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Salute

Scandalo Avastin le reazioni dei consumatori

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Spazioconsumatori intervista Raffaele La Placa, legale Società Oftalmologia Italiana

Accordi illeciti per ostacolare l’uso di un farmaco molto economico, Avastin, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis. Le due società, Novartis e Roche, avrebbero appositamente differenziato i due prodotti in maniera artificiosa. Questa è la conclusione dell’Antitrust che ha portato recentemente alla commissione di una multa alle aziende di oltre 180 milioni di euro.

Tutto nasce dall’inchiesta della Società Italiana di Oftalmologia, rappresentata dal legale Raffaele La Placa, intervistato da Spazioconsumatori.tv. Si è dimostrato che le due case farmaceutiche si sono accordate illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, Avastin, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti.
Non stiamo parlando di piccole differenze economiche, visto che il primo medicinale costa circa 40 euro a fiala, mentre il secondo ammonta a ben 1700 euro (almeno inizialmente in Italia, poi 1200). Insomma, una spesa fin troppo rilevante per i consumatori che, secondo quanto emerso, poteva anche essere risparmiata.

L’indagine ha anche dimostrato come la Roche abbia richiesto e ottenuto nel 2012 di modificare il bugiardino dell’Aventis, specificando che si tratta di un prodotto più pericoloso del nuovo farmaco, condizionando così – secondo l’avvocato La Placa e l’Antitrust – le scelte di medici e servizi sanitari (fonte La Stampa).

Oggi Novartis respinge l’accusa di aver utilizzato pratiche anti-concorrenziali e annuncia ricorso al Tar, mentre Roche respinge le conclusioni del procedimento circa l’accordo restrittivo della concorrenza con Novartis, annunciando che ricorrerà in appello.

Fin troppo spesso i cittadini si lamentano del costo eccessivo dei farmaci, lamentando la problematica anche con le Associazioni Consumatori e interrogandosi sull’esistenza di farmaci più economici, magari meno pubblicizzati. Oggi il caso in questione si inquadra proprio in tale ambito e la domanda sorge spontanea: quanto accaduto, può essere successo altre volte in riferimento ad altri farmaci?

“Il comportamento delle aziende farmaceutiche, così come descritto dall’Antitrust, è veramente scandaloso – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – L’Associazione annuncia l’invio di un Esposto alla Procura della Repubblica per far luce sulla vicenda, per chiarire la condotta di Novartis e la Roche e per capire finalmente le reali potenzialità o pericolosità dei farmaci in questione. L’Associazione si ritiene pronta a vagliare l’ipotesi di eventuali azioni legali per tutelare i cittadini”.

A breve su www.spazioconsumatori.tv il servizio in cui l’avvocato Raffaele La Placa, che ha seguito il procedimento per la Società di oftalmologia italiana (Soi), spiega nei dettagli la vicenda.

Dopo la multa inflitta dall’Antitrust a Novartis e Roche per il cartello sui farmaci Avastin e Lucentis, il Codacons passa alle vie legali, e annuncia una denuncia alla Corte dei Conti contro l’Aifa e una class action in favore dei consumatori danneggiati dal cartello posto in essere dalle due aziende.
Ancora una volta l’Aifa finisce nell’occhio del ciclone per i suoi comportamenti omissivi sul fronte dei controlli, che hanno prodotto un danno al Sistema Sanitario Nazionale – spiega l’associazione – Abbiamo deciso di chiedere alla Corte dei Conti di accertare il maggior esborso a carico dello Stato derivante dal mancato intervento dell’Agenzia sui farmaci Avastin e Lucentis, e di procedere verso i responsabili in caso di danni certi per l’SSN. Alla luce dei fatti, ci aspettiamo inoltre le dimissioni immediate dei vertici Aifa.
Ma l’Agenzia Italiana del Farmaco – che già era finita nel mirino del Codacons per lo spreco pari a 114 milioni di euro all’anno dei vaccini pediatrici esavalenti – sarà anche destinataria, assieme a Novartis e Roche, di una class action attualmente allo studio dell’associazione. “Stiamo valutando la possibilità di intentare una azione collettiva contro l’Aifa e le due società coinvolte nello scandalo, finalizzata a far ottenere ai consumatori costretti ad acquistare il farmaco per la vista ad un prezzo molto più alto, il rimborso delle maggiori somme pagate a causa del cartello anticoncorrenziale – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Ci costituiremo inoltre nelle inchieste aperte a Roma e Torino allo scopo di difendere gli interessi dei cittadini italiani”.

