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Roma traffico in tilt, aprire le corsie preferenziali agli automobilisti

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Roma: adesso è sicuro, sono tornati proprio tutti!
Il traffico è in tilt: il car pooling può essere la soluzione, aprendo le corsie preferenziali alle vetture con più di tre persone a bordo.

Il traffico congestionato, le ore di punta che diventano impraticabili per le lunghissime file, il trasporto pubblico in continua crisi, rendono le strade della capitale una bolgia in cui, ogni mattina, milioni di lavoratori, studenti, pendolari si ritrovano caoticamente.
Non si tratta di un problema che riguarda ogni grande città metropolitana, poiché la situazione a Roma è molto più complicata delle altre capitali europee: non saranno gli stessi romani a peggiorarla?
La scena a cui si assiste quotidianamente è quella di milioni di macchine occupate ognuna da una sola persona. Questo aumenta di gran lunga il numero dei mezzi in circolazione e congestiona il traffico, rendendo impossibile anche arrivare a lavoro in orario. E’ stato stimato che ogni 100 passeggeri ci sono 85,5 auto. Se si riuscisse a raggiungere un tasso di occupazione medio pari a 2, avremmo che ogni 100 passeggeri ci sono 50 auto con una conseguente riduzione del traffico del 41,5%, che vorrebbe dire dare un contributo risolutivo al problema di congestione stradale e dell’inquinamento.
Non si può dire che, al giorno d’oggi, manchi l’adeguata tecnologia per ovviare al problema. Esistono, infatti, numerose applicazioni o piattaforme, BlaBlaCar, Zego, Jojob, BringMe, Carpooling.it, che consentono il social sharing e che potrebbero cambiare la mobilità. E’ necessario, dunque, incentivare i cittadini alla condivisione.
Il Car pooling, in italiano covetturaggio, indica una modalità di trasporto che consiste nella condivisione di automobili private tra un gruppo di persone, con il fine principale di ridurre i costi del trasporto. E’ stata proprio Jojob, servizio di carpooling destinato alle aziende, a stimare per ogni dipendente che utilizza il servizio un risparmio medio di 1300 euro l’anno: solo nel primo trimestre 2016 grazie al carpooling aziendale sono stati risparmiati 328.590 km, il 21,6% in più rispetto ai 270.135 km dell’ultimo trimestre del 2015.
Questa pratica è molto diffusa negli Stati Uniti e nei paesi del Nord Europa, mentre in Italia sta diffondendosi, in maniera molto lenta, soltanto  negli ultimi tempi. Sembrerebbe, però, che questa pratica di comportamento sia in costante aumento.
I vantaggi di questo tipo di mobilità sono evidenti: permette infatti non solo di risparmiare denaro, dividendo le spese del viaggio, ma anche di ridurre drasticamente il numero di veicoli rendendo più fluido il traffico cittadino e di conseguenza ridurre l’inquinamento.

Le nostre proposte – dichiara Luigi Gabriele Affari Istituzionali Codici – sono:

·         rendere le corsie preferenziali accessibili alle vetture private con più di tre persone a bordo;

·         rendere le corsie preferenziali accessibili ai servizi di car sharing, ad esempio enjoy, car2go e zig zag;

·         introdurre una tariffa assicurativa adeguata per gli operatori di car sharing e scooter sharing, sotto l’attenta vigilanza dell’IVASS, a cui l’associazione Codici si rivolgerà.

·         ridurre le tariffe annuali per la sosta nelle strisce blu dei veicoli che appartengono al car sharing (se consideriamo il caso di Enjoy, oggi una  500 rossa arriva a pagare una cifra di 1200 euro annua per sostare nelle strisce blu del centro storico)

·         non solo le tariffe assicurative sono troppo elevate, ma sono pochissimi gli operatori disposti ad assicurare questi veicoli, perché i costi risultano triplicati.

Codici promuoverà il manifesto della mobilità condivisa, unendo il Comune di Roma, l’Ivass, gli operatori di settore e tutti gli altri soggetti coinvolti.

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Consumatori

Finanziamenti condizionati a polizze assicurative, avviate istruttorie per presunte pratiche commerciale scorrette su Agos, Findometic e Cardif

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, anche a seguito di una segnalazione dell’IVASS, ha avviato due distinti procedimenti istruttori per presunte pratiche commerciali scorrette nei confronti:
•    della società finanziaria Agos Ducato S.p.A. e della compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Vita, Cardif Assurance Vie s.a.;
•    dell’istituto di credito Findomestic Banca S.p.A. e della compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Danni, Cardif Assurances Risques Divers s.a..

Oggetto degli approfondimenti sono due autonome condotte poste in essere rispettivamente dalle citate società erogatrici dei finanziamenti e dalle predette compagnie di assicurazione.

