliono fare programmi per l’efficienza energetica. Ma vanno anche rivisti tutti i costi per mantenere il sistema, non per ultimo il dispacciamento, il decommisioning e i sussidi virtuali. Tenendo ben presente che nei week end di giugno per alcune ore il sistema è stato in toto retto dalle FER.