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Salute

Prezzi farmaci antitumorali ridotti all’80%, Antitrust accerta l’ottemperanza di Aspen

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Con un provvedimento del 13 giugno 2018, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso il procedimento avviato nei confronti della società Aspen (appartenente ad un gruppo sudafricano) per verificare l’ottemperanza al precedente provvedimento del 29 settembre 2016.

A seguito dell’intervento dell’Autorità i prezzi di alcuni farmaci antitumorali distribuiti in Italia da Aspen sono stati ridotti da un minimo del 29% ad un massimo dell’82%. La vicenda origina dalla decisione dell’Autorità del 29 settembre 2016 di condannare alcune imprese del Gruppo Aspen (Aspen Pharma Trading Ltd., Aspen Italia s.r.l., Aspen Pharma Ireland Ltd., Aspen Pharmacare Holdings Ltd.) per un abuso di posizione dominante consistente nell’imposizione di prezzi eccessivamente onerosi, ottenuti tramite una pressione negoziale indebita nei confronti del regolatore farmaceutico AIFA in relazione ai seguenti farmaci antitumorali: Leukeran (2 mg – 25 compresse), Alkeran (50 mg/10 mg polvere e solvente per soluzione iniettabile – 1 flacone), Alkeran (2 mg – 25 compresse), Purinethol (50 mg – 25 compresse), Tioguanina (40 mg – 25 compresse). Il Gruppo Aspen in quell’occasione è stato anche sanzionato per circa 5 milioni di euro. Subito dopo la decisione dell’Autorità italiana anche la Commissione Europea ha avviato un caso identico (ancora in corso) nei confronti del gruppo Aspen, relativamente alle condotte attuate negli altri 27 paesi dell’Unione Europea.

Nel corso del procedimento di ottemperanza, e a esito di una lunga fase negoziale avviata a seguito del provvedimento del settembre 2016, nel mese di aprile 2018 Aspen e AIFA hanno raggiunto un nuovo accordo finalizzato alla definizione dei prezzi dei farmaci antitumorali. Preso atto che si tratta di prezzi definiti sulla base della regolazione vigente e che l’applicazione di tali prezzi avrà efficacia retroattiva a partire dalla data in cui è stata accertata la natura abusiva dei vecchi prezzi (29 settembre 2016), l’Autorità ha quindi deciso di chiudere il procedimento e accertare l’ottemperanza del gruppo Aspen alla sua decisione.

Roma, 5 luglio 2018

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Salute

Slime cancerogeni Basta rischi per i bambini. MDC presenta un esposto in Procura

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Il 13 giugno sul sito del Ministero della salute è stato pubblicato un comunicato  – ripreso dai principali organi di stampa nazionali – con cui è stato disposto il ritiro dal commercio del giocattolo “Slime“ del marchio Every srl,  prodotto in Cina, in quanto pericoloso per la salute dei bambini, ed a rischio  “chimico/cancerogeno.

Di tale prodotto, già con  nota dello stesso Ministero della Salute,  Prot. 0015058 del 21/05/2018,  era stata vietata la vendita a durata illimitata:  ciononostante,  alcuni barattoli sarebbero stati comunque venduti.

Lo slime, letteralmente melma, è un gioco per bambini che se maneggiato a lungo, potrebbe sprigionare  sostanze pericolose capaci di provocare allergie e problemi alle vie respiratorie.

 

Dai test effettuati presso un laboratorio certificato MTC INTERCERT, su richiesta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli-Ufficio delle Dogane Milano 3, infatti, è stata rilevata la presenza di Boro e Cromo VI superiore ai limiti previsti dalla UNI EN 71-3 Cat.

Già l’ANSES francese aveva messo in allarme i consumatori spiegando che per rendere l’impasto più morbido, spesso si aggiunge allo slime un sostanza tossica, il più delle volte acido borico o suoi derivati, e che la manipolazione regolare da parte dei bambini può comportare  rischi “per la fertilità e lo sviluppo embrio-fetale”.