Secondo l’ipotesi istruttoria, Agos Ducato S.p.A. e Findomestic Banca S.p.A. avrebbero condizionato, di fatto, la concessione a favore dei consumatori di prestiti personali alla sottoscrizione da parte degli stessi di polizze assicurative prive di connessione con il finanziamento, realizzando in tal modo una “pratica legante” tra i prodotti bancari e assicurativi, in violazione degli artt. 24 e 25, comma 1, lett. a), del Codice del Consumo. Tali condotte sarebbero idonee a limitare considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento in questione, nella misura in cui le imprese prospettano ai consumatori – intenzionati a richiedere prestiti – di poter accedere a questi ultimi solo sottoscrivendo le menzionate polizze assicurative, che nulla hanno a che vedere con il finanziamento, attuando un abbinamento forzoso tra le due tipologie di prodotti.

Dal canto loro, Cardif Assurance Vie s.a. e Cardif Assurances Risques Divers s.a. avrebbero posto in essere condotte contrarie alla diligenza professionale e idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento del consumatore, in violazione dell’art. 20, comma 2, del Codice del Consumo. Segnatamente, esse, pur essendo venute a conoscenza dell’abbinamento forzoso tra le proprie polizze assicurative e i finanziamenti erogati, rispettivamente, da Agos Ducato S.p.A. e Findomestic Banca S.p.A., avrebbero rifiutato la restituzione richiesta da parte di consumatori in sede di estinzione anticipata dei finanziamenti delle quote parti dei premi delle polizze assicurative de quibus, motivando il rifiuto con l’assenza di connessione tra le due tipologie di prodotti: nel far ciò, le due compagnie non avrebbero attuato nei confronti delle finanziarie alcuna attività di verifica circa gli abbinamenti forzosi e, in via generale, di monitoraggio e controllo circa la modalità di collocamento dei prodotti assicurativi in questione.

Per accertare queste condotte, nella giornata di oggi, 18 aprile 2018, i funzionari dell’Autorità hanno eseguito una serie di ispezioni nelle sedi delle suddette società, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Roma, 18 aprile 2018

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Il packaging alimentare lo paga comunque il consumatore. Frutta e verdura sfusa o imballata?

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La novità dei sacchetti dell’ortofrutta a pagamento ha orientato le abitudini d’acquisto dei consumatori sulla scelta di alimenti confezionati, ma CODICI avverte, anche l’imballaggio si paga.

L’applicazione della normativa europea, che a partire da Gennaio scorso ha fatto sì che i sacchetti dell’ortofrutta siano diventati a pagamento (da 0,1 a 0,3 centesimi), ha influenzato sicuramente alcune abitudini d’acquisto da parte dei consumatori che si sono ritrovati a prediligere frutta e verdura confezionata in vaschette di plastica, polistirolo o cartoncino.

Naturalmente anche questi imballaggi sono a carico dei consumatori, sebbene il costo non venga percepito in maniera diretta, bensì sia inserito nel prezzo finale. Il prodotto confezionato risulta, a conti fatti, addirittura più caro.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale, è evidente che l’ortofrutta in vaschette e coperta dal film plastico ha un peso notevole e comporta tempi di smaltimento più lunghi. La cosa migliore sarebbe non tanto quella di concentrarsi sui nuovi sacchetti biodegradabili, che da una recente parere del Consiglio di Stato sembra si potranno portare da casa, ma cercare di migliorare la sostenibilità e ridurre l’impatto ambientale di questi contenitori.

Considerando il problema della sostenibilità del packaging utilizzato per frutta e verdura, è nata la campagna social “Svesti la Frutta” (#svestilafrutta), lanciata dal portale greenMe.it. I promotori si sono chiesti: quanto abbia senso confezionare frutta e verdura, che già per natura grazie alla buccia hanno una loro protezione, e invitano a lottare in maniera attiva (e social) contro l’abuso degli imballaggi in plastica. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, i produttori e le catene della grande distribuzione per favorire un’inversione di tendenza che rispetti l’ambiente e limiti gli sprechi, che Codici non può far altro che appoggiare.

 

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Consumatori

#Telemarketing e #Svuotacarrello ecco a cosa dovete fare attenzione

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Anche oggi(11 aprile 2018), con Salvo Sottile e @mimandarai3 abbiamo cercato di orientare i consumatori nel prestare più attenzione a quello che fanno.

➡️#telemarketing : ancora non è esecutiva la nuova legge che permette di inserire anche i numeri di cellulari nel registro delle opposizioni, ma ricordate che per i fissi questo è già possibile. Il link di riferimento è http://www.registrodelleopposizioni.it
Occhi aperti al nuovo ed aggressivo fenomeno del “trading on line” proposto attraverso la solita chiamata ingannevole.

➡️#svuotacarrello : prestare attenzione a quel che si compra significa non badare solo alle quantità ma anche al contenuto. Lo so è difficile, ma leggere le etichette ci insegna molto più di quello che pensiamo di sapere.
Per la spesa alimentare io mi orienterei al rapporto con un venditore di fiducia. Ma mettere subito in chiaro che se tradisci la mia fiducia, ti lascio e lo dico a quante più persone possibile.

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