La riforma dei LEA era dovuta da almeno 15 anni  e la spesa sanitaria cresce solo per le famiglie. Non c’è da gioire di questo ritardo.

Il deputato nonché responsabile della sanità del PD Gelli, cerca di spacciare un provvedimento atteso da 15 anni come una grande vittoria. E’ un modo preoccupante ed inquietante di fare politica in un settore delicato e disastrato come quello della sanità.

Da una recente indagine su 1.685 famiglie italiane, risulta che il 14% in media del reddito netto familiare se ne va per visite e farmaci. E la quota aumenta fino a 2.400 euro all’anno se in casa c’è un malato cronico, quasi un italiano su due rinuncia a spese mediche necessarie per mancanza di soldi.

La sanità pubblica non è soddisfacente, per le lunghe attese, i ticket salati, gli ambulatori lontani da casa, difficoltà a prenotare sempre con lo stesso specialista. Ci si rivolge, così, al privato, che non sempre però ha costi accessibili a tutti.

Di fronte questo quadro sconfortante cosa c’è da gioire ?

Il nomenclatore, che dovrebbe essere lo strumento per fare una spesa sanitaria efficace, si trasformerà in un ulteriore strumento di riduzione della spesa. Nel rapporto tra Pil e spesa sanitaria risulta che l’Italia spende addirittura meno della Grecia, per non parlare di Germania e Francia.

Giacomelli, segretario nazionale del CODICI, polemizza con chi è deputato a fare la politica sanitaria per il partito di Governo: se questi sono gli uomini di punta, poveri noi!