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Salute

Salsa fatta in casa, cosa acquistare e come farla

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Consigli per l’aqcuisto

E’ tempo di fare la salsa di pomodori, e per chi è alla ricerca di cose sane e di qualità e non può permettersi di preparale in casa, a causa dello spazio della carenza di tempo o perché incapace, è il momento di rivolgersi ad un mercato a volte parallelo quasi sommerso di produttori fai da te per poterle acquistare.
In diverse bacheche, soprattutto oggi con l’uso di internet e social media, ci sono offerte di barattoli di salsa, prima era possibile conoscere dove reperirle tramite i passa parole oppure nei mercatini rionali.
Un mercato a nero che mina e non poco i piccoli artigiani e imprenditori agricoli, che offrono uguale servizio ma di sicuro a prezzo più alto. È necessario innanzitutto sapere che la normativa prevede che per poter produrre tale alimento si necessita di locali dedicati che rispettino le norme igieniche sanitarie inoltre i prodotti oggetto di lavorazione devono essere sempre rintracciati ( anche se prodotti in loco e quindi a KM 0). Possono dedicarsi a tale tipo di vendita gli imprenditori agricoli e gli artigiani.
Su internet è presente un vero e proprio mercato nero che però non consente nessun tipo di controllo; ne di tipo economico né di salute.
È necessario quindi attenzionare i consumatori sui possibili rischi in cui si può incappare.
Il prezzo medio di un barattolo di salsa si aggira intorno ai 1,80 euro ( 750 ml) . Prezzo minimo 1 euro prezzo massimo anche 3 euro ( 750 ml)

Consigli per la sicurezza alimentare:

La preparazione delle conserve alimentari in ambito domestico in Italia, come nel resto del mondo è una pratica che in questi ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più importante. Sarà a causa del nuovo trend della decrescita felice, ma oramai tutti si improvvisano massaie, senza sapere che anche per fare le conserve ci vuole preparazione .. altrimenti si può rischiare di morire. Si conta infatti che in Italia siano circa 10 milioni le persone che si dedicano a tale pratica.
Tutti dei moderni Panoramix, in grado di creare pozioni magiche, o delle nonne papere in erba.
Ma non è così a volte l’improvvisazione può portare alla morte.
Conservare il cibo è una cosa seria e deve essere fatta seguendo delle regole ferree. Secondo il Centro Antiveleni di Pavia nel 93% dei casi l’alimento incriminato, contaminato, risulta infatti prodotto a domicilio, il 77% riguarda l’ingestione di alimenti di origine vegetale, oltre il 16% di pesce sott’olio e il 6,9% il consumo a base di carne, mentre solo il 5% è di derivazione industriale. Secondo l’Istituto superiore di sanità, invece, il 43% dei casi di avvelenamento da botulino deriva da cibi sottolio, mentre il 26% da salamoie realizzate con insufficiente quantità di sale o prodotti posti in barattolo senza altro trattamento oltre la bollitura.
Ma non c’è da spaventarsi. Le conserve sono nate con l’uomo ed hanno consentito la sopravvivenza della specie umana. Prima dell’avvento dei frigoriferi e dei freezer le famiglie salavano, essiccavano e mettevano sotto olio ed aceto i prodotti per poter sopravvivere all’inverno. Ai Fenici, Egizi romani e greci si devono le tecniche di conservazione ancora oggi in auge.
È necessario quindi rispettare delle semplici regole, a volte anche di buon senso. Se il tavolo di lavoro è sporco questo causerà l’alterazione del prodotto finale.
La fine dell’estate e l’inizio dell’autunno è il periodo più proficuo per riempire la dispensa, grazie alla grande produzione di frutta e verdura.
La testata frodialimentari.it ha predisposto un piccolo decalogo utile ai consumatori che vogliono dedicarsi a preparare le conserve in casa ma in tutta sicurezza. Pochi consigli, che però possono salvare delle vite:

 

Conserve_pomodori

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Salute

CSS, STOP ALLA LIBERA VENDITA DELLA CANNABIS LIGHT

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Il parere del Consiglio superiore di Sanità sulla cannabis light rischia di determinare la chiusura di migliaia di negozi specializzati nella vendita della canapa, che negli ultimi mesi sono sorti in tutta Italia. Lo afferma il Codacons, commentando la decisione del Css secondo cui “Non può essere esclusa la pericolosità della ‘cannabis light’”.

