Tutto è iniziato con l’entrata in vigore di un Provvedimento dell’Agenzia delle entrate (2) contenente istruzioni operative per l’applicazione della ritenuta d’acconto a suo tempo introdotta dalla Legge 97/2013 per colpire i redditi derivanti da investimenti esteri e attività finanziarie svolte all’estero.
Il Provvedimento era entrato nella questione “a gamba tesa”, prevedendo che l’assoggettamento alla ritenuta d’acconto doveva riguardare, dal 1 Febbraio 2014, TUTTI i bonifici esteri in entrata percepiti da persone fisiche, a prescindere dalla loro natura e origine. Spettava al beneficiario dichiarare che le somme riscosse NON rientravano tra quelle colpite dalla ritenuta (e quindi non costituivano redditi di capitale o redditi diversi derivanti da investimenti all’estero o da attività estere di natura finanziaria), così da evitare il prelievo.
Una presunzione che a suo tempo causò molta confusione tra gli intermediari finanziari e sollevò forti polemiche, arrivando anche sotto la lente della commissione europea. Dopo pochi giorni dall’entrata in vigore l’Agenzia delle entrate fu costretta quindi a fare un passo indietro sospendendo l’applicazione della ritenuta al 1 Luglio 2014, in attesa delle decisioni del Governo che già ne annunciava l’annullamento (3).
Con il decreto diventato legge oggi (1) il Governo è passato ai fatti ed ha quindi sancito l’abrogazione totale della norma. Si fa presente, per completezza d’informazione, che i redditi in questione sono comunque colpiti da obblighi dichiarativi e da tassazione. L’abrogazione riguarda esclusivamente l’applicazione della ritenuta d’acconto sulle riscossioni tramite bonifici esteri ad essi collegati.

(1) Dl 66/2014 convertito nella Legge 89/2014 che ha abrogato il comma 2 dell’art.4 del Dl 167/1990, precedentemente introdotto dalla Legge 97/2013.
(2) Provvedimento Agenzia delle entrate n. 2013/151663 del 18/12/2013.
(3) Provvedimento Agenzia delle entrate n. 2014/24663 del 19/2/2014.

Rita Sabelli, responsabile Aduc per l’aggiornamento normativo