 

<<È l’ennesimo caso di giochi pericolosi per bambini messi in commercio senza cautele ed i doverosi controlli preventivi>> ha dichiarato il Presidente Nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo.

 

L’associazione di consumatori attiva da anni su giochi e tutela dei minori, ricorda lotti ritirati dal Ministero  riguardano tre diversi prodotti: Barrel-O-Slime, Every Noise, Putty e riportano in etichetta  i seguenti codici a barre:

  • Codice a barre 94199019090 07 (codice AZ900);
  • Codice a barre 94199019090 14(codice AZ901);
  • Codice a barre 9419901 9900 05 (codice AZ900P);
  • Codice a barre 94199019090 21 (codice AZ902)

Come si evince dai dati riportati l’uso, sprigionando sostanze tossiche, può comportare gravi danni fino al rischio di sviluppare patologie cancerogene.

In ragione della gravità dei fatti e dell’importanza del bene tutelato, nonché della categoria di soggetti coinvolti dalla messa in commercio e dal conseguente uso di tali prodotti,  il Movimento Difesa del Cittadino, attraverso l’Avv. Irene Coppola,  ha presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Roma chiedendo ai magistrati di avviare le opportune indagini e di valutare la sussistenza di ipotesi delittuose riconducibili  ai reati di immissione nel mercato di prodotti pericolosi.

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Salute

Consumatori a favore della legalizzazione della cannabis. Prepareremo un testo di legge

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Luigi Gabriele: “Lavoreremo a un testo di legge per la legalizzazione integrale ”

In seguito al parere del Consiglio Superiore della Sanità, che ha dichiarato come, per un principio di precauzione e tutela dei consumatori, la vendita di cannabis light debba essere vietata in Italia, ora la decisione di rendere illegale l’erba light spetta al Ministero della Salute.
“Dopo quest’ennesima dichiarazione dei burocrati, che si opposero già al commercio delle sigarette elettroniche nella precedente legislatura, adesso c’è l’intenzione seria di distruggere le nuove attività sorte in questi mesi sull’erba light – ha dichiarato il Responsabile Affari istituzionali di CODICI Luigi Gabriele – non curandosi delle centinaia di migliaia di posti di lavoro che metteranno a repentaglio con un tratto di penna. Per colpa di questa lentezza dell’organizzazione dello Stato sul tema– conclude il Responsabile Affari istituzionali di CODICI –  oggi gli italiani sono costretti a rivolgersi a mercati criminali, per l’utilizzo di tali sostanze con gravissimi danni per la loro salute”.
Se la questione venisse disciplinata si potrebbe riportare l’ordine pubblico nelle piazze, dove avviene lo spaccio; inoltre, una disciplina in materia potrebbe tutelare la salute dei consumatori.
L’utilizzo di cannabis è una tematica che non riguarda solo i giovanissimi, ma è un’abitudine comune tra gli adolescenti, come fra le persone adulte.
Il limite di Thc previsto dalla legge (0,2-0,6%) viene definito nel parere del Consiglio Superiore di Sanità «non trascurabile», nonostante il legislatore abbia posto dei limiti, basandosi su altrettanti pareri di istituti come il CSS. Pertanto ci chiediamo come mai ad oggi il CSS definisca pericoloso l’utilizzo di cannabis light in tali concentrazioni.
Appare aberrante il concetto secondo il quale gli effetti psicotropi possono comunque prodursi, magari aumentando le dosi. Altra nota criticabile è quella riguardante proprio la diffusione del consumo: secondo il CSS l’utilizzo «al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che possa produrre» deve essere impedito. Tale affermazione applicata a qualsiasi prodotto ne potrebbe conseguire il ritiro dal mercato, perciò viene ritenuta dall’Associazione CODICI opinabile.
“Come Associazione a difesa dei Consumatori  – ha concluso Luigi Gabriele – seguiamo da vicino questo dibattito e intercettiamo i nuovi trend, pertanto ci occuperemo di redigere un testo di legge che sia equo, corretto, a tutela dei cittadini tutti e abbia finalmente il coraggio di affrontare, anche in Italia, un tema che a livello mondiale sta andando nella direzione della piena legalizzazione, visti i benefici sul piano dell’ordine pubblico, del mercato e soprattutto per la salute dei consumatori”.

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