“Il Css chiede esplicitamente  misure atte a non consentire la libera vendita di tale prodotto, aprendo così un delicato fronte che vede coinvolti migliaia di esercizi commerciali – spiega il presidente Carlo Rienzi – Il Ministero della salute, quindi, dovrà mettere in campo le precauzioni richieste allo scopo di tutelare la salute pubblica. In tal senso la soluzione più adatta per dare riscontro al parere del Css e impedire sia la chiusura dei negozi sia danni per chi acquista prodotti a scopo di collezione, è prevedere una dichiarazione di responsabilità da parte dell’acquirente, nella quale lo stesso si impegna a non fare un uso pericoloso dei prodotti venduti presso tali esercizi” – conclude Rienzi.

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Consumatori

Bollette: no alla fine del mercato tutelato, lo dice il pres. Commissione X del Senato Girotto

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ROMA, 21 GIUGNO 2018 – Ridurre il peso degli oneri di sistema sulle bollette degli italiani valutando seriamente l’ipotesi di caricarle sulla fiscalità generale. Ma senza trascurare le implicazioni delle nuove Direttive europee in tema di rinnovabili ed efficienza energetica. È quanto emerso nel corso dell’incontro dal titolo “Riforme del mercato elettrico e loro impatto su costo dell’energia per i consumatori finali, efficienza energetica e uso delle fonti rinnovabili”, organizzato a Roma dal Coordinamento Free e Adiconsum .

“Occorre affrontare innanzitutto il problema dei cambiamenti tariffari che ci sono stati e che ci saranno, alla luce, in particolare, dell’obiettivo di ridurre l’impatto sul costo del kWh per l’utente finale soprattutto domestico – ha esordito il presidente di Free, GB Zorzoli . Si tratta di una partita aperta che si può ancora giocare considerando anche la prossima nomina del nuovo Collegio di Arera, che si occupa di questi aspetti e che speriamo abbia una visione diversa rispetto al passato. Anche perché dobbiamo ricordare che, se si riduce drasticamente la progressività, si riduce l’incentivo all’efficienza energetica e se si modifica la distribuzione degli oneri di sistema si rende meno conveniente l’autoproduzione e l’autoconsumo. Non dobbiamo dimenticare poi le decisioni prese dal trilogo europeo sulla nuova direttiva Ue che esplicitamente fa divieto agli impianti fino a 25 kw di caricare qualsiasi onere fino al 2026. Nel nostro paese, i primi contatti con la nuova maggioranza che si occupa di questi problemi sembrano positivi. Speriamo dunque che in futuro non si carichino altri oneri  su chi meno consuma ed è in condizioni disagiate, privilegiando efficienza ed autoconsumo”.

“Ci troviamo di fronte a un tema importantissimo e complesso che ha dentellati su una serie di tematiche irrisolte, in primis nei confronti dei consumatori e riguardanti il peso eccessivo delle bollette dovuto a oneri generali di sistema, energivori, morosità,  autoproduzione e autoconsumo – ha evidenziato Livio de Santoli del direttivo di Free. Insomma tutti argomenti che vanno nella direzione di un appesantimento della bolletta. Per questo, occorre trattare l’argomento in maniera unitaria partendo dalle piccole cose ma affrontando tutto. A partire dagli oneri di sistema che rappresentano il 22-23% della bolletta complessiva. Naturalmente questi aspetti vanno discussi nel quadro di un’ottica europea un po’ schizofrenica dove da un lato ci sono Fer altissime e dall’altro efficienza energetica non vincolante. Infine c’è il tema dello spostamento del corrispettivo degli oneri di sistema sulla fiscalità generale. Con un compito fondamentale che ora spetta a regolatore e legislatore di verificare se il nostro attuale sistema sia in grado di raggiungere tutti questi obiettivi”.

“Credo che pochi temi come quello energetico rappresentino simbolicamente il tema ambientale come visione della società. Il tema dell’autoproduzione energetica, per esempio, è un tema rivoluzionario e parla di equilibrio territoriale accanto a efficienza e rinnovabili e rappresenta la frontiera a cui guardare nell’ottica di una visione lunga di cui abbiamo bisogno anche nell’ambito di un abbassamento dei costi – ha sottolineatoRossella Muroni di LeU”.  “In queste settimane il trilogo europeo ha licenziato direttive di importanza fondamentale su rinnovabili ed efficienza – ha aggiunto Gianni Girotto del M5S -. Gli oneri di sistema rimangono però un vero punto centrale assieme alla rete che va mantenuta e probabilmente sviluppata. Altra battaglia è rappresentata dal passaggio dal mercato tutelato al mercato libero che non vogliamo e su cui ci faremo sentire”.

“La nostra ambizione è quella di intervenire sui clienti domestici, in particolare su un tema delicato come gli oneri di sistema con una revisione tariffaria che potrebbe essere fatta insieme alle rinnovabili e all’efficienza energetica per abbassare i costi in bolletta e aumentare  la competivita – ha spiegato il presidente di Adiconsum Carlo De Masi -. Il problema non è solo quello degli oneri di sistema ma anche che paghiamo l’energia più cara in Europa. Dobbiamo capire che il miglior KWh e quello che non si consuma perché non inquina. Questo ci mette di fronte al tema dell’efficienza energetica”.

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Salute

L’Anticorruzione indaga sugli strani costi degli Ospedali italiani

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Sarebbero 82 i milioni che si potrebbero risparmiare all’anno solo per il vitto dei pazienti

 

Nonostante gli ingredienti siano gli stessi, il risultato cambia. Ci si riferisce in particolare ai costi dei pasti somministrati ai pazienti degli ospedali pubblici italiani, che variano sensibilmente da Regione a Regione. Un’anomalia che sembra non sia passata inosservata, dal momento che il costo dei menu può arrivare a superare il doppio in alcuni poli sanitari pubblici.

CODICI è particolarmente sensibile al tema dei costi del Servizio Sanitario Nazionale e ritiene inaccettabile che questo spreco sia permesso in un settore che è già in ginocchio.

Il caso è arrivato all’attenzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Da un’analisi dei costi, che è completamente disordinata e che si cerca di chiarire da anni, emerge ad esempio che per una semplice siringa gli ospedali paghino da 4 a 24 centesimi a seconda dell’area geografica presa in considerazione. Un problema endemico del servizio sanitario nazionale che aspetta ancora di essere risolto.

Il prezzo stabilito per la giornata di un ricoverato, comprendente colazione, pranzo e cena, è di 11,74 euro. Una cifra che può variare sensibilmente a causa di diversi fattori: cibo freddo, cibo caldo, cucinato in reparto, portato da fuori. Si stenta a trovare un criterio adottato in misura generale.

L’attenzione ricade sui bandi indetti “ad hoc” per questo genere di servizi, tra cui occorre fare luce, tanto che in alcune regioni appare lampante quanto sia alto il prezzo di un pasto medio, rispetto al costo di vita di una precisa area geografica.

Queste discrepanze tra i costi incidono fortemente sulle spese di bilancio. Il dossier dell’Anac attesta che per il solo vitto dei ricoverati la spesa sarebbe di un’ottantina di milioni l’anno. Sulla base di stime indicative, laddove i contratti che presentano prezzi superiori a quelli di riferimento si allineassero a questi ultimi, i risparmi potenziali su farmaci, servizi di pulizia, ristorazione, lavanderia, risme di carta eccetera, salirebbero a circa 700 milioni di euro annui.

Un buon motivo per attivarsi subito nell’attuare una politica comune in questo settore e monitore con più attenzione i contenuti di questi contratti, al fine di attenersi ad un margine di spesa generale e parificato in tutta Italia.

CODICI, oltre ad assistere i cittadini con le varie campagne sulla sanità “Indignamoci”, “Riprendiamoci la salute”, “Piaghe da decubito”, ha aperto uno sportello dedicato alla malasanità dove gli utenti si potranno recare e presentare il loro caso. Pertanto i cittadini possono contattarci allo 06.5571996 o scriverci a segreteria.sportello@codici. org.

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